Fra Angelo Preda

«Stare sotto lo sguardo di Dio per accogliere e donare un frammento di divino»

La scheda

Fra Angelo Preda nasce il 21 giugno 1965 a Bergamo da papà Ernesto di Ponte San Pietro e mamma Giuditta di Bergamo. Per questioni lavorative di papà, Angelo trascorre i primi anni dell’infanzia a Vaprio D’Adda, un piccolo paese in provincia di Milano. All’età di 13 anni la famiglia approda a Seriate e qui Angelo frequenta la seconda e terza media. Inizia gli studi superiori presso l’Istituto per Geometri Giacomo Quarenghi a Bergamo. Terminato il servizio militare a Merano nel Corpo degli Alpini si laurea presso la Facoltà di Architettura a Milano per poi intraprendere una breve esperienza lavorativa prima di entrare in convento. Era il 1995. Il primo anno di pre-noviziato lo trascorre a Vercelli, poi l’anno di noviziato a Chieri, quindi inizia gli studi a Bologna, Napoli e Milano.

Il 18 settembre 2004 viene ordinato sacerdote a Bergamo nella chiesa di San Bartolomeo per “gran concessione” del vescovo Amadei perché non era mai successo che un sacerdote domenicano venisse ordinato proprio nella chiesa dei frati predicatori a Bergamo. Viene ordinato da Sua Eminenza il Cardinale Georges Maria Cottier, un frate domenicano svizzero, nominato da Papa Giovanni Paolo II “Teologo della Casa Pontificia” nel 1989 e da diversi anni braccio destro dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger.

Fra Angelo, quand’era ancora un frate in formazione, ebbe l’occasione di conoscere fra Georges e rimase così colpito da quella figura umile, semplice, umana, attenta, accogliente e nello stesso tempo con un profondo bagaglio e pensiero teologico che ne rimase colpito e legato con profonda amicizia e stima.

Il 7 ottobre 2003 Fra Georges Cottier viene nominato Arcivescovo da Papa Giovanni Paolo II, consacrato Arcivescovo il 20 ottobre 2003, e creato Cardinale il 21 ottobre 2003.

«Mi ricordo che fra Georges accolse con trepidazione e grande stupore il desiderio del Papa. Ovviamente, non aveva un anello, una mitria, un pastorale, e fu un’avventura andare alla ricerca di questi “strumenti” in così poco tempo. “ Chiesi che fosse lui a ordinarmi diacono, ma gli impegni precedentemente presi gli resero impossibile accogliere la mia richiesta”. Quanta fatica e “difficoltà” ad entrare in questo nuovo “ruolo” e come era “impacciato” nel muoversi con tutti questi “arnesi”. Ma lui sorrideva».

«Però strappai una promessa al nuovo Cardinale. Gli chiesi “almeno” di ordinarmi sacerdote. Mi rispose che non sapeva nemmeno da dove iniziare, se fosse stato in grado e che non l’aveva mai fatto. E io prontamente risposi “Ti basti la mia grazia. Sarò il suo primo sacerdote”. Accettò. Fu una grande gioia».

Cogliendo l’occasione della venuta a Bergamo del teologo del papa, anche l’Eco di Bergamo gli dedicò un servizio speciale con tanto di intervista nella quale al cardinale e teologo della Casa Pontificia venne chiesto se poteva correggere il Papa e quante volte lo aveva fatto. Lui rispose «Io non posso correggere colui che non può essere corretto». Ancor oggi l’allora neosacerdote ricorda con gioia e affetto quel giorno e l’umile presenza del confratello, amico e cardinale.

Dopo l’ordinazione Fra Angelo ritorna a Milano nella Curia Provincializia per rimanevi due anni fino al trasferimento a Venezia dove fu nominato dal Patriarca Scola, parroco della Basilica domenicana dei Santi Giovanni e Paolo per rimanervi 11 anni. Venne in seguito assegnato nel Convento di Chieri in provincia di Torino ed eletto priore. Nel frattempo continuava la sua missione di Promotore della Pastorale Giovanile per la provincia religiosa dei frati Predicatori del Nord Italia e Responsabile del Centro di raccolta Fondi per il sostentamento dei frati studenti in formazione.

Al termine del capitolo provinciale dei frati della Provincia san Domenico in Italia (che comprende tutto il nord Italia e le Marche), svoltosi a Luglio 2021 a Bologna, il priore provinciale gli chiede il trasferimento nella Comunità domenicana di Bergamo. A metà ottobre giunge a Bergamo e dopo qualche giorno la comunità dei frati lo elegge priore (è questo l’iter che trova le sue radici nella tradizione domenicana e nelle Costituzioni e Leggi , che ogni comunità elegga il proprio priore), poi confermato dal Priore Provinciale. Una carica di tre anni.

Quindi fino al 29 settembre 2024 sarà Priore del Convento dei Frati Predicatori dei Santi Bartolomeo e Stefano in Bergamo.

 

Cosa ci stavi a fare a Seriate?

Sono arrivato definitivamente a Seriate quando avevo 13 anni. Abitavano dei parenti da parte di mamma e io con la mia famiglia spesso si veniva a Seriate a trovarli, anche perché vi abitava la nonna Ida, e quindi posso dire che fin da adolescente ho frequentato Seriate. Poi, avendo altri parenti a Ponte San Pietro, ho vissuto anche questa realtà. Con la famiglia si andava a trovare le nonne di Seriate e di Ponte San Pietro e quindi partecipavo alla messa o a Ponte San Pietro o a Seriate. Non ho frequentato la parrocchia di Seriate anche se sono rimasto ovviamente unito ad essa. Ricordo che quando ho chiesto di essere accolto tra i frati domenicani, l’allora don Ferdinando mi disse «ci siamo lasciati sfuggire un sacerdote»…e io risposi «però la comunità ha acquistato un frate predicatore». Però era molto contento e mi ha accompagnato sempre con la sua preghiera e spesso mi ricordava…la preghiera della tua Comunità. E così mi sono sempre sentito strettamente unito alla Comunità di Seriate, ai suoi parroci e sacerdoti. Ho cercato di essere presente alle feste patronali, anche se non sempre sono riuscito, ma ora, essendo a Bergamo, ho una ragione in più per non mancare.

 

E per quanto riguarda la tua vocazione …?

Ho iniziato, nel novembre 1992, a frequentare un po’ la Comunità Giovanile di San Bartolomeo dove, a quel tempo, c’era un bel gruppo di giovani universitari e lavoratori. Ci si incontrava in molti, arrivando anche a 40/50 giovani, non solo provenienti da Bergamo, ma anche dai paesi limitrofi. Per me fu facile inserirmi. Gli incontri avvenivano tutte le settimane con momenti di formazione e di preghiera. Poi il sabato sera per eventi conviviali a casa di qualche Sambaiolo oppure nei locali del convento e la giornata della domenica e week end era spesso dedicata alle gite fuori porta, ai ritiri o agli esercizi spirituali. Tutto (quello lecito ovviamente) si poteva fare ma con l’impegno di rientrare a San Bartolomeo per la celebrazione festiva delle ore 19.30. In quel periodo c’erano anche altri gruppi di preghiera oltre alle fraternità laiche domenicane che fanno parte in modo più stretto della famiglia domenicana. Questa esperienza di amicizia, fraternità, accoglienza ha segnato, possiamo dire, il culmine della mia vocazione, è riuscita a schiarirmi definitivamente le idee e a decidere di rispondere alla chiamata del Signore sulle orme di San Domenico.

Purtroppo o per fortuna, ma queste sono le vie del Signore, non frequentando da adolescente alcuna comunità, alcuna esperienza, nessuna parrocchia in particolare, ho fatto un poco di fatica a discernere la mia vocazione, cosa che però ho recuperato da giovane: conosciuti i nuovi amici e i frati con cui poter camminare, nel maggio del 1995 ero “pronto” per il grande passo ed entrare in  convento.

Ripensando alla mia esperienza, avendo provato sulla mia pelle, ritengo molto importante che le comunità parrocchiali, i religiosi e le religiose diano la possibilità ai giovani e ai ragazzi di incontrare la Comunità dove poter stare, crescere, discernere e tentare almeno di capire qual è loro chiamata, il motivo per cui Dio li ha messi al mondo, la loro vocazione.

Da Napoli a Venezia a Torino…purtroppo ho notato alcune volte la poca disponibilità e desiderio di figure, come il cappellano o del curato, ma anche e forse soprattutto di figure laiche “sane”, e penso a uomini, donne, papà, e mamme, giovani e ragazzi disponibili a stare vicino, in modo particolare agli altri. Purtroppo oggi i pochi laici realmente impegnati hanno in maggioranza una famiglia, gli impegni lavorativi e diventa giustamente e ovviamente difficile poter donare tutto e tanto tempo.

Nei gruppi che ho frequentato ci dicevano «noi facciamo le cose che fanno tutti ma in modo diverso» ed è assolutamente vero. Andavamo a mangiar la pizza in compagnia, in vacanza, le gite fuori porta, ma c’era uno stile diverso, oserei dire, divino, nello stare insieme rispetto ad altre realtà che facevano le stesse identiche cose, ma in cui “mancava” la Presenza. Per questo credo sia importante che la Chiesa ritorni a coltivare e educare la parte spirituale dell’uomo e lasciare ad altre organizzazioni quello che spetta a loro, anche perché in genere hanno più forza, creatività, possibilità di noi… e va benissimo così. Ognuno faccia il suo.

Molti si lamentano dicendo che una volta tutti si andava in oratorio e oggi no … però forse, dimenticano che non c’era nient’altro o poco! Andavi al cinema dell’oratorio perché era l’unico luogo in cui trasmettevano un film. Oggi non è più così, oggi ci sono infinite possibilità per un adolescente e giovane. Quindi, noi dobbiamo ritornare, o meglio, continuare a essere attraenti per quella “zona” spirituale dell’uomo, perché quella non ce la può levare nessuno, solo Lui ha parole di Vita Eterna.

Dico questo perché mi è sempre piaciuta una frase di Benedetto XVI quando diceva che “l’evangelizzazione non avviene per proselitismo ma per attrazione”. Ecco, un segreto semplice, se vogliamo leggero e agile, ma è quello che ci chiede anche e soprattutto oggi il Signore. Noi dobbiamo diventare ancora e sempre più “attraenti”. Vedendo i cristiani, anche i fratelli più lontani dovrebbero porsi delle domande …: “cosa c’è di diverso in loro?”.

E noi cosa abbiamo di “diverso” da offrire?  Mi domando spesso…come provocazione…Perché oggi un adolescente, un giovane dovrebbe seguire il Signore e la sua Chiesa?

E qui subentra la bellezza dello STARE, dell’accompagnamento, della presenza anche se non si tratta, come si dice sempre, di fare chissà che cosa, (quello potrebbe avvenire successivamente) ma semplicemente di far passare, o meglio, mi piace dire…imparare ancora a raccontare all’uomo di questo tempo le meraviglie che Dio ha compiuto in me e sta compiendo in te. Far sperimentare quell’Incontro che ognuno di noi quotidianamente “tenta” di fare. Il problema forse è che non abbiamo lo sguardo in comunione con Lui per accorgerci. Insomma ci è data una bella e meravigliosa opportunità.

 

Chi è fra Angelo e per cosa ti batti?

Come nuovo priore dovrò animare innanzitutto la mia comunità religiosa e poi i fedeli che frequentano San Bartolomeo, caratterizzata ovviamente dalla spiritualità domenicana accolta nel carisma del Santo Padre Domenico: studio, preghiera, vita comune, obbedienza, comunione e passione per l’uomo, insomma la Predicazione per la salvezza delle anime.

“Mi batterò”, o meglio mi donerò, come frate domenicano insieme alla comunità dei frati che si è rinnovata dopo alcuni anni, a tentare di far di San Bartolomeo innanzitutto un luogo di preghiera, accoglienza e cultura, per di più nel centro della città. Il mio sogno è che in questi anni il San Bartolomeo torni ad essere il luogo spirituale che ho lasciato 27 anni fa … e perché no, magari come centro d’incontro spirituale per giovani, senza nulla togliere ai gruppi delle altre parrocchie, ma anzi collaborando con esse e mantenendo ciascuno il proprio carisma.

Faremo delle proposte, cercheremo di intercettare la domanda del pellegrino e del mendicante, del viandante e del residente, di chi è vicino alla Chiesa e soprattutto di chi è lontano o si sente lontano, e forse non vede l’ora di incontrare qualcuno che non solo gli parli, ma che lo aiuti ad accorgersi della Presenza di Dio nella nostra quotidiana ordinarietà. E per far questo, ci occuperemo anche del Centro Culturale, luogo di formazione a tutto coro, a tutto campo, addirittura uno dei primi della città, che proprio in questi anni ha compiuto 50 anni dalla fondazione..

Inoltre, Il San Bartolomeo (anche se in centro e vicino a noi ci sono i frati cappuccini, i preti del Sacro Cuore, e i sacerdoti nella Chiesa di san Marco) è tradizionalmente riconosciuto come il luogo in cui i frati (di manica larga!) sono disponibili tutti i giorni ad ascoltare le confessioni dei fedeli, ovviamente festivi compresi.

Un sacramento come sappiamo abbastanza in crisi, sia nella frequentazione sia nella “materia”, ma oserei dire che non possiamo dare la “colpa” solo ai fedeli…infatti ancora oggi purtroppo spesso i sacerdoti continuano ad essere disponibili per l’ascolto delle confessioni in orari…da pensionati o impossibili per un lavoratore e uno studente.

Per questo motivo con l’inizio del nuovo anno liturgico, in avvento, apriremo la chiesa in orario serale. Un giorno alla settimana, il giovedì dalle 21 alle 22, per dare la possibilità di pregare nella Casa del Padre, ma soprattutto con la possibilità di accostarsi al sacramento della riconciliazione e termineremo alle 21.45 con il canto di Compieta.

Inoltre, apriremo la chiesa in orario serale anche tutti i martedì alle ore 21.00 per una celebrazione eucaristica conventuale.

Sappiamo come talvolta si confonda tradizione con abitudine e l’offerta delle parrocchie concretamente va oltre l’abbondanza per abitudini acquisite e “guai a chi le tocca”, salvo poi rendersi conto che si celebrano eucarestie con pochissimi fedeli in orari da… “pensionati”.

 

“Contemplata aliis tradere” (trasmettere agli altri ciò che si è contemplato) è un po’ il motto dell’Ordine dei Frati Predicatori, secondo la frase di San Tommaso D’Aquino.

Stando nel solco della tradizione e attualità, i domenicani nel 1200 giungono nel cuore di questa città per predicare il Vangelo. Anzi, è la città che poi cresce attorno a voi. Questa intuizione antica è ancora valida, oppure il collocarsi di un Ordine religioso e storico come il vostro deve intraprendere altre vie?

Un personaggio della Chiesa disse che l’ordine domenicano, ossia quello dei frati predicatori, non sarebbe mai morto perché la predicazione sarà sempre necessaria…ci sarà sempre qualcuno al mondo che ci racconterà cosa è successo prima della nostra venuta e la Misericordia del Padre.

Infatti mentre alcuni istituti religiosi dediti magari all’apostolato negli ospedali, alla formazione delle giovani generazioni, agli asili fanno oggi fatica a trovare un nuovo modo di presenza nel contesto attuale, (almeno in Italia e Europa) il contenuto e, oserei dire, la modalità della predicazione non cambierà mai. Del resto lo stesso Figlio di Dio, camminava e raccontava la Misericordia del Padre, senza far organizzare incontri o eventi dagli Apostoli.

Tutti, nel battesimo, diventiamo testimoni e annunciatori. Bisogna tornare a raccontare… per rievangelizzare gli stessi battezzati e accogliere i nuovi cercatori di Dio…dobbiamo “impegnarci” e capire che un uomo, un cristiano, un battezzato, un cattolico, soprattutto nella sua famiglia e nel suo ambiente di lavoro è, e deve essere, un predicatore e può e deve “mettere in circolo l’amore” e la misericordia del Padre, che solo lui in quel momento, in quell’oggi, in quel determinato incontro con quella persona, può far circolare, ovviamente con la grazia di Dio.

Torniamo al discorso della preghiera. Se una persona entra in chiesa e vede una comunità che prega, che si rivolge a Dio, che ascolta insieme, che è in comunione… secondo me, abbiamo già compiuto una grande opera. Un Cardinale, in un incontro di formazione, rivolgendosi ai sacerdoti, disse: «…ma un pagano, che per caso, capitasse in una chiesa durante le nostre liturgie…secondo voi, sarebbe attratto da quello che stiamo celebrando e vivendo?». Interessante.

 

Da dove potrebbe iniziare, secondo te, una pastorale per le famiglie?

Come ho detto sopra, bisogna imparare a raccontare…non ci sono più genitori (o sono pochi) che raccontano… ci sono pochi nonni che raccontano (pensate alla loro importanza nel trasmettere la fede), insomma facciamo fatica a raccontare, a raccontarci e purtroppo anche in famiglia. La famiglia è il nucleo fondamentale, unico e centrale della nostra società. Un poco, mi sia permesso un paragone come l’Eucarestia “centro e culmine”. Centro, ossia punto focale…ma anche culmine, ossia che c’è un cammino da fare.

Per una pastorale delle famiglie io inizierei semplicemente cercando di conoscere chi mi sta intorno. La benedizione delle famiglie può essere una modalità, ma anche di tutti i luoghi in cui uno vive, lavora, studia, gioca, si diverte.

Questo può essere e diventare l’inizio di una possibilità di incontro, di possibile conoscenza, di disponibilità. È importante. Un poco alla volta, e senza la pretesa di “passare in tutte le vie” solo durante il tempo di avvento o pasquale. C’è tempo.

Poi inviterei ad una celebrazione eucaristica, che sia accogliente e in cui tutti possano essere e sentirsi coinvolti. Poi, senza inventare altre modalità, ci potrebbero essere i “classici” incontri che fanno parte di un cammino di formazione. Soprattutto sarebbe bello, anche se difficile e impegnativo, che qualche famiglia, in una comunità, potesse incontrare altre coppie, altre famiglie, addirittura in casa loro. Sembra che si sia perso il gusto dell’incontro nelle case, e allora ci siamo ridotti a fare tutto nei locali della parrocchia.

 

Le fragilità sono un tema che anche il poeta Franco Arminio ha toccato nel recente incontro organizzato da Il Greto a Seriate. Lesperienza di vivere come fratelli anche tra residenti di grandi città è una utopia o può essere vissuta?

Siamo “obbligati” a viverla perché nessuno di noi è perfetto. Siamo sulla strada della perfezione dove tutti siamo in cammino ma anche fragili. Ma essere fragili è qualcosa di bello e positivo perché ci mette nella condizione di dover dipendere da chi mi sta accanto, dal fratello, da chi incontro. Dobbiamo imparare ad essere persone che si riconoscono fragili, disponibili all’accoglienza della fragilità degli altri, ma anche della nostra. L’altro è figlio di Dio, anche se non lo sa. Credo che il bello di poter predicare la realtà della Buona Novella è, infatti, pensare e considerare che tutti siamo veramente e realmente figli di Dio…anche quelli che non l’hanno ancora Riconosciuto. Dobbiamo imparare a vedere, contemplare e ringraziare di tutto…con lo sguardo di Dio.

Così facendo si cresce anche nella relazione fraterna con l’altro.

 

Larte e la comunicazione cosa deve trasmettere per avvicinare uomini distratti di oggi?

L’arte rimane uno degli elementi più importanti della predicazione. Antico come il cucu. Pensate ai misteri del rosario, alle vie crucis, alle pale degli altari, ai vari quadri e affreschi presenti nelle nostre chiese. Predicare con l’arte ti permette di avvicinare le persone non solo facendo un discorso storico, culturale, sociale, politico, ma anche e soprattutto spirituale. Attraverso la visita in una chiesa, per esempio si può fare una meravigliosa e gioiosa catechesi. Del resto… attraverso l’arte i nostri avi ci hanno trasmesso la fede. Noi italiani siamo veramente fortunati. Siamo circondati, soprattutto nelle nostre chiese. In modo particolare la predicazione attraverso l’arte l’ho sperimentata durante la mia permanenza a Venezia dove, nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, ho avuto l’opportunità meravigliosa di grandi predicazioni nel vero senso teologico, spiegando e facendo entrare i fedeli visitatori e turisti nel Mistero di Dio attraverso la descrizione di quello che loro (e non solo io) vedevano.

 

Chi sono i morti nella teca dell’altare laterale della vostra chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano?

Sono santi domenicani. Come tradizione in molte chiese lombarde, anche noi in occasione dell’ottavario dei defunti, abbiamo esposto le reliquie dei nostri Santi.

E ci fa bene vedere i resti mortali per ricordare che siamo polvere…delicata e importante agli occhi di Dio…ma sempre polvere e questo forse potrebbe aiutarci a ricordare che il tempo che abbiamo a disposizione in questo mondo…non è “eterno”.

Un vecchio frate diceva che siamo stati voluti per il Paradiso, forse a noi il compito arduo di crederci veramente.

Abbiamo un tempo in questo mondo che è limitato e dobbiamo sfruttarlo in pienezza, o almeno tentare di farlo con la grazia di Dio e nel miglior modo umano possibile. Ma solo se guardiamo il frammento con lo sguardo di Dio riusciamo a comprendere il tutto… . Buon cammino e a presto.

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