Consiglio Pastorale del 20.01.2025
In data lunedì 20 gennaio, alle ore 20.45, il Consiglio pastorale si è riunito presso la sala mons. Cortinovis.
Presenti: don Mario Carminati, don Leonardo Zenoni, don Fabiano Finazzi, don Alberto Varinelli, don Mirco Perletti, don Marcello Bonanomi, don Vladimir Kolupaev, sig. Carlo Cancelli, suor Laura Lazzaroni, sig. Pierangelo Algeri, sig.ra Alessandra Rossoni, sig. Virgilio Fornoni, sig. Riccardo Lussana, sig.ra Barbara Rubbi, sig. Giovanni Stucchi, sig.ra Michela Campana, sig. Alessandro Oldoni, sig.ra Barbara Leonardi, sig. Diego Carminati, sig.ra Gina Amigoni, sig. Simone Chiodini, sig. Luca De Filippo.
Assenti: don Denis Kouadio, sig. Fausto Duca, sig.ra Valentina Giudici
Segretario verbalizzatore: sig. Simone Chiodini
La seduta si apre alle ore 20.48 con la Preghiera sul tema della speranza presieduta da don Mario Carminati.
Don Mario: Lascia le prime impressioni e fa un riepilogo sul tema della famiglia trattato la scorsa volta. Sono emerse alcune fatiche in merito al tema, con alcune perplessità a riguardo. La realtà della famiglia è fondamentale per una comunità, ma è difficile pensare alla proposta FxF. Bisogna però avere maggiore attenzione nei confronti della famiglia, sfruttando per esempio alcune iniziative suggerite. Tra queste possiamo ricordare la celebrazione svolta a Paderno durante le festività natalizie (con un buon numero di famiglie presenti); il pellegrinaggio diocesano a Roma e l’ultimo dell’anno in oratorio con la proposta familiare.
Sicuramente è positiva la presenza di alcune coppie all’interno del Consiglio Pastorale per tenere viva l’attenzione sul tema delle famiglie.
Si passa poi al tema all’ordine del giorno, che prevede una revisione della catechesi, con particolare attenzione alla proposta mensile.
Illustrazione del progetto e di come nasce, per capire di cosa si parla davvero nel concreto. Quando c’era ancora don Marco Giudici come curato dell’oratorio (circa 7-8 anni fa) ci si è accorti che si stava buttando via il tempo con i ragazzi e con le famiglie, e che in relazione alla quantità di tempo speso non si ottenevano risultati positivi.
Si è dunque svolto un forum aperto a tutti anche in presenza di un sociologo per cercare di capire se fosse possibile un altro modello di catechesi. Quando si fa riferimento a questa catechesi infatti bisogna tenere conto che va avanti in questa modalità da circa 100 anni. La domanda che ci si è posti è “Su cosa bisognerebbe cercare di puntare per provare a cambiare la catechesi?” Basandosi anche su esperimenti precedenti provati nella parrocchia di Celadina si è deciso di lavorare con un gruppo ristretto di laici e preti che progettasse due piste differenti per la catechesi: una catechesi più ordinaria di un’ora o poco più ogni quindici giorni e una proposta di catechesi mensile che prevede nel cammino la presenza di tutta la famiglia.
Mentre il quindicinale era ancora la stessa modalità con l’inserto di qualche esperienza più attiva, il mensile comportava il catechismo tramite la forma del laboratorio. Le proposte sono state poi illustrate alle varie famiglie della comunità durante una riunione al cineteatro Gavazzeni (quasi 500 persone).
Nel 2018/19 la proposta è partita con circa quaranta famiglie, e a seguito dell’interruzione forzata nel periodo Covid, è stata riproposta a partire dal 2022. Attualmente si parla di un’esperienza che coinvolge 18 famiglie nel biennio 4°-5° elementare e 13 famiglie nel percorso 1°-2° media. Importante è capire che cosa c’è di diverso fra un modello catechistico e l’altro. Chi partecipa al quindicinale va incontro a una presenza dei genitori più carente (nonostante qualche piacevole sorpresa che fa da eccezione).
D’altra parte, il percorso del mensile nasce seguendo uno schema ben definito: momento iniziale di preghiera insieme, divisione adulti (con il sacerdote) e ragazzi che lavorano sullo stesso tema, partecipazione alla santa messa, pranzo insieme, momento finale con la divisione genitori-ragazzi nel pomeriggio.
Per ognuno di questi momenti è previsto un lavoro in forma di laboratorio.
L’intento con cui nasce è quello di permettere ai genitori di sperimentare, mettersi in gioco e confrontarsi con altre realtà. Stanno però emergendo alcune difficoltà nel percorso, non solo a livello di finalità. Non tutti i genitori possono parlare di determinati temi per una giornata intera, anche se questa esperienza permette a una semplice giornata al mese di far maturare consapevolezze sulla fede e sulla comunità in maniera sensata e differente.
Sarebbe inoltre utile riuscire a coinvolgere la comunità in maniera produttiva: dal semplice cucinare per il pranzo, al preparare la celebrazione. Il vero intento del mensile che era stato pensato già negli anni precedenti era quello di far vivere una momento familiare a quelle famiglie che avevano optato per questa esperienza forte.
Per tale motivo il vescovo, consapevole che per alcuni tratti la nostra comunità è unica nel panorama bergamasco, ha chiesto di fare una verifica della catechesi per cercare di capire come sta andando.
Sig.ra Alessandra Rossoni: Ma per chi segue la catechesi quindicinale ci sono incontri per genitori?
Sig.ra Barbara Rubbi: Sì, ce ne sono due all’anno; anche se i genitori sono numerosi solo al primo incontro.
Portando l’esperienza da genitore afferma che la catechesi quindicinale è bella e comoda anche a livello organizzativo. Sentendo tante famiglie in merito al mensile, per quanto sia bello come percorso, emerge però come meno comodo da organizzare. Pensando alla messa delle 11.30, che dovrebbe essere quella per le famiglie, ci si accorge che sono sempre le stesse poche famiglie quelle presenti e che quindi, la dimensione familiare di cui tanto si parla è assente. Il sentore è che la messa e il catechismo siano poste dietro ad altre cose come lo sport.
Sig.ra Barbara Leonardi: Porta la propria esperienza, raccontando che come famiglia avevano deciso di abbracciare la proposta 7 anni fa per la catechesi del figlio. Prima dell’esperienza del mensile seguita da don Marcello, come gruppo di famiglie ci era potuti sperimentare con una sorta di catechesi a rotazione da parte dei genitori che in assenza di un catechista (a Comonte con don Giulio) progettava e dirigeva gli incontri dei bambini di quella classe. Quando è arrivata la proposta del mensile la preoccupazione iniziale era in merito al tempo, ma l’esperienza è risultata molto positiva anche dal punto di vista laboratoriale. Ha forse aiutato anche il fatto di avere una gruppo di famiglie molto interessato e che aveva capito appieno la finalità del mensile.
L’anno successivo (in quarta elementare) è stato meno laboratoriale perché don Luca aveva un’impostazione meno pratica e più alta a livello contenutistico. Sebbene a qualcuno sia piaciuto, qualche famiglia ha riscontrato qualche fatica. La parte conviviale invece, è stata molto positiva anche perché ben organizzata e partecipata. Se si pensa invece alla catechesi quindicinale oggi l’immagine che viene in mente è quella del rincorrere le famiglie, che andrebbero accudite e accompagnate. Per fare questo però ci sarebbe bisogno di maggiore tempo, che purtroppo a oggi non tutti i catechisti hanno la possibilità di mettere a disposizione. Le famiglie andrebbero intercettate una a una, ma questo non è possibile perché manca tempo e perché molte famiglie terminata la messa nemmeno si fermano.
In conclusione il pensiero è che questi bambini andrebbero visti probabilmente ogni domenica, ma al momento questo non sarebbe possibile per una questione di tempo.
Don Mario: E’ importante soffermarsi sulle due motivazioni per cui si è deciso di far saltare la cadenza settimanale della catechesi. Il primo motivo ha come obiettivo quello di far crollare il concetto di catechesi come scuola. La seconda motivazione invece riguarda la realtà di genitori che stanno alle spalle dei bambini, che in questo momento non sarebbe in grado di reggere un ritmo settimanale.
Per questo quindi va messo in discussione e bisogna cercare di capire cosa si intende quando parliamo di ‘catechesi’. Non possiamo pensare che la catechesi sia un “far imparare qualcosa ai ragazzi a tutti i costi”; quella è la catechesi di qualche anno fa della domanda e risposta. L’obiettivo della catechesi di otto anni quale deve essere? Che i bambini sappiano i comandamenti che tanto dimenticano il giorno dopo?
L’obiettivo sarebbe davvero raggiunto nel momento in cui un bambino alla fine degli otto anni possa dire al proprio catechista: “Che bello che è stato, ho vissuto un’esperienza di Chiesa”.
Sig.ra Alessandra Rossoni: Riflessione fatta da chi parla senza essere nè mamma nè catechista. In base a quanto stasera, l’impressione è che il quindicinale dia meno possibilità di creare relazioni con e tra i bambini.
Sig.ra Michela Campana: Riporta l’esperienza personale di catechesi quindicinale sulle medie, che è stata faticosa (anche a causa di numeri elevati e di pochi incontri durante l’anno). I ragazzi iniziano ad aprirsi e a farsi conoscere solo verso la fine, mostrando i loro interessi e le loro passioni, che non permettono quindi di creare buone relazioni da subito. Inoltre, qualsiasi appuntamento proposto extra calendario non permette di avere sempre una buona presenza. Sul quindicinale rimane qualche dubbio perché il catechista deve investire tanto a livello di tempo, che non sempre c’è. Sulle famiglie invece, il problema è stato riscontrato in quelle famiglie che non si lasciavano coinvolgere in nessun modo.
E’ vero che il quindicinale non sia da paragonare alla scuola, ma viene visto lo stesso come una scuola. Non si riescono a creare relazioni con i ragazzi, a differenza di quanto invece possa fare un’esperienza di maggiore coinvolgimento come quella del mensile.
Sig. Carlo Cancelli: Esperienza personale parlando da padre e condividendo quanto già stato detto sul quindicinale che è stato scelto fino a due anni fa (a causa del figlio che fa scout e che quindi rischia di mancare quell’unica volta al mese).
Sul quindicinale, il problema di associare alla scuola è più un problema che hanno i genitori che i ragazzi, mentre il problema del tempo che manca non è affatto da sottovalutare.
Sulla catechesi mensile, portando la propria esperienza insieme a don Alberto, si denota una buona partecipazione dei genitori nonostante qualche assenza.
Anche il metodo del laboratorio associato alla condivisione sta funzionando bene, soprattutto sentendo alcune famiglie per cui è importante condividere.
Le famiglie si stanno mettendo in gioco e questo permette a tutti di capire che le dinamiche sono diverse e varie. Il mensile è di sicuro una bella scelta anche in ottica futura, perché anche senza sapere quanto queste famiglie possano percepire almeno faranno un’esperienza di comunità.
Sig.ra Barbara Rubbi: Ripresa del tema trattato in precedenza in merito all’associazione scuola-catechesi, portando la propria esperienza da insegnante delle medie che si relaziona con i genitori. Anche per la catechesi, come a scuola, i genitori delegano. Con il passare degli anni i ragazzi vengono perché sono obbligati, bisognerebbe cercare di offrire loro più esperienze possibili affinchè restino loro. Sotto questo punto di vista il mensile risulta migliore perchè hanno maggiore possibilità di mettersi in gioco.
Sig. Luca De Filippo: Racconto della propria esperienza in merito alla catechesi soffermandosi sul percorso con gli adolescenti. Sicuramente il percorso è stato facilitato da preti che hanno seguito bene il percorso degli educatori, però quando si vuole parlare di fede ai ragazzi, loro sono sempre pronti ad ascoltare cosa tu vuoi raccontare loro.
Con i propri ragazzi c’è sempre stato un bel rapporto, ma è una sfida complicata. Varrebbe la pena insistere anche sulla partecipazione dei genitori, che sono i primi che andrebbero intercettati durante le celebrazioni e non solo. Questo anche perché i ragazzi aspettano la rilettura del Vangelo da noi e dai genitori, perché per loro è difficile. Per questo è importante come educatore la partecipazione alla celebrazione e la possibilità di avere una restituzione del Vangelo che lasci qualcosa.
Don Mario: L’esperienza del mensile è nata da una considerazione che in qualche modo si scontra anche con il quindicinale. Alla fine, l’esperienza dei ragazzi con la comunità non riguarda le formule che devono ricordarsi. Basti pensare al fatto che delle esperienze estive o dei campi invernali si ricordano, mentre delle formule o dei temi della catechesi no. Bisognerebbe provare a pensare che “quando parlo del mensile io parlo di qualcosa di bello dove parlo con la mia comunità”. Il mensile deve essere un’esperienza di comunità nella quale dire “La Chiesa è questa”.
Don Fabiano: Ringrazia per gli interventi fatti che denotano la passione per la catechesi e fa tre considerazioni. Prima cosa riguarda l’essere riusciti a sdoganare il fatto che la catechesi è la domenica, come se fossero quasi due comunità differenti. Anche perché va tenuto conto che anche le famiglie del mensile non vengono a messa tutte le domeniche. La questione della domenica la portiamo lì, tenendo conto però che il cristiano va a messa ogni domenica non è più scontato.
Secondo punto riguarda la catechesi quindicinale, dove la realtà che stiamo vedendo ci porta ad avere dei gruppi non omogenei (perché i ragazzi scelgono l’unico giorno in cui possono). Lì bisogna fare delle scelte forzate in base alla situazione, cercando di accogliere tutte le richieste che arrivano e mettendo “delle pezze” dove si riesce. La terza considerazione, parlando come prete, è la fortuna di stare in mezzo ad altre persone più o meno coetanee con cui parlare durante il mensile. L’esempio portato è quello di sei famiglie su tredici che già si conoscevano e che quindi hanno aiutato il gruppo.
Bisogna sempre ricordarsi che questo è un buon momento perché adesso a Seriate ci sono tanti preti e che quindi in futuro potrebbe essere richiesta una nuova formulazione. Inoltre è fondamentale capire che il mensile non ha come finalità quella di sfornare nuovi catechisti. Il mensile è una buona esperienza di famiglia, che però non andrà a risolvere la situazione dei futuri catechisti.
Don Mario: Quello di formare nuovi catechisti non è l’obiettivo, che invece rimane quello di riuscire a seminare qualcosa per la comunità nel giro di un percorso di tot anni. Se si ragiona in questi termini si possono portare avanti persone più motivate e più interessate verso la comunità.
Sig.ra Michela Campana: Nuovo aggancio al tema dei gruppi numerosi. Probabilmente andrà ripensato qualcosa o forse no,però allo stesso modo di come trova lo spazio per lo sport e altro, il genitore dovrebbe trovare lo spazio anche per la catechesi se vuole fare questo percorso cristiano.
Sig.ra Gina Amigoni: Proposta sul modello svolto da un asilo di Piacenza, che vede l’esperienza della catechesi tra bambini della scuola materna e persone anziane.
E’ un modo diverso di fare catechesi, dove questi anziani portano la loro esperienza di fede a questi bambini, che risulta interessante soprattutto se si pensa al fatto che a messa sono quasi tutti anziani. Si è sempre detto che i bambini sono quelli che assimilano di più, e in questo modo forse si potrebbe seminare di più.
(Di seguito il Link che parla di questa esperienza: https://www.nonsprecare.it/asilo-per-anziani-e-bambini-piacenza )
Sig. Giovanni Stucchi: Andrebbe visto bene se questa è una realtà ampia o meno.
Prossime sedute:
– Venerdì 28/02 presso l’Oratorio
– Lunedì 5/05 presso la sala Mons. Cortinovis
La seduta termina alle ore 22.31.


