Consiglio Pastorale del 11.11.2024
In data lunedì 11 novembre, alle ore 20.45, il Consiglio pastorale si è riunito presso sala Cortinovis
Presenti: don Mario Carminati, don Leonardo Zenoni, don Fabiano Finazzi, don Alberto Varinelli, don Mirco Perletti, don Denis Kouadio, don Vladimir Kolupaev, diac. Carlo Cancelli, suor Laura Lazzaroni, sig. Pierangelo Algeri, sig.ra Alessandra Rossoni, sig. Virgilio Fornoni, sig. Riccardo Lussana, sig. Fausto Duca, sig. Giovanni Stucchi, sig.ra Michela Campana, sig. Alessandro Oldoni, sig.ra Barbara Leonardi, sig. Diego Carminati, sig.ra Gina Amigoni, sig. Simone Chiodini, sig. Luca De Filippo.
Assenti giustificati: don Marcello Bonanomi, sig.ra Barbara Rubbi, sig.ra Valentina Giudici
Segretario verbalizzatore: sig. Luca De Filippo
La seduta si apre con la Preghiera per la famiglia di S. Giovanni Paolo II inerente al tema trattato all’interno della seduta.
Don Mario illustra e reintroduce il tema trattato per gli assenti della seduta precedente. Discussione a seguito della precedente presa visione da parte del consiglio del documento informativo del progetto diocesano “Famiglie per famiglie” (FxF).
Sig.ra Michela Campana: la proposta del progetto FxF proviene dal desiderio di dare uno stile familiare alla pastorale. Come famiglie di Seriate, consapevoli delle mutevoli dinamiche che caratterizzano la comunità, si propone l’idea di ripartire dallo stile familiare, vedendo le famiglie non solo come destinatarie, ma come protagoniste attive di quanto viene proposto.
L’esempio di questo progetto, avviato già tre anni fa in alcune parrocchie, ha come scopo quello di formare un gruppo di famiglie che, tramite ritrovi informali, condividano il proprio vissuto, inquadrino le necessità e le esigenze delle famiglie e le vadano a collocare all’interno delle dinamiche della comunità. L’obiettivo è quello di valorizzare il ruolo delle famiglie che, insieme ai sacerdoti, diventano corresponsabili nel diffondere il messaggio del Vangelo nella comunità.
Nella proposta del progetto sono previsti incontri di formazione per un gruppo eterogeneo di famiglie, per comprendere meglio le diverse esperienze e rispondere ai vari bisogni.
Attualmente 4/5 parrocchie hanno avviato iniziative simili sfruttando anche realtà già presenti all’interno della comunità e cercando di dare un taglio “familiare” all’annuncio del Vangelo.
Sig. Giovanni Stucchi: Cosa si intende con modalità familiare?
Sig.ra Michela Campana: Basandosi sugli ideali di accoglienza e aiuto reciproco, pensando alle esigenze di tutti, anche dal punto di vista delle celebrazioni.
Sig. Riccardo Lussana: Le premesse sono condivisibili quando si parla di raggiungere le famiglie in modo più efficace. Tuttavia la difficoltà starebbe nella formazione di un organismo di questo tipo, in termini di tempo e sforzo la proposta rischia di non essere efficace, inoltre c’è la possibilità di far passare/trasmettere una visione elitaria delle famiglie scelte per comporre l’equipe. Se la questione è portare le famiglie in parrocchia è bene ricordare che queste sono già inserite all’interno dei vari organismi della comunità. Il pericolo e quello di perdere un po’ l’obiettivo primario, quello della diffusione del Vangelo, e indirizzare gli sforzi nell’avviare la macchina di un nuovo organismo col rischio che quest’ultimo non sia realmente efficace finendo per ritrovarsi in riunioni non necessarie.
Sig.ra Michela Campana: L’idea è di slegare in modo informale questo gruppo dal consiglio pastorale, formando un “gruppo di pensiero” più che un organismo istituzionale, per fare focus sulle esigenze della comunità.
Sig. Riccardo Lussana: Proprio perché è informale si può attuare questa condivisione di pensiero in altre modalità. Che non necessiti la creazione di un “gruppo da zero” partendo dall’intervento del consiglio pastorale.
Sig.ra Sandra Rossoni: C’è già una presenza di gruppi famiglia all’interno della parrocchia, sfruttando questi ci si potrebbe aprire senza partire da zero? In che modo questo atteggiamento di apertura si potrebbe ricollegare a una liturgia con stile più familiare?
Don Mario Carminati: Di fondo c’è la necessità di una comunità con apertura allo stile familiare. Pensando a quanto fatto prima si è ragionato soprattutto sul singolo, sono state fatte riunioni per i papà separate dalle riunioni per le mamme differenziate a loro volta dalle attività riguardanti i figli. La Pastorale però risente quando si tende a escludere o a concentrarsi solo su uno dei due genitori.
Ci sono già stati dei tentativi di proposta per porre attenzione alla famiglia. Ad oggi può essere utile una catechesi del gruppo famiglie, con tutti i problemi del caso, figli di età diverse, esigenze familiari diverse, si dovrebbe cercare di dare attenzione anche a questo.
Tuttavia il rischio è che quanto si propone con il progetto diventi un organismo ulteriore, creando un’istituzione formale, come già evidenziato all’interno del documento che raccoglie i rimandi delle comunità in cui si è attuato FxF, generando perplessità sia da parte dei preti che delle famiglie se non si definiscono bene i ruoli e le finalità del gruppo formato.
Interessante invece è evidenziare quali sono i bisogni raccolti nel punto 2 del documento, che potrebbero fornire spunti su cui lavorare per quanto riguarda la comunità anche in ambito familiare. Se qualcosa manca tra questi bisogni si può inquadrare dove si è carenti e lavorare su proposte ad hoc ad esempio percorsi di affettività e sessualità per i giovani, prossimità alle convivenze etc…
Sig. Pierangelo Algeri: Per avere una chiave di lettura anche sui bisogni si può pensare di formulare un questionario da proporre per intercettare le esigenze, come suggerito dalle linee guida del progetto.
Sig. Alessandro Oldoni: Intercettare facendo domande per vedere quali siano le problematiche e le esigenze come fatto ad esempio per sondare l’età di partecipazione alle celebrazioni (cartellini colorati per età)
Don Mario Carminati: Si può pensare di trovare una modalità per sondare la stessa cosa per le famiglie se potesse servire.
Sig. Diego Carminati: Faccio già parte di un Gruppo per la famiglia che si propone di porre quest’ultima come nucleo centrale su cui è basata la comunità, non solo come concetto teorico ma come realtà pratica. Nella famiglia impari chi è Gesù, la preghiera, inizi il catechismo etc. Da questa visione è possibile inquadrare il messaggio evangelico partendo dalla famiglia.
Oggi che ruolo ha la famiglia nella comunità? Come sono cambiate le famiglie e le comunità? La famiglia non insegna più? Perché? Cosa si può fare per invertire la rotta?
Sig. Giovanni Stucchi: La Bellezza nelle strade diverse è che ciascuno “crede un po’ alla sua esperienza”, ed è giustissimo che realtà e gruppi che già si trovano e hanno il desiderio di confrontarsi lo facciano. Tuttavia il rischio è quello di proiettare la propria esperienza come universale anche per gli altri. Gesù si può incontrare in famiglia ma anche perdere, spesso si può trovare anche fuori, e solo in seguito portare all’interno.
Il messaggio importante è quello di non perseverare nell’Idealizzazione della famiglia, che troppo spesso è un modello appunto ideale proposto e non reale. A oggi la famiglia, come la si intendeva fino a qualche tempo fa, è un concetto anacronistico e rischia di rappresentare un’istituzione più in crisi che di fondamento per la comunità.
È importante evidenziare che spesso i gruppi famiglia sono in realtà gruppi di coppie, formate da persone che giustamente, a seguito di un proprio bagaglio di esperienze comuni, vogliono continuare un percorso insieme riunendosi in gruppo, al di là delle scelte che fanno i figli, i quali possono e devono anche costruire il proprio percorso con esperienze personali slegate da quelle solamente familiari.
Bella la questione di adottare uno stile familiare come pastorale, rendendosi conto che la comunità è già un po’ famiglia. Comunità da intendersi anche come luogo e momento in cui parlare insieme liberamente, seppur con pensieri diversi, in modo da creare un dialogo, paradossalmente questo in famiglia spesso non avviene. Se questo progetto fosse uno stimolo ad avere sensibilità e conversione ad alcuni temi utili può essere un buon punto di approfondimento e discussione, se no si rischia di non ottenere qualcosa di utile.
Don Mario Carminati: Riflettendo su quanto si fa già in parrocchia il mensile è l’esperienza concreta più centrata sullo stile familiare in questo senso. Senza togliere dignità ai gruppi famiglia seppur questi siano effettivamente più costituiti e basati sulle coppie.
Sig. Diego Carminati: La famiglia in crisi potrebbe essere intesa come allontanamento da parte del nucleo familiare dal reale valore del sacramento? Quello che si discute come coppie è la centralità di Gesù nelle famiglie. Famiglia che supera le difficoltà come casa costruita sulla roccia? Se si avessero basi più solide?
Don Leonardo Zenoni: È bene parlare della famiglia senza cristallizzarla, è vera l’idealizzazione della famiglia, le famiglie anche “biblicamente” non vengono chiamate da Gesù, inoltre è importante vedere la situazione critica e metterla sul tavolo, non solo come segno che qualcosa non va, e non si può rispondere solo con “ci si sta allontanando da Gesù”, ma come presa di coscienza e spinta ad agire in maniera mirata. Temo il peso dell’istituzionalizzazione di un processo come quello della creazione di un “equipe” formata da famiglie ma è bene tenere e mantenere un ambiente familiare a livello di atteggiamento. All’interno del gruppo famiglie che seguo abbiamo provato a invitare i figli, ma la realtà è che il gruppo che si ritrova è costituito da coppie adulte.
Mensile è familiare ma non si fa catechismo alla famiglia, genitori da una parte e figli dall’altra, però c’è margine di miglioramento, e ci si può lavorare, tutto è famigliare fino a un certo punto. Dunque, tenendo conto della criticità della famiglia, su alcune cose ci sta scendere più “in basso”, nel senso di partire dal pratico, cambiando alcune dinamiche.
Sig. Alessandro Oldoni: Il progetto non verte ad appesantire gli impegni dell’agenda parrocchiale già piena, in questo senso si intende mantenere l’informalità ma con la benedizione del clero. Si è coscienti di quanto già c’è sul piatto.
Prima di essere coppia si è vissuto comunque il percorso di famiglia. (incontri preparatori per comunioni e cresima, ai tempi dei nostri figli, ritiri). Ora Comunione e Cresima sono spesso viste come un patentino, bisogna far vivere la vita di comunità e cercare di condividere la propria esperienza insieme. Ci si potrebbe interrogare sul fatto che oggi nelle famiglie i figli si siano deresponsabilizzati/per paura vanno a convivere e guardano con diffidenza all’iter matrimonio-convivenza-figli.
Sig.ra Michela Campana: Sarebbe bene porre attenzione a non far concludere il percorso delle famiglie che accompagnano i figli semplicemente al raggiungimento della Cresima
Don Mario Carminati: Tenere accesa l’attenzione per la possibilità di dare un taglio familiare è utile, quello che ci è concesso fare è ancora qualcosa di simile al mensile come idea, però bisogna dare la possibilità di evolversi, per esempio le famiglie possono trovarsi ma capire che i figli possono staccarsi e fare le proprie esperienze.
Può funzionare mantenere l’attenzione sul taglio familiare, dando voce alle richiese che vengono avanzate. Esempio di proposta nuova: Messa di Natale dedicata alle famiglie? Si può pensare?
Tenere sveglia l’attenzione da parte delle coppie per dare un taglio familiare ci sta, ma un gruppo famiglie come organismo è complicato e diventa macchinoso.
Diac. Carlo Cancelli: Non conosce direttamente le esperienze concrete di attuazione della proposta “Famiglia per famiglie” della Diocesi, ma i riscontri avuti da altri diaconi, impegnati personalmente o per ministero in tale esperienza, hanno confermato che gli esempi – peraltro pochi – riportati nel documento dell’Ufficio Famiglia riguardano alcune (5) parrocchie ove tali gruppi – composti da nuclei familiari provenienti da esperienze personali molto diverse tra loro – si erano già innestati in passato nel tessuto parrocchiale. Questo tipo di relazioni famiglie-parroco-altri presbiteri si sono formate pertanto dove c’era già un nucleo presente.
Se invece ci si focalizza sull’idea di fondo della proposta, di un coinvolgimento diretto dei laici adulti nella preparazione della pastorale parrocchiale, essendo numerose le iniziative già presenti in Parrocchia rivolte agli adulti, resta comunque interessante l’idea di: (i) mantenere un l’atteggiamento di “animazione” all’interno della catechesi, che abbia un taglio ancor più efficace e di coinvolgimento diretto di adulti e famiglie, rispetto a quello destinato ai soli ragazzi (come il mensile); (ii) condividere momenti concreti di vita familiare tra presbiteri e laici, ove ritenuto utile. Idea già attuata all’interno della comunità da Don Giuseppe Locatelli, ai tempi, proponendosi per condividere, ad esempio, il momento famigliare del pasto (è assimilabile a tale esperienza, forse oggi, la preparazione al battesimo attuata direttamente nelle case dai curati, per trovare dei legami diversi con le famiglie). Quello proposta dalla diocesi, in questo senso, è un modo per creare una comunità che vede inseriti i sacerdoti anche nel tessuto “familiare”. I gruppi di coppia sono alla fine sempre famiglie, anche se magari i figli – ormai grandi – stanno facendo un percorso separato. L’idea del mensile si è rivelata come proposta efficace anche per confrontarsi con le famiglie che sembrano farsi davvero coinvolgere – ancorché non “praticanti” – su temi molto diversi.
Sig. Fausto Duca: Riguardo il mensile è bene ricordare che nasce comunque dalla necessità di un percorso che termina con il sacramento per i figli, se si togliesse questa motivazione sopravvivrebbe?
Sig. Giovanni Stucchi: Interessante vedere se realmente il mensile ha un seguito che apre ad altre esperienze e cammini. Bello vedersi, ma se poi il percorso non continua? Può essere utile anche come momento per dialogare e discutere sulle criticità ma sarebbe utile vedere se, come esperienza familiare, ha poi un ritorno.
È bene specificare che chi ci crede nel portare come progetto il gruppo famiglie e già si organizza per trovarsi, è giusto che lo porti avanti, perché c’è una motivazione di fondo, anche al fine di portare proposte concrete alla comunità.
Sig.ra Barbara Leonardi: Ricordo che tramite i gruppi famiglia già presenti non tutte le famiglie sono raggiunte, il rischio per una famiglia è quello di non entrare o di non far entrare nella vita della Parrocchia. Per mia esperienza personale, pur facendo parte di una famiglia presente in comunità e praticante, nessun gruppo famiglia già esistente si è fatto avanti per coinvolgerci. Come mai non si è presentata in qualche modo la possibilità di entrare in qualche gruppo?
Don Mario Carminati: Questo avviene perché i gruppi famiglia sono nati da esigenze pregresse di gruppi “già costituiti” per dinamiche e interazioni sociali già esistenti, senza voler escludere, ma semplicemente per la naturale formazione del gruppo.
Sig. Alessandro Oldoni: Il nostro gruppo famiglie era già seguito in modo assiduo da un prete, ed è stato seguito nel corso degli anni, l’obiettivo è mettere a disposizione la propria esperienza per fare in modo che gli altri facciano la stessa cosa.
Sig.ra Michela Campana: I gruppi piccoli però sono inevitabili, la cosa da non perdere è trovare momenti in comune e di condivisione, per iniziare a pensare in modo diverso.
Don Mario Carminati: Però in questo modo il modello istituzionale non funziona. Il problema di far nascere il gruppo è che deve nascere dalla relazione e dall’informalità, questo è il passaggio familiare, ma nasce appunto dalle famiglie che si organizzino anche tra di loro (magari seguite da delle “coppie guida”) ma non può nascere con la forzatura dell’istituzionalizzazione.
Don Leonardo Zenoni: All’interno di questi gruppi il prete ha un ruolo in alcuni momenti, ma se non c’è sempre, teoricamente il gruppo famiglie dovrebbe riuscire ad andare avanti da solo. L’idea de “Il presbitero fa di più il presbitero” è per responsabilizzare, in questo ambito gli sposi, che sono consacrati nel matrimonio, devono avere un ruolo attivo. Quello che potrebbe essere utile è trovare un “rapporto” con il presbitero in modo che le proposte, seppur autonome, siano in linea con il sistema comunità, in questo senso il rapporto può avere un taglio familiare. Le famiglie non devono vederla come disinteresse da parte dei preti ma come un invito a creare da sé quella rete di relazioni tra famiglie, proprio per mantenere “deistituzionalizzata” la cosa. I presbiteri sono interessati a entrare in questa rete ma senza forzarne la formazione.
Don Mario Carminati: Riagganciarsi all’idea della centralità dei genitori dal punto di vista della “catechesi” per i propri figli era già centralizzata nelle indicazioni del catechesi per bambini (già 30’anni fa)
Sig. Riccardo Lussana: Ragionando sull’intervento di Barbara, ragionando solo su “dove sono le famiglie? Perché non ci sono?” il rischio è quello di vedere solo una situazione di mancanza e disagio. A fronte di un calo complessivo della partecipazione già avvenuto in altri paesi europei, esempio esperienza personale in Germania, la prospettiva potrà essere quella di cercare direttamente a Messa di creare questa “relazione”, fare comunità anche in gruppi più piccoli e informali in pranzi tra famiglie ma non solo, anche con estranei. Si potrebbe pensare di andare in quella direzione.
Don Mario Carminati: Da noi non si è mai fatto perché prima ci si conosceva già e ci si incontrava già dopo la Messa. Queste realtà erano presenti già in altre comunità all’estero (USA), ma ci si potrebbe arrivare con il passare del tempo. L’introduzione di questa modalità, prima magari poteva risultare fuoriluogo, per ora le famiglie che vengono a presentarsi sono spesso non autoctone (provenienti da fuori/altre regioni) però si può pensare di muoversi in questa direzione
Don Leonardo Zenoni: Può essere utile non attendere il momento di accoglienza ma iniziare già a impegnarsi in questo senso, come si faceva già nel periodo Covid. Non aspettare inermi il calo dirompente delle persone ma tenere questa presenza anche durante le Messe per creare un inizio di relazione.
Don Vladimir Kolupaev: Portare l’esempio delle comunità in Grecia dove a fronte di una liturgia più lunga della nostra c’è la possibilità di avere un momento conviviale una volta che questa è conclusa.
Sig. Simone Chiodini: Problematica vista da figlio di genitori che fanno parte di un gruppo famiglie: i figli venivano realmente coinvolti solo alla cena, il gruppo famiglie comunque rimane elitario, gli adulti su queste sintonie interne fanno realmente fatica per crearle ed espanderle. Sarebbe utile dare voce alle famiglie in altre modalità, non selezionando coppie e basta, che non fanno eco reale alla voce di tutte le famiglie della comunità. Dialogo tra i già preesistenti gruppi famiglie per potersi espandere, senza istituzionalizzare.
Don Leonardo Zenoni:
Recap riguardo proposta inerente dal punto di vista delle coppie/famiglie: Gruppo fidanzati Riscontro da parte delle “coppie guida” a fronte dell’abbandono delle coppie giovani. Il corso fidanzati verrà attivato da gennaio in due modalità quella classica e, particolarità di quest’anno che ha la stessa direzione di quelle di cui si è discusso, quella residenziale. Si tratta di un corso che si sviluppa all’interno di convivenza comune per tre giorni, grazie alla possibilità di utilizzare le strutture della Sacra Famiglia.
Per la prossima seduta ci si è proposti di terminare la verifica sulla catechesi da cui si è partiti durante la seduta del 18/10/2024
Prossime sedute:
• Lunedì 20/01 presso la sala Mons Cortinovis
• Venerdì 28/02 presso l’Oratorio
• Lunedì 5/05 presso la sala Mons. Cortinovis
La seduta termina alle ore 22.10.


