Cresime a San Giuseppe: il profumo, il fuoco e la bicicletta
Sabato 10 ottobre alle 17 e domenica 11 alle 10, nella chiesa di San Giuseppe, i ragazzi di terza media della parrocchia hanno ricevuto la cresima: una settantina il sabato, l’altra metà dell’annata la domenica. Ha presieduto don Emanuele Poletti, delegato dal vescovo Francesco, insieme al parroco don Mario Carminati, a don Fabiano Finazzi e a don Alberto Varinelli, che hanno accompagnato i ragazzi nella preparazione. Domenica mattina, accanto all’altare, c’era già la Madonna di Batnaya, la statua sfregiata in Iraq accolta a San Giuseppe per la settimana dall’11 al 18 ottobre.
Don Emanuele ha passato la vita in mezzo ai ragazzi: curato a Ponte San Pietro, poi a Grassobbio, per molti anni responsabile della pastorale giovanile della diocesi e, da tre anni, impegnato nelle scuole diocesane, sette istituti con circa duemila studenti. «So che la sua parola sa raggiungere il vostro cuore», ha detto don Mario presentandolo.
L’augurio dei catechisti
Prima della celebrazione i catechisti hanno salutato i ragazzi ricordando gli anni passati insieme, tra cacce al tesoro, giochi nei prati, canti e preghiera, e hanno lasciato loro tre auguri: vivere «da discepoli e non da maestri, perché c’è sempre qualcosa che non sappiamo»; coltivare l’amicizia con Gesù, «un’amicizia vera, autentica e solida»; imparare a leggere la vita, con la certezza che «persino negli accidenti della vita esiste un filo di bene che Dio sta portando avanti».
«Eccomi»
Chiamati uno per uno per nome, i ragazzi hanno risposto «Eccomi». Non è soltanto dire «presente», come tutte le mattine a scuola, ha osservato don Emanuele: «Ci vuole coraggio oggi a dire, in questo mondo, che ricevere lo Spirito Santo è una cosa bella». E il suo grazie è andato anche a padrini e madrine, che con la loro presenza dicono ai ragazzi: ci sto ad accompagnarti finché sarai grande. «Non è facile trovare adulti disponibili a stare accanto».
Sabato: il profumo del crisma
Lo Spirito Santo, ha spiegato, nel Vangelo è chiamato Paraclito, cioè avvocato: «uno che ti sta accanto e ti difende anche quando la combini grossa». E il crisma con cui i ragazzi vengono unti sulla fronte «è un olio profumato». Perché il profumo? Per quattro ragioni. Si mette perché la gente se ne accorga: così i cresimati possano diventare persone che si fanno notare perché sono buone, giuste, capaci di fare il bene. Il profumo arriva a tutti e non fa distinzioni: «I cristiani sono sempre stati uomini che costruivano ponti anziché muri». Tiene lontano ciò che è cattivo, come il male che non si vuole avere vicino. E va messo con regolarità: «La cresima non è il sacramento del ciao», ripeteva il vescovo che lo ha ordinato. Il cammino continua, con la catechesi, l’oratorio e la messa, «la goccia che scava la roccia e lascia il segno».

Domenica: il fuoco e la bicicletta
Ai ragazzi della domenica don Emanuele ha parlato dello Spirito come fuoco, «proprio come quelle fiammelle che sono attorno alla Madonna di Batnaya»: il fuoco illumina, scalda e purifica, come quando si fonde l’oro perché resti soltanto l’oro.
Poi la bicicletta. Nessuno impara da solo: prima le rotelle, poi qualcuno che corre accanto, poi «ti lasciano andare», e capita di cadere e di rialzarsi. «La bicicletta è un po’ la metafora della vita». Per non sbagliare strada servono tre cose. Il silenzio, per ascoltarsi e accorgersi di chi viene incontro: «Il silenzio è gratis, basta ritagliarsi un po’ di tempo». La fatica, perché anche con la pedalata assistita «se non pedali non vai», e il gusto di arrivare in cima dopo una salita «è un sapore impagabile». E la voglia di salire in sella: «Noi oggi abbiamo la vita, una sola, ed è la cosa più bella che il Padre Eterno ci ha dato». L’invito, con le parole di san Giovanni Paolo II, è a farne un capolavoro.
Agli adulti ha lasciato un pensiero preso dal ciclismo, «l’unico sport dove non perde mai nessuno»: c’è chi arriva secondo facendo il suo miglior tempo, c’è il gregario che corre per tirare la volata al compagno. «Noi siamo in un tempo in cui a questi ragazzi continuiamo a dire: guarda che se perdi sei un fallito». E allora: «Prendi spunto dal ciclismo, caro adulto».

La Madonna che «ci sta»
L’omelia della domenica si è chiusa davanti alla statua venuta dall’Iraq, profanata nel 2014 e restaurata lasciando volutamente i segni della violenza: il volto sfregiato, la mano spezzata ai suoi piedi. «Sappiamo che la vita non è sempre rosa e fiori. Sappiamo che ogni tanto la vita porta i segni del dolore, della sofferenza. […] Questa Madonna così sfregiata è qua a ricordarci che la vita è anche questo, ma lei in questa vita così non si sottrae. Lei ci sta». Ai ragazzi, il congedo: «Auguri di cuore e buon cammino».
Le due celebrazioni si possono rivedere sul canale YouTube della parrocchia: sabato 10 ottobre, ore 17 e domenica 11 ottobre, ore 10.


