Consiglio Pastorale del 12.11.2013

Verbale di
martedì 12 novembre 2013

Sala della Comunità mons. Ferdinando

 

Dopo aver sostato e pregato davanti all’Eucarestia nel santuario del Sacro Cuore, alle ore 21.10 s’è dato il via al primo incontro dell’Anno Pastorale del CPaP nella sala della Comunità mons. Ferdinando.


Membri assenti: Massimo Campana, Angelo Pagnoncelli, Paolo Valoti,  rappresentante Suore presso Scuola Materna di via Colleoni.


Viene approvato il verbale della seduta precedente.


Il segretario informa che il nuovo membro, Massimo Campana, questa sera non può essere presente per problemi di salute.

Don Gino comunica che Elena Lussana non parteciperà agli incontri di quest’anno del CPaP. Essendo sua intenzione riprendere il prossimo anno, non sarà sostituita.


Don Gino apre i lavori in merito al tema dell’educare, ricordando come una relazione educa sempre: la questione educativa non è un contesto a sé, è la vita, ogni istante. Anche noi incontrandoci stasera ci educhiamo a vicenda. L’educante è anche colui che si educa: educando ci si educa. Poi ci sono le iniziative e i contesti educativi, come la scuola, l’oratorio, lo sport,… ma non esauriscono l’educazione.

Ricorda poi un libro del cardinal Martini “Dio educa il suo popolo”. Il rapporto fra Dio e il suo popolo è un rapporto educativo, e nell’educare Dio ti salva, ti cambia. Non si educa mai a essere cristiani a prescindere dall’essere uomini: la Chiesa educa l’uomo facendo il cristiano.

Sandra Rossoni, presenta in sintesi il progetto redatto dalla commissione di cui fa parte: “Educare Oggi”.

Evelino Rossoni sottolinea che l’obiettivo del progetto è partire da una valutazione delle necessità con i presenti al primo incontro previsto, e da lì stabilire il calendario e le modalità.

Gianantonio Farinotti premette che è difficile intervenire su un tema così significativo e impegnativo. Innanzitutto, un conto è parlare di educazione, un conto è farla. Se ci si concentra sul primo elemento (parlare di educazione), può avere senso uno ‘schema’ in cui trovano luogo momenti più ‘pastorali’, magari legati alla catechesi degli adulti (sulla falsa riga di quelli proposti a Paderno per tre mercoledì di novembre) e momenti più ‘civici’, aperti all’intera cittadinanza; perché la riflessione sull’educazione va necessariamente allargata alle altre agenzie educative, in quanto.. non si fa educazione da soli. Un termine significativo del progetto proposto dalla commissione è ‘alleanza’: per tradurla occorre andare oltre il semplice invito degli altri enti educativi per puntare ad un percorso condiviso, da organizzare insieme. Se ci si vuole anche occupare del fare educazione occorre invece precisare bene lo specifico di ciascuna realtà (famiglia, scuola, agenzie territoriali) e quindi anche le prerogative e gli obiettivi della realtà ecclesiale nella propria attività di catechesi, in oratorio, nei centri pastorali, nelle attività ricreative e sportive..

Don Stefano percepisce il futuro dell’azione educativa come una “rivoluzione copernicana”: non dobbiamo intervenire sugli adolescenti, ma sugli adulti, sono loro da rimotivare. L’uomo nuovo da ricreare è l’adulto, spesso svogliato, non l’adolescente, che per antonomasia è in fase di rifiuto e ridefinizione. Se i ragazzi sono così è perché sono lo specchio della società: lo hanno imparato dagli adulti.

Maria Rizzi è d’accordo, infatti il progetto è indirizzato agli adulti.

Evelino Rossoni rafforza, ricordando che i destinatari sono gli adulti, perché i nostri ragazzi vivono in famiglie incapaci di educare. Dobbiamo migliorare noi adulti per migliorare gli adolescenti. Le famiglie hanno troppo spesso delegato ad altri l’educazione: è ora di rimettersi in discussione.

Don Stefano concorda che non dobbiamo finalizzare tutto il percorso alla ricaduta sugli adolescenti. Loro non vogliono diventare adulti perché non hanno di fronte adulti validi: dobbiamo rafforzare i modelli.

Don Gino ritiene che dobbiamo recuperare il senso della parola educare. Non è snaturare una persona, ma evitargli dei disagi che gli possono condizionare negativamente il futuro. Educare è “tir fuori” il bello e il buono qui ed ora. L’adulto poi si educa educando: il padre impara a fare il padre facendo il padre!

Maria Rizzi condivide il fatto che spesso i genitori non facciano più i genitori e gli educatori si trovino talmente in difficoltà da comportarsi da dimissionari. Utilizza poi come immagine identificativa degli adolescenti e dei giovani d’oggi il titolo del libro di Michele Serra, “Gli sdraiati”, che in genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Forse una generazione che ha scelto di allungarsi orizzontalmente nel mondo perchè da quella posizione riesce a vedere cose che gli “eretti” non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere. Al mondo degli adulti quindi l’essere interpellati! Ribadisce poi che manca una linea comune forte e chiara fra chi, pur facendo lo stesso tipo di servizio, ad esempio il barista, magari pure nello stesso luogo (es. Oratorio) si comporta in modo diverso. Chi applica alcune regole e chi altre, chi è inflessibile e che permissivo. Questo clima non favorisce l’educazione dei ragazzi, che ne approfittano.

Alberto Pinetti ricorda come educare sia trasmettere uno stile di vita, e da cristiani abbiamo la responsabilità di trasmettere una vita di fede, abbiamo uno specifico chiaro da non dare per scontato. Dobbiamo camminare in questa direzione specifica.

Marco Zucchelli, riferendosi alla propria professione di insegnante, nota come ogni tre anni le generazioni cambino, siano diverse, e con loro le esigenze educative. Trova positivo il progetto presentato questa sera. Suggerisce tre passaggi ineludibili: trovare un linguaggio comune; definire chi sono i soggetti dell’intervento perché non possiamo arrivare ovunque (i ragazzi che semplicemente frequentano l’oratorio, chi partecipa ai gruppi della catechesi,…); definire il grado di successo. Questo percorso può rimotivare anche i volontari che si spendono nei nostri ambienti. Osserva poi come non si stia parlando di giovani. L’attenzione sta scivolando indietro, con il rischio di non avere più giovani.

Alberto Pinetti rimarca che l’attenzione è da portare avanti, sugli adulti: senza uomini validi non cresciamo uomini validi. Dobbiamo metterci in carreggiata noi adulti.

Don Marcello Crotti riporta che parlando con i ragazzi a scuola si accorge dei pesi che devono portare da soli. Poi incontra le famiglie e le trova che affogano in situazioni impossibili. Forse prima che catechizzare o educare gli adulti dobbiamo aiutarli, ascoltarli, non lasciarli soli,… poi insegnare loro a pregare. Con l’equipe della prima confessione vorremmo fare proprio questo: parlare del loro essere madre e padre, poi arrivare alla maternità e paternità di Dio. 

Don Stefano sostiene che dobbiamo aiutare le persone in difficoltà ad uscire dall’anonimato, a condividere i problemi senza chiudersi. Tutti hanno problemi con i figli, ma se nessuno li condivide, tutti penseranno di essere gli unici e porteranno questa cosa come un peso insostenibile.

Mina Prometti conferma il pensiero di don Stefano: è difficile che una persona ti racconti le sue difficoltà. Ognuno vive personalmente il suo problema pensando che sia l’unico ad averlo e quindi si abbatte. Anche i ragazzi spesso non condividono il problema con i coetanei ma si chiudono. Dovremmo aiutarci a far emergere la condivisione dei problemi per eventualmente mettere in campo qualche soluzione del tipo gruppi che si raccontano e si aiutino a vicenda.

Don Marco fa presente che la commissione non vuole risolvere tutto il problema educativo, non ha tale ambizione, l’educazione è una matassa complicata. In commissione ci siamo semplicemente proposti di aiutare chi ha a che fare con i nostri adolescenti, a renderli consapevoli che sempre si educa. Per fare un buon educatore prima devo essere un buon uomo. Educare è essere credibili nella vita. Non dobbiamo demandare il ruolo educativo: se il baristi chiama il don al primo problema si toglie autorità da solo. Il primo obiettivo del progetto è aiutare a ridirci che se siamo uomini siamo educatori.

Attilio Rossoni, esulando un attimo dalla centralità del discorso, sostiene che un’attenzione particolare va prestata a ciò che gestiamo direttamente noi, ai nostri spazi, alle nostre associazione e alle nostre regole. Gestiamo bene ciò che già facciamo. Le società sportive legate alla parrocchia hanno il nostro stesso spirito educativo? E’ educante che dopo una certa età vengano tenuti solo i possibili campioni e gli altri ragazzi mandati in altre società? O sono educanti gli insulti che i genitori dicono dalla tribuna?

Don Gino, per terminare un discorso che sarebbe infinito, dà alcune conclusioni:

  • un errore dell’educatore è attendersi il risultato. Questo non per motivare il disimpegno, ma per sollecitare la pazienza: non realizzeremo mai un’opera educativa completa;
  • Gesù ha accettato i suoi discepoli così come erano, è stato paziente e non ha voluto trasformarli.
  • come fare a recuperare alcune persone? A volte è chiesto solo di donare l’amicizia, una presenza;
  • la nostra identità di cristiani non deve restare nascosta nell’educazione: guai se non la consegno agli altri;
  • al di là dei vari progetti, è bene che chi nella nostra comunità è impegnato direttamente nell’educazione, ogni tanto si trovi per condividere le esperienze.

Invita poi la commissione “Educare Oggi” a portare avanti questo progetto.

 


 

Si passa alle “varie ed eventuali”.

 

Attilio Rossoni, referente della commissione “Feste Parrocchiali”, presenta il resoconto dell’anno di feste appena concluso.

La commissione “Feste Parrocchiali” si è ritrovata per analizzare come le indicazioni del consiglio pastorale e della commissione stessa fossero state recepite dalle diverse feste.
In primo luogo è stato dato un parere positivo sull’utilizzo del tema unico e sugli accorgimenti che hanno permesso di dare un comune denominatore a tutte le feste. Il lavoro di armonizzazione della gestione dei volontari inizia a dare i suoi frutti, tanto che si auspica di poter entrare in maggior dettaglio in modo da favorire la partecipazione dei volontari alle diverse feste.
Le iniziative non puramente ricreative hanno dato un buon riscontro di partecipazione anche se alcune feste hanno travato difficoltà nell’organizzazione e un partecipazione limitata.
Il collegamento tra la parte liturgica e quella ricreativa non è stata ottimale in tutte le feste in quanto in alcune era chiaro ed evidente mentre in altre fievole se non del tutto assente, sintomo di una diversa sensibilità dei sacerdoti referenti al tema delle feste. Per superare tale ostacolo si auspica un maggior coinvolgimento dei diversi sacerdoti nelle liturgie durante le diverse feste. Per il prossimo anno si sono già fissati due incontri per cercare di giungere all’avvento già con le indicazioni per il 2014.

Don Gino ringrazia veramente chi si è adoperato in vari modi alla riuscita delle varie feste. L’aumento della partecipazione è visibile e l’organizzazione è veramente impeccabile. Tanti anche i giovani coinvolti.

Attilio Rossoni fa presente che solo nelle ultime feste del SS. Redentore sono stati coinvolti più di duecentoquaranta volontari, e in certe serate ci sono stati più di cinquemila presenze.

Don Stefano chiede se è pensabile appoggiarsi alla commissione “Feste Parrocchiali” per l’organizzazione dei festeggiamenti inerenti alla prima messa di don Michele piuttosto di creare una commissione nuova.

Marzio Pallini prima di prendere in carico la cosa preferirebbe capire “cosa bolle in pentola”.

Marco Zucchelli pensa che l’evento di un ordinazione sia più vicino all’Oratorio che non alle feste parrocchiali.

Don Stefano ritiene opportuno sfruttare i canali che già ci sono.

Don Marco è d’accordo nell’appoggiarsi all’esperienza della commissione, alla luce del fatto che, come l’anno pastorale, anche il tema delle feste del prossimo anno dovrà contenere in qualche modo l’ordinazione di don Michele.

Attilio Rossoni si dice possibilista, basta che arrivino linee guida chiare.

Gianantonio Farinotti rende noto che la commissione “Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato” ha ripreso i lavori e vorrebbe portare una riflessione e una proposta al prossimo Consiglio Pastorale.

Don Gino è favorevole, ne parleremo il 14 gennaio 2014.

Maria Antonietta Gusmini ricorda che la commissione “Liturgia” ha aperto l’anno pastorale con il Convegno degli Animatori Liturgici. Il cammino proseguirà con tre incontri vicariali a Gorle, in vista dell’incontro con il Vescovo del 23 gennaio 2013. Segnala poi altri passi compiuti dalla commissione, come gli incontri per i lettori e gli animatori del canto, e l’incontro che si terrà il prossimo lunedì in comunione con i catechisti per condividere il cammino d’Avvento.

Ivana Belotti sottolinea il buon percorso della commissione “Liturgia”, aggiungendo che tutti i gruppi che ruotano intorno al mondo della liturgia avranno i loro incontri periodici.

Don Gino ricorda che la commissione “Tempi Forti”, che pensa i cammini di Avvento-Natale e di Quaresima-Pasqua, è frutto di questa commissione.

Ivana Belotti conferma la positività dell’esperienza, dove allo stesso tavolo erano seduti i rappresentanti di diversi gruppi e i sacerdoti.

Fausto Duca, per la commissione “Comunicazione”, ricorda che lo scorso anno è stato in gran parte dedicato alla collaborazione con la Redazione della Voce di Seriate per il rilancio, anche grafico, del bollettino. Quest’anno vorremmo coinvolgere chi vive la Parrocchia per utilizzare al meglio il sito e la Voce di Seriate.


Terminati i punti all’Ordine del Giorno, alle ore 22.50 la seduta è tolta.

 

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