Insieme.
“Felicità vanno cercando”

Cancello aperto, parcheggio quasi vuoto, recinzioni, gincana anti-covid, luce scarsa, acchiappa zanzare elettrico e un buio che distanzia una partita di calcetto mentre volge a termine sono parte di una sera di questa strana estate all’Oratorio. Questa parte si può chiamare “Voglia di ripartire”.

Poi, un gruppetto di persone, a due a due tagliano il buio, vanno verso il bar che accende sguardi e gesti distanziati ma calorosi. Il più beato di tutti è Luca: non parla e dorme tranquillo nella sua navicella multifunzione tra mamma Valentina e papà Diego che, insieme ad altre coppie, Ivana e Roberto, Élia ed Evelino, Cinzia e Giambattista, trasmettono allegria nel voler raccontare per la Voce la gioia di una esperienza forte, come immagino potesse essere quella degli apostoli con Gesù Cristo.  Questa parte di serata la chiamiamo “Felicità vanno cercando”. Frase che potrebbe far pensare a Thomas Jefferson e alla sua dichiarazione del 1776, ma che invece si rifà ai nuclei familiari dipinti da Trento Longaretti, semplici, umili, ma ricchi di dignità, come gli amici al bar dell’oratorio che propongono, sotto lo stesso tema, itinerari di preparazione al matrimonio ormai da qualche tempo. Forse, davvero, la ricerca potrebbe durare tutta la vita perché la felicità è qualcosa che non riusciremo mai a raggiungere, qualunque cosa facciamo? Come facciamo a saperlo? Per questo si tengono i corsi per fidanzati.

Questi hanno una lunga storia pastorale: iniziano a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, mentre prima era il parroco ad incontrare i futuri sposi nelle rispettive famiglie. Intorno al 1985, qui a Seriate, saranno figure storiche come Mario Rossoni e i coniugi Bettini ad incoraggiare e consolidare questa pratica fino a giungere a due corsi annuali con una frequenza media di 40 coppie a corso.

≪Ci si trovava il sabato pomeriggio e un sacerdote faceva capolino durante la pausa della merenda≫ ricorda Cinzia, mentre Evelino aggiunge che ai corsi di formazione per animatori della pastorale familiare ci pensava la Diocesi con la partecipazione anche di don Emilio Mayer, il prete del cinema.  Era la Seriate d’altri tempi quando si celebravano circa 180 matrimoni all’anno.

Élia ed Evelino hanno iniziato quest’avventura nel ’96 quando frequentavano un gruppo famiglia; Cinzia e Giambattista appena sposati nell’85 per poi interrompere e riprendere nuovamente nel 2010; Ivana e Roberto nel 2000, agli albori del nuovo millennio, ci tengono a dire; Valentina e Diego da poco meno di un anno.

Nell’anno del Covid-19 le coppie al corso fidanzati erano 26 e la proposta è tuttora aperta a coppie che provengono dalla diocesi.

Come vi definite?

Evelino – Penso che siamo tutti d’accordo nel definirci “accompagnatori” della vita cristiana attraverso il matrimonio.

Roberto – Camminiamo sulla stessa strada, condividiamo lo stesso percorso non con risposte preconfezionate e precedendo gli altri ma, semplicemente, al loro fianco,  come veri amici.

Cinzia – Anche per me questa esperienza  è un cammino fatto insieme ai fidanzati. Impariamo molto da loro, ci arricchiscono.

Valentina – Mi piace questo scambio reciproco.

Perché il titolo Felicità vanno cercando” ?

Evelino – Si tratta di una forma testuale aggiornata e tramandata da anni. Si sentiva il bisogno di comunicare l’essenza del matrimonio seguendo il bisogno più profondo  dell’uomo. Così con don Stefano abbiamo trovato nella ricerca della felicità il concretizzarsi anche nel matrimonio. Poi, nell’acquarello di Longaretti ci sono piaciuti i fondamentali di questa idea.

Élia –  È proprio nel loro camminare insieme che i viandanti si identificano negli sposi alla ricerca della felicità.

Roberto – Abbiamo modernizzato i termini: dire “vocazione e ricerca della santità” sarebbe stato di difficile comprensione. Qui, invece, partendo dalla realizzazione della persona, si giunge alla metafora della vocazione con l’immagine del cammino, mentre per dire “santità” si usa il sentimento della felicità. Longaretti, dipingendo famiglie in cammino, ci offre l’icona della coppia che ripercorre le strade che altri, e con lo stesso obiettivo, hanno già percorso.

Quali domande ponete ai fidanzati e quali quelle che loro pongono a voi?

Ivana – La prima domanda che poniamo è “perché siete qui, perché siete venuti”. Negli ultimi anni si iscrivono per lo più conviventi e con figli, quindi oggi la motivazione ha una valenza diversa dal passato ed è ponderata.

Roberto – È bello vedere persone che non seguono un obbligo formale o culturale, ma che si avvicinano con curiosità. Per questo abbiamo scelto di astenerci da qualsiasi giudizio sui percorsi precedenti.

Ivana – Questo è il giusto approccio iniziale ma poi ci si confronta sui valori e argomenti di un certo spessore spirituale.

Evelino – Indipendentemente dal percorso fatto in precedenza a me piace ringraziarli perché comunque sono lì, perché hanno scelto quello che è l’espressione dell’Amore con l’a maiuscola e che si esprime nella vicenda matrimoniale,  specchio dell’amore di Dio. Essi chiedono qualcosa in più per la loro vita e lo fanno cercando testimonianze credibili del percorso matrimoniale.

Élia – Nel cambiamento tra innamorati di una volta e l’attualità di chi già convive il punto di convergenza è la scelta. Chi convive supera la fase dell’innamoramento ma può trovare e condividere la scelta quotidiana della persona con la quale vive.

 Valentina – Abbiamo convissuto prima di sposarci e qualcosa è cambiato. È diverso. Il matrimonio implica in più una responsabilità verso un’altra persona, non è solo una prova.

Roberto – Il nostro sforzo è quello di stimolare con delle domande il desiderio di un approfondimento anche rispetto a questioni di fede superando quelle formali di un contratto. In una decina di incontri le coppie hanno la possibilità di discutere tra di loro: eccellente occasione per cambiare, crescere e testimoniare.

Cinzia – Ho notato che l’invito a riflettere durante il lavoro di gruppo su argomenti che solitamente non si trattano all’interno delle singole coppie li porta ad una maggiore consapevolezza su argomenti che non avevano preso in considerazione prima. Fare la graduatoria dei valori, per esempio, li aiuta al confronto.

 Quali beatitudini vi hanno stupito?

Evelino – Posso raccontarti di due persone semplici. Ascoltandoli si aveva la sensazione di chi volesse “portare a casa” qualcosa per cementare la loro scelta di stare insieme. Questo ha stupito e  gratificato noi e il gruppo prima di loro.

Roberto – Ricordo di una ragazza che era uscita dal comune per stabilire la data di un matrimonio civile; giunta davanti alla chiesa del Buon Consiglio ha ricevuto una particolare ispirazione e così è andata subito a iscriversi al corso di fidanzati piangendo per l’emozione nonostante la prole e gli anni di convivenza alle spalle.

Ivana – Ricordo di una coppia che, malgrado uno dei due fosse colpito da una malattia rara, manifestava serenità e coraggio nella scelta di sposarsi. Questo ci ha commossi tutti molto. Certamente non fortunati, ma beati perché il loro amore li sosteneva vicendevolmente.

Cinzia – Toccante anche la storia di una lei e un lui, con lui costretto alla carrozzina. Li abbiamo rivisti felicissimi alla Ovet dopo il viaggio di nozze: ne stavano programmando un altro.

Élia – Ricordo anch’io questa storia. Lei, nel giro di presentazione, parlando di lui in carrozzina, disse: ≪Lui mi ha salvato≫, mentre lei per lui era “la mia principessa”.

Roberto – Qualche anno fa una coppia dopo il percorso fidanzati viene a trovarci alla messa delle 11,30 per comunicarci i momenti belli della loro vita. Fantastico che questo incontro avvenisse  in modo così speciale durante la messa. Venivano a rendere grazie così. Anche questa è beatitudine. 

Evelino – Questo avviene spesso quando incontri coppie che hai avuto l’opportunità di seguire in questi corsi: ti ringraziano per dire “siamo felicemente sposati, abbiamo figli” e … per noi è la beatitudine più grande.

Consiglieresti questo corso alle coppie che vogliono sposarsi?

Diego – Come prima cosa direi di partecipare per  mettersi in gioco non solo come coppia, ma anche per confrontarsi con altre  nel groppo, indipendentemente dallo sposarsi o non sposarsi.  Dal lavoro proposto a casa si apre poi un confronto su percezioni e argomenti da approfondire.

Valentina – Così abbiamo convinto una coppia di amici a frequentare il corso nonostante non ne masticassero di vita della Chiesa. In effetti,  anche a noi è servito molto conoscere altri punti di vista. Un problema visto come enorme, quando si svela comune a tutti, alla fine si ridimensiona.

Evelino – Le relazioni sono oggi molto superficiali e questo percorso serve per approfondirle. Succede che puoi renderti conto se veramente la persona che hai di fronte ti attiri, se ci sono vuoti da riempiere vicendevolmente. Il consiglio di frequentare il corso va nella logica di approfondire la relazione e  sapersi “donare” l’uno all’altra per contrastare l’egoismo che facilmente emerge. È la logica del matrimonio: prima c’è il “ti sposo perché ti amo”, ma possiamo invertirla con “e ti amo fino al punto di sposarti, fino al punto di dare a te la cosa che ho di più importante, la mia vita: sono disposto a metterla a tua disposizione soltanto perché ti voglio bene”. Qui si trasferisce  l’amore di Dio nell’amore della coppia. È la cosa più bella del mondo. Quindi il corso è un assaggio di quello che potrebbe essere.

Come ti è sembrata  questa esperienza e cosa ti ha lasciato?

Ivana – Mi ha lasciato la freschezza delle giovani coppie che ci rinfranca: un’occasione per ripensare anche al nostro matrimonio.

Cinzia – Quando ci chiedono “tu cosa hai fatto di fronte a questo o quell’altro problema” chiaramente mettono in discussione anche noi. L’amore dei giovani è coinvolgente e travolgente: mette in discussione la crescita personale che è legata e si completa nella scelta di ogni giorno, con e nella crescita della coppia.

 Può capitare di rinunciare alla propria felicità per mantenere fede ad una promessa?

Evelino – Certo, è inutile dipingere il matrimonio come la cosa più bella del mondo … rimane la cosa più bella del mondo se ognuno è disposto a “sacrificarsi” per volere il bene dell’altro.   Rinunciare a qualcosa che ti fa piacere per chi ti sta accanto non significa annullarsi, ma cercare insieme un giusto equilibrio per realizzare se stessi, senza deprimere l’altro.

Cinzia – Nessuno garantisce un matrimonio senza problemi perché quelli ci sono sempre. Non è che il matrimonio cristiano ti dice “sarà solo felicità” ma puoi trovare un modo diverso per affrontare quelle difficoltà. È quello che cerchiamo di trasmettere.

Evelino – il matrimonio ti da una garanzia a vita: qualsiasi prova tu abbia non la superi da solo, ma la si supera in due. Non è da poco. E se vi sposate in chiesa sarete addirittura in tre perché colui che dell’Amore è l’autore sarà sempre con voi.

Ivana – Partendo dall’amore umano che regge, si arriva a quello divino in modo molto naturale e graduale senza salti.

Cinzia   – Altro elemento è l’esperienza. Nei corsi invitiamo sempre coppie esterne che abbiano vissuto esperienze molto forti da raccontare: adozione, famiglie numerose …

 Come si coniuga il sentirsi beati con il piacere?

Valentina – Per me sono collegati

Diego – Non necessariamente

 Chi è beato è necessariamente felice?

È un sì corale, ma non vale il contrario.

Evelino – Per me la beatitudine è rendersi conto e accettare quello che hai. Sei beato se quel poco o tanto diventa un dono e in quanto tale anche un piacere. Se mi rendo conto che questo bicchiere d’acqua è sufficiente, diventa per me una beatitudine e questo mi reca piacere.

Roberto – Il termine “mi accontento” lo trovo riduttivo, proverei a dire che “provo soddisfazione”.

Evelino – Mi soddisfa comunque perché quella, sia pur fugace, beatitudine non mi spinge a cercare un altro tipo di acqua che mi piacerebbe di più, come San Francesco che si accontentava  di ciò che la natura offriva.

Insieme, queste quattro coppie di “accompagnatori della vita cristiana attraverso il matrimonio”, nella condivisione di esperienze durante i venerdì sera e di alcuni pranzi domenicali con altre giovani coppie e invitati speciali, hanno intrapreso un percorso arricchendosi di relazioni e rilanciando questo modello di vita: nell’ultimo anno, alla fine del corso, sono state 7 le giovani coppie che hanno deciso di ritrovarsi ancora per condividere momenti insieme. Chissà se prendersi cura delle “relazioni” non sia una di quelle parole da aggiungere nella lista dei regali. Buon matrimonio a tutti!

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