Dio si è comprato una tenda

Un esercizio di logica, attraverso l'immaginazione, ci può guidare.

Un passante ti chiede una indicazione stradale, dicendo che è importantissima, essenziale, ne ha bisogno urgente. Si è perso.

Dopo avergli fornito dettagli che credevi esaustivi, dalla posizione in cui sei, alta e panoramica, lo vedi sbagliare direzione. Cosa fare?

Prima opzione. Te ne freghi e dici: "Fatti suoi, non ha capito".

Seconda possibilità: prendi a cuore il problema. Ma come? Puoi metterti a urlare, ma se è lontano non sente.

Puoi fare di più, urlare e fare dei gesti, ma se è di spalle non vede.

Non resta che una cosa: mettersi a correre, raggiungerlo e, trafelato, mettergli una mano sulla spalla per dirgli: "amico, vieni con me".

Questa è la storia delle religioni del mondo.

La creazione, la natura, la ragione danno delle indicazioni all'uomo, che per la sua libertà si perde nel groviglio del quotidiano. Le filosofie hanno urlato grandi e profonde indicazioni lungo la storia per indirizzare i passi delle culture, delle politiche, delle società. Le religioni hanno fatto di più aggiungendo segni, riti, sacrifici, persino segnali di fumo con i profumi dell'incenso.

Il Dio di Gesù Cristo invece ha scelto di lasciare la alta e panoramica comodità del cielo per mettersi a rincorrere l'uomo nella polvere e raggiungerlo là dove era arrivato, facendosi compagno di viaggio.

Questa è pure la storia di ogni uomo secondo la Bibbia.

Ciascuno di noi vaga disorientato in un groviglio di idee e di storie. Abbiamo bisogno urgente e pressante di trovare la nostra strada. Consegnando la creazione nelle mani dell'uomo, Dio ci ha suggerito delle indicazioni, ci ha disegnato strade aperte. Vedendoci annaspare nel labirinto delle nostre scelte si è messo a gridare indicazioni attraverso le pagine della Bibbia, ma i rumori della vita hanno coperto la sua parola e la sua voce.

Allora Dio si è ingegnato nel fare dei segni sull'orizzonte quotidiano, o di lanciarci segnali che raggiungessero i nostri passi incerti, ma noi eravamo girati di spalle, accartocciati sulle preoccupazioni e non siamo riusciti a coglierli, a vederli, ad accorgerci.

Allora Dio si è messo a correrci dietro.

Anche in questo però il Dio di Gesù Cristo si è dimostrato esagerato.

Ha voluto venire sulla "TERRA" ma non si è "mascherato" da uomo come altri Dei nella storia delle religioni avevano fatto.

Si è fatto uomo, è nato uomo, si è incarnato. Mai era successo.

Avrebbe comunque potuto convincere l'uomo con effetti speciali, invece ha voluto rispettare delicatamente la libertà di ciascuno, facendosi viandante sulle strade della CITTÀ del quotidiano.

Anche qui si è dimostrato un Dio esagerato e ha fatto di più: ha comprato casa sulla terra, ha scelto di essere "VICINO DI CASA".

Il vicino ha la qualità della disponibilità: forse sai poco di lui, ma sai che c'è se hai bisogno, che gli puoi bussare se ti serve qualcosa.

Nemmeno questo gli è bastato. Vedendo l'uomo sempre di corsa, mai arrivato, continuamente perso, Dio si è comprato un "TENDA", così può seguirlo ovunque, condividendo l'incertezza e la precarietà.

L'antichissima immagine della tenda dei nomadi dell'antico testamento è quanto mai moderna e attuale per dire lo stile del Dio di Gesù Cristo.

Questa delicatezza di Dio e fragilità della tenda come ci provoca?

Se guardiamo alla nostra vita piatta e concreta, che Dio agisca così, che si faccia uomo o no, che ci corra dietro, ci cambia qualcosa?

Che ce ne facciamo di un Dio con una tenda?

Allora mi sono detto: ma perché Dio non cambia?

Anziché entrare nella solita e scontata mangiatoia del presepio, perché non prende il posto della TV di casa nostra?

Forse avrebbe più chances di avere spazio e attenzione.

Se Gesù si facesse TV avrebbe un posto speciale in casa e sarebbe finalmente preso sul serio da tutti quando parla.

Tutti lo ascolterebbero con attenzione senza interrompere o discutere.

Mi piacerebbe che Gesù provasse quella attenzione particolare che riceve la televisione quando non funziona: "Oddio e adesso?".

Come la TV si sentirebbe cercato da chi si sente solo dentro casa o da chi torna stanco dal lavoro desiderando attimi di pace.

Mi piacerebbe vedere litigare per stare da soli con lui, come per la TV, o vedere in altri momenti, rari, tutta la famiglia insieme davanti a lui; oppure vedere chi tralascia tutto per passare del tempo con lui.

Non gli stiamo chiedendo molto, solo di farsi televisione, perché forse così noi ci accorgeremmo davvero di lui, ci accorgeremmo veramente che lui c’è e che ci parla, che lui è dentro le nostre case, che lui ci è vicino.

Un Dio che si fa vicino di casa, anzi si compra la tenda, ci dice che ciò che determina la qualità di un viaggio è chi hai accanto.

Perché la tenda è antico simbolo di presenza, di apertura, di accoglienza. Lo è per Dio con noi, lo è per noi con Dio, lo è per noi con gli altri.

Proviamo a chiederci chi vogliamo, chi accettiamo, chi c'è e non ce ne accorgiamo. Proviamo a domandarci chi non vogliamo nella tenda della quotidianità e chi non ci accorgiamo di lasciar fuori.

Impariamo lo stile della presenza di Dio nella pelle di una tenda, una casa in cammino: non serve cercare la persona più bella del mondo, quanto invece scegliere chi rende più bello il tuo mondo.

 

Questo articolo è stato pubblicato in PASTORALE da Mons. Giulio Dellavite . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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