Nessun uomo è un isola

Nessun uomo è un'Isola, intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare, la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica o la tua stessa Casa.

Queste parole, di un poeta inglese del 1600, ci mettono di fronte alla realtà più banale,ma anche più vera, della nostra vita: non possiamo bastare a noi stessi, e per quanto ci sforziamo, da soli non andremo mai da nessuna parte.

Fin dai tempi più remoti noi uomini abbiamo sempre sentito il bisogno, la necessità, di riunirci, di vivere insieme. In tribù, prima, poi in clan, e infine in villaggi e città, protette da alte mura che custodissero ciò che di più prezioso c'era al loro interno: la nostra vita.

Abbiamo sempre sentito l'esigenza, la necessità, il desiderio di vivere insieme, di condividere i nostri cammini e le nostre storie, di mettere in comune le nostre esperienze e le nostre energie, per costruire qualcosa di bello, qualcosa che durasse più del nostro passaggio su questa terra, più della nostra stessa vita. Qualcosa che ci fosse, anche quando noi non ci saremmo più stati. Qualcosa, da trasmettere ai nostri figli, e che loro avrebbero portato avanti. E così, ecco i villaggi, ecco le città: non semplicemente luoghi dove vivere, lavorare, camminare, ma segni visibili di un'umanità che calpesta questa terra, ci vive, ci lascia sopra i propri segni, le proprie firme.
 
Le città sono il segno del nostro vivere insieme, del nostro voler condividere il cammino su questa terra; ma non sempre le città sono il luogo dove si vive da fratelli. Vorremmo che lo fossero, ma quante volte ci troviamo a fare i conti con quelle valli, o quei burroni, che scaviamo tra noi e le persone che ci vivono accanto. Vorremmo condividere, vorremmo aprirci, vorremmo vivere da fratelli, ma quanto è difficile fidarci, tendere la mano e fare un passo verso gli altri. Quante volte ci viene più facile aiutare gente che vive dall'altra parte del mondo, e magari non riusciamo a rivolgere la parola a chi abita nelle strade della nostra città, nella nostra zona, nella nostra via, nell'appartamento accanto a noi, o magari persino nella nostra stessa casa.
 
"Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno". Così dice il profeta Baruch. Dio ha deciso di spianare rupi e colmare valli.
"Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate", grida Giovanni il Battista.
Che bello se questo tempo di Avvento diventi un tempo in cui anche noi ci mettiamo a spianare e colmare, a riempire ogni burrone e ad abbassare ogni monte.
 
Che bello se spendessimo un po' di tempo per riempire quei burroni che mettiamo tra di noi, fatti di invidie e pregiudizi.
Che bello se ci impegnassimo ad appianare i monti dai quali a volte ci ergiamo a giudici ed accusatori dei nostri fratelli.
Che bello se avessimo il coraggio di percorrere quelle vie che ci portano a bussare alla porta del nostro vicino, a fare un colpo di telefono a quel parente o amico che da tanto non sento più, a rispondere con un sorriso a chi incrocio per la mia strada, a dare anche solo il buongiorno a quella persona che incontro ogni mattina uscendo dal portone di casa …
 
Sì, sarebbe bello, davvero. Allora sì, ogni uomo vedrà la salvezza di Dio, non in lampi, tuoni o fulmini, ma nella semplicità di un gesto che mi fa dire: il regno di Dio è proprio in mezzo a noi!

 

Questo articolo è stato pubblicato in PASTORALE da Don Marcello Crotti . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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