Che abbiamo fatto del giorno del Signore?

L’abbiamo discusso nei nostri incontri aclisti: gite, consigli di circolo, pellegrinaggi … Che domenica consegniamo alle generazioni future?

Nella cultura odierna è ancora il giorno del Signore?
E’ ancora un giorno diverso dagli altri dentro il quale si coltiva e si rafforzano i rapporti all’interno della famiglia?
Ma come è possibile se molte di esse hanno un componente che deve sottostare alla spietata legge del profitto? Quante mamme sono costrette a lavorare nel giorno di festa privando i figli della presenza insostituibile della figura materna all'interno della famiglia?

E’ ancora un giorno in cui si respira un senso di appartenenza a delle tradizioni secolari?
Riusciamo a far fronte alla disgregazione del concetto di domenica?

Ci siamo chiesti: è mai possibile che ci facciamo scippare questo dono prezioso?  Possiamo fare qualcosa per impedire questo impoverimento culturale?
Come aclisti siamo convinti dell’importanza della domenica ma siamo stupiti nel constatare quanto siamo arrendevoli di fronte all’incalzare di “stili di vita” governati e imposti da società la cui finalità è il denaro.

 

Oggi la pubblicità più ricorrente è: domenica sempre aperto. Sette giorni su sette. Giorno e notte, manca poco. Siamo polli da spennare, siamo polli da ingrassare. Siamo in batteria. Lavora e spendi. I tanto preziosi sindacati dei lavoratori, sempre pronti a indire scioperi per difendere la dignità della persona e la qualità della vita, dove sono? Ma è questa la vita che vogliamo?
Noi credenti siamo convinti di no. Siamo ancora una forza che può cambiare. Come? Semplicemente boicottando la spesa domenicale “spendendo” le nostre domeniche in rapporti famigliari e comunitari.
Certamente sarebbe più facile se tutte le componenti cattoliche (famiglie, parrocchie, stampa, associazioni, comunità religiose …) remassero nella stessa direzione.

 

Durante il dibattito nel nostro circolo Acli di Seriate sono emersi alcuni esempi al riguardo, secondo noi negativi. Ne riportiamo uno: possibile che perfino il nostro caro L’Eco di Bergamo, quotidiano cattolico, accetti di fare la pubblicità a centri commerciali, supermercati o negozi vari dove si evidenzia: domenica aperti? Dov'è la coerenza quando in prima pagina leggiamo un articolo dei vescovi che esprimono l'importanza della domenica e della sua difesa?
Ci siamo detti che forse è una battaglia persa, ma almeno l’abbiamo combattuta.
Farla vuol dire sentirsi vivi.

 

Sottoscritto dalla Presidenza del Circolo Acli di Seriate

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