Consiglio Pastorale del 16.05.2017

Verbale di
martedì 16 maggio 2017

Centro Pastorale Parrocchiale

Alle ore 20.30, con l’Adorazione Eucaristica Silenziosa nel Santuario del Sacro Cuore s’è dato il via al quarto incontro dell’Anno Pastorale.

Assenti: Francesco Chiesa, Gianantonio Farinotti, Massimo Campana, Cecilia Morosini, Angelo Paganessi, Angelo Pagnoncelli, Marzio Pallini, Giuseppe Pasquinelli, Alberto Pinetti, Maria Rizzi, Marco Zucchelli,  diacono Giuseppe Lo Sardo e rappresentati Suore Scuola Materna di via Colleoni.


Viene approvato il verbale della seduta precedente.


Don Mario comunica che anche in questo incontro non affronteremo gli ultimi due ambiti pastorali legati alle Zone Luce e Comonte, che rimandiamo al prossimo anno, per presentare e condividere una riflessione sulla pastorale avvenuta prima fra sacerdoti e poi, l’8 aprile, in un forum allargato ai laici a cui si è dimostrato molto interessato anche il Vescovo.

Don Mario, don Marco e don Marcello Crotti si alternano nel leggere e commentare il verbale del forum di riflessione su pastorale e catechesi, che troviamo allegato al verbale.

Dopodiché viene aperto il dibattito su quanto ascoltato.

Fausto Duca nota subito come la maggior parte delle persone che frequenta la messa ha più di 60 anni.
Gli piace poi soffermarsi su due parole: famiglia e complessità. A messa, e in generale alla vita comunitaria, faticano a partecipare le nuove famiglie per la complessità che si è venuta a creare nella società. Forse per aumentare la partecipazione dobbiamo ascoltare questa complessità e andare incontro alle esigenze delle nuove famiglie. Anche la famiglia “canonica” sta diventando una minoranza, dobbiamo trovare un modo per coinvolgere tutti i nuovi tipi di famiglia.

Maurizio Chigioni, guardando i grafici, si mostra preoccupato per la trasmissione della Fede. C’è una bassissima partecipazione di bambini: invecchia l’Italia, invecchia la Parrocchia.
Affidare alle famiglie la formazione dei bambini è come rivivere i tempi della Chiesa delle origini, dove al centro c’è il contatto umano. Anche i pellegrinaggi parrocchiali sono una bella occasione di incontro da valorizzare.
Trova infine positiva l’idea di puntare di più sui gruppi famiglia, una fontana per la Comunità.

Don Marco si trova allineato con Maurizio, è la relazione l’unico modo per trasmettere la Fede Cristiana. Il problema è che oggi le persone sembrano schivare le relazioni: la spesa la si fa al supermercato dove volendo, coi il fai da te, non devo proprio parlare con nessuno. La spesa alla bottega è più faticosa, entrano in gioco troppe relazioni.
Il cre è sicuramente l’attività che richiama più presenza: c’è un buco, una necessità, da coprire, e allora ben venga, ma alle famiglie interessa solo il servizio e in modo asettico, non come viene fatto e il progetto che ci sta dietro, ne è prova che alla presentazione del cre vengono 20 genitori.

Riccarda Granata non rinuncerebbe a priori alla catechesi. I genitori comunque la chiedono e i catechisti riescono a stabilire buone relazioni con bambini. Alcuni ragazzi vivono forti situazioni di disagio in famiglia, e nella catechesi trovano un adulto capace di avvicinarli in modo positivo.

Don Marco condivide la sensazione che a volte le famiglie pensano di farci un piacere a portare i ragazzi alla catechesi: non siamo noi a fare un servizio prezioso per i loro bimbi, ma sono loro che fanno un servizio a noi nel portarli, e lo fanno pure pesare.

Attilio Rossoni suggerisce di andare oltre le fragilità delle famiglie, ma di guardare al bene dei bambini.

Don Mario fa notare come storicamente la catechesi dei fanciulli non è esistita fino al 1500, e la Chiesa è sempre andata avanti lavorando con gli adulti. Ora la vita è cambiata rapidamente, con un ritmo non paragonabile ai 500 anni precedenti: mettiamo una pezza a quello che c’è o proviamo strade nuove?
Abbiamo di fronte famiglie che ci portano i ragazzi per prassi, sono segnali pesanti, dobbiamo andare oltre.

Marco Redolfi vuole mettere l’accento su quello che Riccarda sostiene essere il centro della catechesi: la relazione. E’ grazie alle occasioni di incontro come la catechesi e il cre che siamo venuti a conoscenza di situazioni di difficoltà e siamo potuti intervenire. Saranno anche incontri freddi con le famiglie, ma sono sempre relazioni che è difficile costruire altrove.
Dobbiamo poi guardare anche ai non cristiani, imparare a dialogare con loro e ascoltarli.

Don Marco sostiene che spendiamo tante energie su occasioni non efficaci. Dobbiamo ridistribuire le risorse, chiederci cosa è più importante curare al meglio e cosa può essere trascurato e investire di conseguenza.

Marco Redolfi sostiene che dobbiamo anche pensare ai nostri errori, non incolpare gli altri perché non vengono: non è che non vengono per colpa nostra?

Don Marcello Crotti ricorda che la statistica sulla partecipazione alla messa non è stata fatta per giudicare nessuno, ma solo per fotografare la realtà.
Dopo il CPaP dedicato alla famiglia, c’era entusiasmo intorno ai gruppi famiglia, voglia di fare, ma che si è spenta per due motivi: uno non ho avuto una sera libera, due i laici non devono sempre aspettare i preti.

Maurizio Chigioni sente spesso nominare “nuova evangelizzazione”: qui sono i laici a doversi spendere per primi.

Marco Redolfi crede importante parlare di Comunità, non di preti e laici. Siamo una cosa sola, una Comunità.

Leandro Pirovano, tornando alla partecipazione alla messa, mette in luce come il 27% non sia un numero basso, anzi; le prime comunità cristiane erano molto meno numerose del 27%. Il problema è come riconoscere questo 27%: solo dalla messa o per la vita?
Gli Atti degli Apostoli parlano di stima reciproca: non dovremmo avere screzi fra di noi per posizioni diverse. Senza la stima, anche per una persona che ha una proposta diversa dalla mia, non possiamo dirci una Comunità Cristiana.

Don Mario sostiene che non è più la fase dell’aggiustamento del tiro, ma del cambiamento radicale. Ci vuole un modo nuovo di evangelizzare, dobbiamo ridistribuire le priorità.

Sicuramente, sostiene Sandra Rossoni, ci vuole una riflessione, ma i pilastri ce li siamo più volte ripetuti: laici, rispetto, relazione e apertura.

Don Mario crede che prima dobbiamo capire quello che sta avvenendo intorno a noi per poter fare le scelte giuste.

Attilio Rossoni ribadisce che 4000 persone che a Seriate vanno a messa non sono proprio poche, magari meno rispetto al passato ma sicuramente più consapevoli.
Si deve ripensare la modalità con cui vengono proposte certe cose, non farle perché vanno fatte, per poi magari proporle in modo posticcio e controproducente, ma curare la qualità di quello che si offre. Un esempio possono essere le messe: pensare di ridurre il numero ma di curarle di più? Si devono ridistribuire le risorse, sia umane che economiche.
Sulla catechesi familiare credo poco, meno ancora che in quella tradizionale: se le nuove coppie non si sposano e non fanno battezzare i bambini, sarà difficili puntare su di loro per la trasmissione della Fede ai figli, non c’è terreno.

Mina Prometti riprende l’intervento fatto al forum dal sociologo: la gente ha bisogno di relazione, ha fame di relazioni. Come cristiani, queste 4000 persone che frequentano, devono innanzitutto vivere bene le relazioni. I cristiani devono essere un punto di riferimento, devono essere un incoraggiamento.

Leandro Pirovano rilegge un passaggio a pagina 5 del verbale del forum, ritenendolo un nodo centrale per ripensare la pastorale:

La questione al centro della proposta cristiana consiste nella felicità e nella possibilità di una vita buona. E’ necessario uno spazio fraterno nel quale rievocare le domande di senso, coltivare i legami, dare consolazione all’anima sofferente… sono questi i fattori che generano la comunità cristiana.

Don Mario si trova d’accordo, ma occorre trovare la strada per porlo in pratica.

Don Marcello Crotti riporta l’esperienza di un Parroco bergamasco che è andato a trovare tutte le famiglie dei bambini della Prima Comunione. Per tre mesi non ha avuto tempo per fare altro, non ha potuto tenere altre riunioni, sono scelte di priorità.

Marco Redolfi ritiene che sia stato il presbiterio a dare le direttive a quella Comunità per quella scelta.

A Seriate, dice don Mario, i preti sono spesso accusati di fare tutto loro, senza condividere le scelte. La realtà è ben diversa, su tutto viene consultato il laicato, è nel CPaP che si riflette e di decide.

Maria Antonietta Gusmini ritiene difficile fare delle riflessioni così sui due piedi. L’aver ricevuto il testo qualche giorno prima avrebbe facilitato la riflessione.

Don Mario risponde che purtroppo il testo è arrivato all’ultimo, e comunque oggi la riflessione ha inizio, non c’è pretesa di giungere già alla conclusione.

Marco Redolfi si mostra consapevole dei molti impegni che i sacerdoti a Seriate hanno, e ritiene che solo loro possono decidere insieme le priorità e come ridurre e ricalibrare questi impegni.

Evelino Rossoni trova corretto proporre ai laici una visione della Comunità, per poi condividere le strade da percorrere.

Don Mario ricorda che è l’ultimo incontro del CPaP per quest’anno. Durante l’estate ci sarà tempo per rileggere questa relazione e riflettere, in modo che l’anno prossimo si possa continuare a ripensare il futuro della nostra Comunità.

Don Marco presenta il lavoro fatto in comunione con un gruppo di laici per l’erigenda “Equipe Educativa”. In allegato il regolamento.

In chiusura, don Mario ricorda la scelta fatta di uniformare per tutti i volontari e i gruppi presenti nella Parrocchia i momenti di incontro e ringraziamento: gli auguri di Natale, con annesso il resoconto economico, e la gita estiva, per quest’anno il 2 luglio a Torino, sui luoghi di don Bosco.

L’incontro si conclude alle ore 22.53.

 

 

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