Imparare a fare Festa

Famiglia, lavoro… e “finalmente” la festa. Temi intrecciati, che si influenzano e modellano a vicenda, di cui l’ultimo può essere “sintesi” degli altri due.

Durante l’incontro di marzo, il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha provato a fare luce su quello che può essere definito “luogo di pienezza”, spazio qualificante dell’esistenza e compimento della vita. È la festa, infatti, che da senso alla quotidianità, e, più in generale, al nostro vivere. Per questo motivo il modo di “organizzare” la ferialità (il lavoro, soprattutto, ma anche gli impegni quali lo sport e lo studio) è centrale: se le mie giornate scorrono tra ritmi sfrenati, come posso fare festa? Solo recuperando il senso del lavoro si può trovare quello della festa, che altrimenti finisce per essere esclusivamente una “valvola di sfogo”.

L’argomento “Festa” di fatto non è così “immediato”, il rischio di scivolare dal silenzio alla sagra delle banalità è dietro l’angolo. Tuttavia questo è sorprendente, dal momento che noi cristiani siamo quelli che “Celebrano le Feste”, di cui la Pasqua ne è il culmine.

Alcuni aspetti per approfondire il tema potrebbero tornare utili. Il primo è antropologico: rendersi conto di essere stati creati ci induce ad essere festosi per ogni cosa che ci viene donata. Gli altri due sono cristiani: sentirsi salvati e destinati ad un avvenire eterno ci permette di avere una sguardo più ampio e profondo, più vero e “ancorato”. Se non ritorniamo a queste tre premesse rischiamo di essere delle persone tristi, incapaci di riscoprire il Buono, il Bello e il Vero che ci circondano.

Che posto diamo durante la festa alla relazione, con gli altri e all’incontro con Dio? Che festa è la domenica di chi lavora nei centri commerciali? Ma siamo sicuri che sia festa per chi ci va? Dipende cosa riteniamo qualifichi la festa: guardare le vetrine, comprare? Se l’uomo si sente soggetto economico, anche la festa sarà vista unicamente in quell’ottica.

Storicamente le Feste sono nate per diffondere e far conoscere valori laici o religiosi: la Liberazione e i diritti dei lavoratori da una parte, per esempio, e i dogmi della Chiesa (tra cui l’Immacolata Concezione o l’Assunzione) dall’altra. Ma oggi i ragazzi sanno il significato di queste Feste? Sanno perché “non vanno a scuola?”. La colpa però forse non è loro, ma dei grandi, che non sanno più vivere la non ferialità.

Riflettere sulla festa ha permesso di interrogarsi anche sulle vita della Parrocchia. La messa del sabato prefestiva è considerata dalla gente “l’eccezione” o è vista come l’occasione per avere la domenica “libera” da vincoli? In merito alle feste patronali, qual è lo stile che viene proposto? Che obiettivi ci sono? Siamo capaci attraverso gli eventi e le celebrazioni di queste Feste di far conoscere chi è il Redentore? Se smarriamo queste Feste perdiamo anche le verità di Fede e i valori che portano con sé.

Farsi queste domande significa mettersi in discussione, crescere, e “imparare”… anche a fare festa!

 

Andrea Luzzana

 

 

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