Consiglio Pastorale del 10.01.2017

Verbale di
martedì 10 gennaio 2017

Centro Pastorale Parrocchiale

Alle ore 20.30, con l’Adorazione Eucaristica Silenziosa nel Santuario del Sacro Cuore s’è dato il via al secondo incontro dell’Anno Pastorale.

Assenti: Ivana Belotti, Francesco Chiesa, Virginio Fornoni, Massimo Campana, Mariella Manenti, Angelo Paganessi, Angelo Pagnoncelli, Giuseppe Pasquinelli, Alberto Pinetti, Mina Prometti, Marco Redolfi, don Marco Giudici, diacono Giuseppe Lo Sardo e rappresentati Suore Scuola Materna di via Colleoni e Sacra Famiglia di Comonte.


Viene approvato il verbale della seduta precedente.


Don Mario introduce l’incontro, ricordando come stiamo di volta in volta affrontando i vari ambiti pastorali legati alle zone. Un lavoro di progettazione che può risultare faticoso, ma necessario per gettare le basi della comunità del futuro.

Oggi a tema è la Zona Risveglio, legata all’ambito della Fragilità e della Cultura (che affronteremo in seguito).

Don Mario legge e commenta quanto il Convegno Nazionale Ecclesiale di Verona ha esplicitato sulla Fragilità: si nota subito come la fragilità sia intesa a 360 gradi.

Per affrontare il tema sono presenti al CPaP i rappresentanti delle associazioni della Comunità che si occupano in vari modi di fragilità.

Marzio Pallini fa notare il passaggio di apertura di quanto letto dal parroco: “ciò che deve essere”. Questa è la Chiesa, non puoi essere Chiesa se non sei attento alle fragilità: è l’essenza di ogni cristiano. Non si tratta solo di fare assistenza, ma formazione, educare alla cura. Marzio sottolinea come sia importante lavorare in sinergia con tutte le realtà legate all’aiuto, anche quelle non in seno alla Parrocchia.

Elia Marenzi racconta il CAV, Centro Aiuto alla Vita, sorto a Seriate circa 10 anni fa dal desiderio di un gruppo di mamme di sostenere la vita. Attualmente sono in 17. Si occupa delle donne durante la gravidanza, fino al primo anno di vita del figlio. Sono soprattutto mamme sole, che aspettano un figlio indesiderato, con delle grosse fragilità alle spalle. Importantissimo è l’ascolto di queste donne, il farle sentire preziose per qualcuno, incoraggiarle, farle sentire adeguate alla maternità, con delle potenzialità. Oltre che nella sede di via Del Fabbro, le volontarie sono presenti anche all’ospedale Bolognini, al giovedì, per aiutare le donne che si stanno informando per l’interruzione di gravidanza a fare il giusto discernimento.

Cecilia Morosini presenta la Caritas, nata a Seriate nel 1995 con uno statuto che dice che nel consiglio devono far parte tutti i rappresentanti delle associazioni caritative, dell’ACLI e delle suore. Da sempre quindi la Caritas è aperta, cerca di fare rete, soprattutto dopo il rilancio voluto da don Gino nel 2002. Il Centro di Primo Ascolto nasce proprio come segno di ascolto e apertura agli altri. Non risponde solo ai bisogni alimentari con la distribuzione del cibo, ma cerca di rispondere a tutte necessità. Da due anni è attivo anche un centro di distribuzione a Paderno. L’attenzione a tutti i tipi di fragilità, ha fatto nascere nel tempo l’esperienza dello Spazio Compiti, del Corso di Italiano per adulti, della Casa della Carità e per i familiari dei degenti ospedalieri. La Caritas è in collaborazione con i Servizi Sociali, con i quali c’è un confronto periodico.

Renato Zini, anche lui attivo nella Caritas, ricorda volentieri due attività legate ad esse: il recupero del pane invenduto e le esperienze di Carità proposte agli adolescenti che frequentano la catechesi. Informa poi che il servizio Spazio Compiti coinvolge 40 volontari, e il corso di italiano 16. Sono numeri significativi, ma che pochi conoscono. Allo Spazio Compiti si è anche riusciti a fare degli inserimenti lavorativi: in questo tempo di crisi siamo riusciti a dare un po’ di lavoro, non è poco.

Gianantonio Farinotti sostiene che, al di là delle forme organizzate che la carità assume, per ciascuno di noi in ordine alle diverse possibili fragilità – che ciascuno può vivere o avere vicino – si apre la possibilità di vivere da un punto di vista cristiano alcune Beatitudini e dal punto di vista umano la dimensione della Cura.
Suggerisce due questioni centrali da assumere pastoralmente:

  • l’intergenerazionalità: coinvolgere persone di età diverse (es. giovani da ‘educare’ ad essere attenti alle fragilità dei genitori/nonni);
  • “anziani che si occupano di anziani”: promozione del mutuo aiuto fra anziani (i sani che si prendono cura dei malati);

Sottolinea poi come la fragilità sia legata, come ambito pastorale, in particolare ad altri due (ambiti) di quelli individuati nella nostra analisi: la cittadinanza e la formazione.

Alida Carsana inserisce a pieno titolo nell’ambito della fragilità la disabilità. I disabili sono ben inseriti soprattutto al CRE, in collaborazione con i Servizi Sociali. Come Parrocchia siamo presenti anche al “Tavolo della disabilità”. Questo è segno di una comunità attenta.

Claudio Cortesi riferisce che a Seriate sono presenti due associazioni nel campo della disabilità: “Tempo di Agire”, legata a progetti di autonomia con la casa del “Mandorlo”, e “Gruppo Aperto”, più vicina a laboratori artistici. Inoltre c’è il servizio comunale dello SFA. Sono tre realtà che cercano di interagire tantissimo con il territorio: noi li possiamo vedere in opera alle feste. Da segnalare poi un gruppo di genitori di piccoli bambini disabili che si sono incontrati in un laboratorio ludico-musicale: mentre i bambini giocavano, i genitori si confrontavano con psicologi.

Don Marcello Bonanomi mostra come da qualche decennio la “pastorale sanitaria” è in forte trasformazione.
Anzitutto l’assistenza spirituale non è più assicurata solamente dal sacerdote, ma anche da diaconi, da frati e suore, da volontari laici (che spesso sono ministri straordinari della Comunione) che insieme formano la cappellania. Come avviene nella pastorale parrocchiale, anche nella pastorale sanitaria tale allargamento non dipende tanto dalla diminuzione del numero dei sacerdoti, ma soprattutto dall’esigenza di valorizzare i diversi carismi nella Chiesa, arricchendo notevolmente il servizio ai malati con diverse sensibilità.
Altro cambiamento fondamentale è il tipo di assistenza che viene offerto. Non ci si riduce a chiamare il sacerdote solo per le emergenze e per dare i sacramenti a chi sta morendo (cosa che resta di grande importanza); e neppure si limita il passaggio del cappellano alla distribuzione di Comunioni e Benedizioni. L’intento è quello di partire da un dialogo più graduale, delicato e rispettoso con ogni ammalato che lo gradisca, fatto soprattutto di ascolto e condivisione, per poi passare con discrezione ad un annuncio di speranza legato alla fede; infine si può giungere alla richiesta/proposta del sacramento (Riconciliazione, Unzione dei Malati, Eucarestia) come possibile punto di arrivo (non scontato) di un piccolo percorso fatto insieme.
Un ultimo cambiamento è quello citato spesso dalla letteratura medica, specialmente Nord-europea e americana, per cui l’assistenza spirituale è vista ormai come parte integrante nel processo di cura, in un approccio olistico al paziente che tiene conto anche delle sue esigenze psicologiche, relazionali e spirituali. Così l’impegno della cappellania non è giustapposto alle altre professionalità, ma integrato in un lavoro d’equipe, che mette davvero al centro la persona in tutti gli ambiti della sua esistenza.

Miriam Nembrini, reduce da un recente ricovero, porta l’esperienza personale di quanto un malato si senta fragile. Evoca poi come nella cappella dell’ospedale ci sia un simulacro del Cristo a cui mancano le braccia: un simbolo azzeccato per dire che siamo noi le sue braccia per sorreggere e aiutare i malati.
Miriam fa parte del gruppo “Famiglie per l’accoglienza”, un gruppo di circa 90 famiglie amiche, che hanno in comune d’essere adottive o affidatarie. Una bella esperienza d’apertura, per essere “padri e madri” di tutti quelli che incontriamo.

Riccarda Granata vede nella famiglia il luogo originale in cui imparare a curare le fragilità, a vivere nella carità. E’ la famiglia, che in questo momento è un po’ arida, il bacino da cui provengono le forze per operare con i gruppi e le associazioni.
Come ministro straordinario dell’Eucarestia, constato molto la solitudine delle persone malate, e spesso mi trattengo con loro per ascoltarle.

Evelino Rossoni ha avuto la conferma da quanto ascoltato questa sera che l’ambito pastorale della fragilità è ben vissuto nella nostra comunità. Questo ci deve riempire di speranza e di riconoscenza verso Dio per tutti questi volontari.

Maria Rizzi interviene sottolineando come questo ambito sia comprensivo anche della missionarietà. Se ne occupava, da circa quarant’anni, il gruppo missionario che proprio recentemente, ha deciso di chiudere l’attività per carenza di componenti e per la mancanza di rigenerazione. Forse lasciare un vuoto può far confluire nuove forze, magari dall’esperienza missionaria che don Marco sta pensando di organizzare con i giovani nella prossima estate.
In ogni caso, nasca o meno un nuovo gruppo missionario,  “educare alla mondialità” è al giorno d’oggi sempre più necessario soprattutto per l’interdipendenza fra le situazioni di guerra e povertà che generano le migrazioni e la fatica di chi accoglie.
Purtroppo in questi ultimi anni l’impegno economico della nostra nazione per la cooperazione internazionale e il sostegno agli organismi di volontariato sono diminuiti e ciò rende ancora più decisiva la nostra solidarietà e condivisione. La campagna  “Il diritto a rimanere nella propria terra”, come pubblicato su Voce di Seriate di ottobre 2016, promossa da Missio, Focsiv e Caritas italiana indica chiaramente come, oltre il doveroso impegno dell’accoglienza, bisogna tener presente e agire sulle cause che determinano le migrazioni.
E’ importante quindi tenere accesa la tematica per educare ed educarci alla mondialità e alla solidarietà.

Maurizio Chigioni fa notare come anche l’ACLI sia vicina alla fragilità, dando assistenza a livello burocratico. E’ un servizio importante, che aiuta chi è disorientato e non sa come muoversi.
L’ACLI poi cerca di dare questo servizio con uno stile diverso rispetto agli altri enti, prestando attenzione e vicinanza alle persone.

Franco Vavassori racconta l’esperienza dell’UNITALSI, altra realtà interna alla Caritas che conta una quindicina di volontari che danno amicizia e aiuto agli anziani. Ogni volontario si muove a livello individuale e autonomo, senza bisogno di schemi orari e tabelle. Le attività più strutturate sono legate alla Giornata del Malato, alla Pasqua del Malato e all’Unzione degli Infermi durante le Feste Patronali. Ci sono poi i pellegrinaggi a Lourdes e Loreto, e le vacanze al mare o montagna.
Anche noi purtroppo sentiamo lo scioglimento vicino, non avendo un ricambio di volontari.

Don Mario riconosce che la Parrocchia ha un quadro molto ricco e variegato dipinto intorno alla fragilità. Forse non tutti sono a conoscenza di quanto abbiamo, dovremmo dare più risalto.
Purtroppo nella settimana successiva al Natale abbiamo concluso l’esperienza di due realtà, il Gruppo Missionario e l’Azione Cattolica. L’UNITALSI e la San Vincenzo sono in grossa difficoltà. Su questo dobbiamo riflettere. Spesso i gruppi sono legati da amicizia fra persone della stessa età, che rendono difficile il ricambio.
Il lavoro che aspetta alla Zona Risveglio è di creare sinergia fra questi gruppi, unire le forze e creare momenti unitari che segnino la vita della comunità, facendosi conoscere.

Cecilia Morosini ricorda le attività organizzate dal “tavolo delle associazioni”, coordinate dai Servizi Sociali, volte a far conoscere il volontariato alla comunità, a cui spesso abbiamo partecipato, oltre ad alcuni open-day. Attività che hanno dato anche il loro frutto in passato.

Attilio Rossoni sottolinea l’importanza di far conoscere il nostro operato tramite queste manifestazioni, ma trova più efficace il coinvolgimento personale. Si deve poi mettere in atto qualcosa per creare la mentalità giusta nei cristiani, non farli sentire tali se non si spendono per la fragilità.

Marco Zucchelli suggerisce tre domande per valutare l’agire a favore delle fragilità:

  • tutto il nostro agire sta aiutando la comunità a credere?
  • i gruppi svolgono un aspetto più operativo, ma sono supportati da un pensiero pastorale?
  • di cosa la nostra comunità oggi ha più bisogno, dove dobbiamo spenderci?

Cecilia Morosini ricorda che il cristianesimo ha tre gambe: Parola, Sacramenti e Carità. La terza gamba è da recuperare, dobbiamo formare su questo.

Marco Zucchelli riprende la parola sottolineando che c’è anche un problema di conoscenza culturale, dobbiamo conoscere realmente chi siamo a Seriate.
In pochi sanno che la presenza di stranieri più consistente non è di religione islamica ma ortodossa o che il 35% delle famiglie sono composte solo da una persona.

Don Mario trova corretto partire da questi dati per dare direzione all’opera pastorale relativa alla fragilità, lavoro affidato in particolare alla Zona Risveglio.

Chiede poi se nel prossimo CPaP, invece che trattare l’ambito della Cittadinanza legato alla Zona Comonte, come previsto dal calendario, non si possa affrontare il tema del rinnovo dei vicariati, visto che in vicariato c’è un gruppo di lavoro di cui Marco Zucchelli e Gianantonio Farinotti fanno parte.

Raccolto il parere positivo, l’incontro si conclude alle ore 22.50.

 

Un pensiero su “Consiglio Pastorale del 10.01.2017

  1. Fragilità; come contrastarla: chiunque può essere afflitto da questa sindrome, è un pericolo comune a chiunque, che si insinua soprattutto nelle persone provate da varie difficoltà e sofferenze. Come si vede, tante sono le associazioni, gruppi di persone presenti nella nostra parrocchia, protese a fin di bene per il prossimo, sono fondamentali nella nostra grossa comunità. Una di queste, molto importante e indispensabile in questi tempi è il C.A.V. (comitato aiuto per la vita), presente nel locale in via del fabbro dopo il restauro e adattamento al caso, è in funzione dal 2.006, in aiuto alle donne e mamme in grave difficoltà durante la gravidanza colpite appunto dalla fragilità. Contrastare l’aborto, uno dei peggiori mali dell’umanità che per il cristiano è il nemico della vita e della “carità”, la più importante delle virtù.

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