Consiglio Pastorale del 11.10.2016

Verbale di
martedì 11 ottobre 2016

Centro Pastorale Giovanni XXIII

Alle ore 20.45, con la Celebrazione Eucaristica nella memoria di san Giovanni XIII nella chiesa a lui dedicata in Paderno, s’è dato il via al primo incontro dell’Anno Pastorale.

Assenti: Campana Massimo, Farinotti Gianantonio, Paganessi Angelo, Rossoni Attilio, Rossoni Evelino, Padre Rostislav, rappresentati Missionarie Eucaristiche e Suore Scuola Materna di via Colleoni.


In apertura, don Mario saluta e presenta i due nuovi ingressi in comunità e nel CPaP: don Denis Kouakou e il Diacono Permanente Giuseppe Lo Sardo.


Informa poi che in questa seduta sono presenti alcuni collaboratori della Zona Serena, visto che questa Zona è a tema nell’Ordine del Giorno.


Il parroco ricorda poi, sintetizzandola, la nuova impostazione pastorale della Parrocchia, già condivisa nel CPaP straordinario di giugno e nell’Assemblea Parrocchiale del 21 settembre, in cui ad ogni Zona e sacerdote viene affidato un ambito pastorale da curare per tutta la Parrocchia.

Don Mario illustra la modalità di lavoro pensata per quest’anno: cinque incontri del CPaP, uno dedicato a ogni Zona Pastorale e ai relativi ambiti che le sono stati affidati, ripetendo sempre lo stesso schema per il confronto:

  • Cosa si intende per il seguente Ambito Pastorale?
  • Chi potrebbe essere coinvolto in questo Ambito Pastorale?
  • Come può lavorare il gruppo che progetta questo Ambito Pastorale?
  • Come può far ricadere il lavoro sul resto della Comunità?

Questa sera partiremo con la Zona Serena e l’Ambito della Tradizione.

La Zona Serena ha una Tradizione importante legata alla Madonna del Buon Consiglio, per questo le è stato associato quest’ambito da pensare per tutta la Comunità.

Per introdurre la discussione, don Mario legge e commenta il capitolo relativo alla Tradizione del Convegno Nazionale Ecclesiale di Verona:

La tradizione va sempre concepita a un duplice livello: come il deposito della fede e insieme come la stessa esperienza della vita cristiana. Due livelli indissolubilmente uniti. La fedeltà, infatti, non va mai scambiata con la semplice ripetizione intellettuale di una dottrina, ma va vissuta come il racconto di una testimonianza personale e comunitaria. Così l’oggetto della trasmissione della fede non potrà mai essere separato dalla dinamica esperienziale che esso genera. Di qui si ricava un’altra riflessione sul metodo peculiare della trasmissione della fede: l’inculturazione secondo la quale la tradizione è sempre una “traduzione” nei diversi contesti e nei differenti linguaggi dell’oggi, e più specificamente nei mezzi e nei luoghi della formazione e della comunicazione della mentalità pubblica, sino a incontrare la vita di tutti. Da questo punto di vista solo in un dialogo aperto e sincero (tra le persone e tra le generazioni, tra la Tradizione ecclesiale e le tradizioni della comunità civile) si può realizzare una testimonianza autenticamente vissuta. Una vera passione per le donne e gli uomini del nostro tempo – e in special modo per le giovani generazioni –, in risposta alle attese della ragione e del cuore di ciascuno. La prima e più condivisa sottolineatura, a questo riguardo, è stata decisamente quella antropologica, individuando come prima urgenza nella trasmissione della fede, quella di intercettare, valorizzare e farsi carico delle domande, dei problemi e delle attese degli uomini di oggi. All’opposto di questa apertura e di questa sfida educativa sta invece il rischio di un’auto-referenzialità della proposta cristiana, che chiede di essere superata attraverso un dialogo continuo con la cultura, o meglio con le culture odierne, nei loro diversi linguaggi, con la moltiplicazione e insieme la perdita di centro dei valori di riferimento nei diversi ambiti dell’esistenza. Tutto ciò con la consapevolezza che il dialogo si nutre di un’identità vissuta, che richiede a sua volta un legame vivente e ininterrotto con le sorgenti della vita cristiana: di qui l’esigenza di una formazione permanente alla scuola della Parola biblica, una ripartenza sempre rinnovata dal luogo centrale di tutta la tradizione e di tutta l’esperienza del cristianesimo, vale a dire la liturgia. La parrocchia è scuola di comunione permanente e quindi anche ambito di confronto, assimilazione e trasformazione dei linguaggi. Vi è un patrimonio di fede e di spiritualità che è presente nella religiosità popolare, nelle feste e nei luoghi particolari di culto: può divenire, adeguatamente evangelizzato, un momento ancora efficace di trasmissione della fede.

Questa sera dobbiamo interrogarci su questo, su come dire la Fede all’uomo d’oggi? Cosa funziona ancora e cosa no? Ad esempio, le processioni, sono ancora attuali? Parlano ai giovani d’oggi? Sono da ripensare?

Giuseppe Pasquinelli fa notare come la nuova impostazione pastorale riprenda in parte il modello  utilizzato per le commissioni: alcune persone che si preoccupano per tutte le Zone.

Claudio Cortesi, appartenente alla Zona Serena, rammenta che oltre alla Festa del Buon Consiglio, ci sono poche tradizioni in Zona. Ravvede poi il rischio che alcune tradizioni scivolino in superstizioni, dove di Fede c’è poco… Nota poi la difficoltà ad interessare le nuove generazioni alle Tradizioni.

Mariuccia Fioroni, che molto si spende per la Chiesa del Buon Consiglio, la trova sempre molto frequentata da persone diverse per età, anche da fuori Seriate, e spesso fedeli che non frequentano la vita comunitaria ordinaria. Queste persone sono più avvezze alla preghiera personale, intima e privata, piuttosto che a quella comunitaria e condivisa.

Don Mario invita a guardare alla Tradizioni di tutta la Comunità, non solo della Zona Serena. E’ questo il compito della Zona, riflettere sulle tradizioni di tutte le altre.

A Marzio Pallini viene spontaneo pensare alle processioni, che vede con toni chiaro/scuri. Sicuramente partecipata e sentita quella del Venerdì Santo, al contrario quella del Corpus Domini. Queste manifestazioni di Fede vanno ripensate e riscoperte nei suoi significati profondi. Quando partecipo a celebrazioni in rito Ambrosiano, trovo dei gesti simili al rito Romano, ma posti in momenti diversi o con sfumature nuove: questo mi obbliga a ripensare le mie consuetudine, a confrontarmi e a ritrovare i significati profondi.  Lo stesso ripensamento sui segni lo deve fare la nostra comunità: perché ci troviamo certe tradizioni, che senso hanno?

Leandro Pirovano pensa che la Tradizione non la può trasmettere un giovane, lui la riceve. Spetta agli adulti proseguire le Tradizioni e appassionare i giovani. Il nostro compito è chiarire perché certe Tradizioni ci sono, cosa c’è di importante e trasmetterlo alle nuove generazioni.

Don Mario sottolinea che la domanda che ci dobbiamo fare è “perché certi gesti non dicono più nulla?”.

Ivana Belotti, richiamandosi anche lei al Convegno di Verona, ribadisce le opportunità e le possibilità delle Religiosità Popolare. E’ da riscoprire, riviverla per trasmetterla.

Leandro Pirovano, a tal proposito, nomina una Tradizione centenaria del Venerdì Santo a Vertova, che stava decadendo, ma dopo una rivisitazione ha trovato nuova luce e partecipazione.

Don Mario evidenzia la sottolineatura antropologica della Tradizione, cosa che emerge bene dal documento di Verona. Noi dobbiamo farci carico delle attese degli uomini, di questi uomini d’oggi. Senza questo impegno ci sarebbe il rischio dell’autorefenzialità.

Cecilia Morosini si allinea a quanto detto da altri, si deve vedere l’esistente e risignificarlo nell’oggi, con i linguaggi attuali.

Annalisa Morelli, auspica che a il discorso sulla tradizione venga affrontato da persone con età diverse, per capire le attese di tutti.

Alberto Pinetti ricorda come le Tradizioni siano nate per dire la Fede. La Fede è quindi il presupposto per tutte le Tradizioni, senza di quella non hanno senso.

Don Mario nota che questa sera la discussione è propedeutica anche ai prossimi incontri, è un esercizio che darà frutti nei prossimi CPaP.

Ivana Belotti chiede se le discussioni che avverranno in Zona sui vari Ambiti, qual ora avessero delle proposte concrete, devono trovare un riscontro nel CPaP.

Don Mario risponde che la strada è quella.

Ivana Belotti fa notare che in precedenza non c’è mai stata una commissione o un gruppo che ha trattato nello specifico la Tradizione, si parte da zero, con tutte le difficoltà annesse.

Marco Zucchelli, volendo raddrizzare il baricentro, mostra come la Tradizione non sia legata solo alla pratica religiosa. Seriate è poi una città anomala, solo il 30% degli abitanti è storico, con radici: senza queste la Tradizione fatica. Pensa poi sia opportuno che non siano solo i collaboratori della Zona a dover parlare di Tradizione, ma ci si deve aprire anche ad altri.

Don Mario riferisce d’essersi accorto che Seriate di Tradizione ha poco. Sarà che la Chiesa parrocchiale è recente, poco più di 200 anni, e molte delle altre ancor più recenti, sarà che la città ha avuto un grande incremento demografico e quindi provenienze molto diversificate fra loro…. ma le grandi Tradizioni mancano.

Marco Redolfi ricorda che quando era piccolo certe occasioni erano sentite, come la Festa del Dono. Poi col tempo sono sparite o diventate poco sentite.

Don Giulio, riprendendo Marco Zucchelli, fa notare che a Seriate un gran numero di persone è di nuovo insediamento e le nostre Tradizioni non le conosce proprio. Continua poi dicendo che dobbiamo trovare il coraggio di dire lo stesso contenuto ma con forme diverse. Porta l’esempio dell’Adorazione del Martedì al Buon Consiglio, molti erano gli scettici, a fronte delle Adorazioni storiche del primo venerdì del mese o della domenica in Parrocchia. Il risultato è stato invece molto positivo, mentre le altre forme di Adorazione vacillano. In questo caso il valore dell’Adorazione è rimasto, ma è cambiata la forma.

Don Mario nota come la processione del Santissimo Redentore fosse poco partecipata quest’anno, circa 200 persone. Ha senso?

Antonio Salvi ricorda che la processione del Santissimo Redentore è nata circa 25 anni fa, non ha una grande tradizione, forse per questo è poco sentita.

Per Francesco Mangili la tradizione è tramandata in generazione in generazione, ma ci vuole il coraggio e l’impegno dei volontari che ci credono e la portano avanti, così come sacerdoti che l’appoggino.

Maria Rizzi chiede che si presti attenzione anche agli arredi sacri, certi ornamenti non parlano più, come i drappeggi rossi dietro il crocifisso in occasione del Patrono. Chi entra in chiesa, anche per caso, è bene che trovi un ambiente che parli, con modo e gusto. Alcuni orpelli stonano e infastidiscono. Anche certi canti ormai sono vecchi e coinvolgono poco.

Don Mario chiede all’assemblea chi può far parte di questo gruppo che tratti il tema delle Tradizioni.

Ivana Belotti suggerisce di collaborare anche con gruppi non strettamente religiosi che operano a Seriate, come “Mediazione Didattica”.

Annalisa Morelli indica anche le persone nuove, famiglie neoresidenti, in modo d’avere anche la loro percezione.

Maurizio Chigioni ricorda come certe tradizioni in altri luoghi siano legate anche alla cucina, mentre a Seriate no.

Francesco Mangili fa notare che la Festa della Madonna del Buon Consiglio 15 anni fa era morta, mentre ora è tornata in auge. Se si interrompe una Tradizione, riportarla poi è dura, anche se le persone che credono in certe ricorrenza tornano volentieri a spendersi.

Riccarda Granata suggerisce di invitare le associazioni alla processione del Redentore.

Marco Giudici ricorda che il nostro scopo non è quello di rianimare, ma capire cosa parla e cosa no… senza voler far parlare per forza ciò che è morto.

Mina Prometti nota che certe processioni zonali sono partecipate e sentite, forse perché c’è più la “dinamica del paesino” con maggior appartenenza. Può essere anche questo un segno di mancanza di appartenenza alla comunità tutta, un segno di poca unità?

Don Marcello Crotti ricorda che a San Giuseppe la processione porta poche persone, la zona-paesino qui non c’è.

Giuseppe Pasquinelli rammenta che anche nei piccolo paesini di montagna le tradizioni stanno scemando.


Terminato il confronto sulla Tradizione, don Marco illustra l’organigramma della nascente Equipe di Pastorale Giovanile.

La commissione Pastorale Giovanile è composta da persone di tutte le Zone con ruoli diversi in modo da veder rappresentate le diversità territoriali che quelle pastorali.

 

I membri sono:

2 Catechisti Uno di questi individuato all’interno della segreteria catechesi. L’altro individuato tra i catechisti degli adolescenti
2 Giovani Individuati tra i giovani attivi che partecipano e organizzano le iniziative
2 Referenti delle attività ricreative Individuati tra le persone che si occupano di organizzare e coordinare le attività ricreative
1 Referente scuola Individuato tra i docenti che svolgono attività ed iniziative
1 Referente del lavoro Individuato tra i volontari che svolgono attività ed iniziative all’interno dei centri parrocchiali
1 Referente dello sport Individuato all’interno delle associazioni sportive che vivono i centri parrocchiali
1 Referente del mondo associativo cattolico Individuato all’interno delle associazioni cattoliche che vivono i centri parrocchiali

 


Passando al sesto punto all’Ordine del Giorno, Marzio Pallini, a nome di un gruppo di membri del CPaP, chiede delucidazioni relativamente a una parte del “Comunicato per la Zona Serena” distribuito nella Zona stessa a inizio Estate, in particolare riferimento al passaggio in cui sono citate le Missionarie Eucaristiche, che sembrano, per come è scritto, essere le imputate numero uno per la sospensione delle attività di Zona, affermazione poco condivisa.

Don Mario, dopo aver chiesto chi sono i componenti del gruppo firmatario ai quali è chiamato a rispondere (oltre al consigliere Marzio Pallini, Sandra Rossoni, Maria Rizzi e Ivana Belotti), rammenta che è la terza volta che si torna sull’argomento in CPaP. Pensava l’argomento chiarito e ritiene che il tema stia prendendo dimensioni spropositate. Specifica che il comunicato è nato per dare risposta alle domande della gente e delle autorità: tutti si sono chiesti “ma perché non si spostano le attività di Zona Serena nella vicina struttura delle Missionarie Eucaristiche?”. La Parrocchia ha avanzato diverse proposte alle Missionarie Eucaristiche, ma sono state tutte rifiutate. Il comunicato ha quindi riportato in modo corretto e chiaro la loro decisione di non dare riposta positiva alla domanda della Parrocchia che è poi quella che molti si sono fatti e ci hanno sottoposto.

Claudio Cortesi ricorda la domenica in cui nella chiesa di Zona Sera è stato letto quel comunicato: l’impressione che molti hanno avuto è che la Zona morisse per colpa delle Missionarie. E’ stato reso un senso di conflitto tra il Clero e la Fondazione: c’è stata amarezza.

Marzio Pallini ribatte che non è questione di verità o meno, l’informazione è inerente alla realtà, ma poco completa e moralmente scorretta. Non è stata l’unica pista percorsa per trovare una soluzione alla Zona, ma le altre non sono state citate.

Don Mario sostiene che la struttura delle Missionarie Eucaristiche era l’unica strada funzionale veramente percorribile.

Maria Rizzi ricorda che erano state avanzate anche altre ipotesi, come l’utilizzo della scuola, ma queste non sono state citate.

Annalisa Morelli concorda con il fatto che gli abitanti della Zona chiedessero il perché non si fossero spostate le attività nella struttura della Fondazione, visto che sembrava la soluzione più ovvia, e il comunicato ha dato una risposta.

Per Sandra Rossoni, essendo ben nota la scelta fatta dalle Missionarie di crearsi uno spazio distinto dove proseguire il loro operato in modo più autonomo rispetto la vita della Parrocchia, non c’era neanche da chiedere.

Ivana Belotti avrebbe preferito che il comunicato legittimasse la posizione delle Missionarie Eucaristiche, c’è una ragione valida dietro al loro rifiuto, come detto da Sandra.

Don Mario ribadisce che da un istituto religioso, lui come la gente, stante questa situazione, si aspettava un’apertura ma non intende sindacare sulle motivazioni e decisioni degli altri. Ricorda però che poi ognuno deve accettare le conseguenze di quanto decide: come ogni persona adulta. Non tocca alla Parrocchia legittimare le decisioni prese da altri e quindi la nota esposta (1 riga e mezza sulle 40 del comunicato) non fa che raccontare come sono andate le cose. Basterebbe leggere la lettera inviata dal parroco alle Missionarie.

Ivana Belotti ricorda che le Missionarie hanno sempre dato molto di loro alla Parrocchia, in tutti i sensi. Questo comunicato sembra cancellare tutto questo.

Don Mario chiede ai laici di dare più fiducia alle scelte che vengono fatte dai sacerdoti. Anche perché su alcune questioni, e questa è una di quelle, è bene che non tutte le ragioni siano rese pubbliche, pena la nascita di sentimenti di sconcerto. Ma non si può neppure tacere sempre tutto… Su certe questioni il Clero è spesso chiamato al riserbo. Con questo si ritiene chiusa ogni questione sul tema in oggetto.


L’incontro si conclude alle ore 23.15.

Questo articolo è stato pubblicato in PASTORALE da Matteo Vitali . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Un pensiero su “Consiglio Pastorale del 11.10.2016

  1. La carenza di presenze nelle manifestazioni religiose parrocchiali durante l’anno, non è un problema solo della nostra comunità parrocchiale e della diocesi, ma purtroppo anche in altre città, ed è strettamente collegato ad altri fatti altrettanto negativi. Il calo pauroso delle vocazioni giovanili e la conseguenza mancanza di preti. Un po’ di anni addietro ogni parrocchia piccola aveva il parroco, oggi si è dovuto e si deve raggruppare due-tre e anche quattro parrocchie in una sola comunità con un solo parroco; di conseguenza, meno manifestazioni di vario genere religiosi. Ma la causa che genera tutto questo è la diminuita religiosità del popolo, è la fede che si è annacquata, scemata, fortemente calata nel popolo di Dio. Senza lasciarsi intimorire dal pessimismo, non ci resta che pregare! pregare molto.—-Questa grave scristianizzazione dell’Italia è provocata dalle false libertà civili e attrazioni mondane di ogni tipo che ci hanno propinato in questi anni. Ora la nostra terra è diventata terra di missione; noi che mandavamo preti in missione in tutto il mondo. Ora siamo noi ad averne bisogno!.

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