Consiglio Pastorale del 10.03.2015

Verbale di
martedì 10 marzo 2015

Centro Pastorale san Giuseppe

 

Dopo aver sostato e pregato davanti all’Eucarestia nella Chiesa di san Giuseppe, alle ore 21.08 s’è dato il via al terzo incontro dell’Anno Pastorale del CPaP nei locali dell’omonimo Centro Pastorale.


Viene approvato il verbale della seduta precedente.


Introduce l’incontro Don Gino che spiega il tema all’o.d.g.: la Comunione.
La comunione è una caratteristica necessaria alla Chiesa cioè è indispensabile perché la Chiesa esiste solo se c’è la Comunione. Da ciò nasce l’urgenza di un impegno per realizzarla.
Se non si vive la Comunione, non si realizza la Chiesa e perciò non si rende presente Cristo, la Chiesa è la storicità di Cristo. Agostino lo ribadisce affermando: “Cristo che si fa storia, diventa Chiesa”.
In Seriate la Comunione è più difficile per la suddivisione della Parrocchia in zone pastorale ma questo è il modello che si sta portando avanti nella Diocesi, perciò diventa urgente trovare il modo di gestire la difficoltà per giungere ad una più profonda unità, ad una vera Comunione. Non è possibile cambiare la struttura parrocchiale bisogna camminare su questa strada, non c’è alternativa.
Interviene Maria Rizzi affermando che vivere la dimensione comunitaria è più facile per chi abita nella zona Luce rispetto alle altre zone parrocchiali.

Secondo Giovanna Sottocornola la sensibilità e partecipazione sono migliorate in questi ultimi anni grazie a un cammino pastorale.

Don Stefano sottolinea che fare unità non significa livellare le pluralità che sono comunque una ricchezza: non bisogna confondere l’unità con l’uniformità.

Don Gino concorda sul fatto che ogni zona debba avere una propria fisionomia e autonomia. Fare Comunione non significa uniformare. La nostra parrocchia deve lavorare per creare un maggior senso di appartenenza da parte dei fedeli alla propria comunità perciò compiere gesti comuni, pur nel rispetto delle autonomie, diventa segno di comunione.

Alberto Pinetti dice che in qualsiasi luogo egli si trovi, si sente a casa sua se incontra persone che vivono la Comunione. Il vero senso della Comunione è incontrare Cristo e che la pratica pastorale è solo una conseguenza di questo incontro. Bisogna perciò aiutare le persone a realizzare questo incontro.

Interviene Marco Zucchelli spiegando cosa significa per lui identità e appartenenza. All’inizio le zone avevano un’identità forte grazie alla presenza di gruppi di zona con relazioni forti al loro interno che confluivano poi nella Parrocchia. Si faceva comunità nella diversità. Si può parlare oggi di zona senza gruppi? Servono gesti liturgici appartenenti a tutta la comunità ma altre dimensioni pastorali come la pastorale giovanile o l’oratorio, richiedono relazioni e appartenenza prima nel piccolo gruppo zonale, poi nelle comunità parrocchiali. Il lavoro della “Commissione zone” ha molti spunti da recuperare sulla diversità nell’unità.

Gianantonio Farinotti spiega che, secondo lui, la zona è lo strumento essenziale per fare Comunione fra le persone, per creare relazioni in una realtà parrocchiale molto grande. Occorre considerare le zone nella loro specificità, ma serve una pastorale unica che governi e faccia sintesi; si devono condividere le esperienze che possono essere un patrimonio di tutti e al contempo porre segni, come ad esempio la celebrazione dei sacramenti in chiesa parrocchiale o altro, che evidenzino l’unità. La linea pastorale deve quindi essere una e condivisa, per poi  essere tradotta nelle zone dove esiste l’opportunità di vivere maggiormente la prossimità e la relazione, vero terreno per la comunione. Infine due altre cose; la prima è che esiste un vaccino contro la non Comunione: non essere autoreferenziali; la seconda è che occorre tenere ben presente che solo chi vive l’impegno in parrocchia sente il problema della non Comunione, non percepito dal resto della comunità.

Attilio Rossoni ribadisce che la comunità eucaristica ordinaria non vive il problema della specificità di zona, lo sentono solo i sacerdoti e i collaboratori più stretti.

Don Stefano sottolinea che le persone non sanno che c’è una sola parrocchia, anche perché arrivano in continuazione nuovi residenti.

Evelino Rossoni afferma che a suo giudizio si sta creando un osmosi tra la specificità di zona e l’unità pastorale e questa si può vivere nelle feste. Il problema, quindi, sta già andando verso l’unità pastorale.

Don Gino sottolinea che esiste già l’unità parrocchiale ma si deve crescere nella Comunione.

Marzio Pallini dice che da quarant’anni a questa parte si sono fatti dei passi anche se forse si poteva fare di più. Occorre strutturare in modo organico il nostro tendere all’unità, non alla conformità ma ciò dipende dai laici impegnati e dai sacerdoti che devono bilanciare il loro impegno parrocchiale e quello zonale perché siano entrambi arricchenti. La Comunione è più una dimensione spirituale; dobbiamo essere: un corpo solo un’anima sola. Come fare? Vedi gli insegnamenti degli Atti degli Apostoli e di papa Francesco.

Interviene Marco Zucchelli ribadendo che a Seriate dalla forte identità zonale siamo arrivati all’unità parrocchiale. La zona è strumento non obiettivo per le relazioni personali e l’obiettivo finale è la Comunione. Forse dovremmo recuperare l’appartenenza e l’identità di zona.

Don Stefano interviene dicendo che l’unità non è data solo dal luogo, cioè dal fatto che tutti i bambini ricevono il sacramento in Parrocchia, ma anche dal tempo (nello stesso giorno, nelle diverse zone), dalla presenza del parroco nelle diverse celebrazioni. Si fanno già tante attività uniche per tutta la parrocchia (es. festa del dono, festa patronale, assemblea…) ma fatte di corsa. Si deve snellire, fare 12 attività una al mese insieme.

Don Gino risponde che è importante la progettazione di un anno e che bisogna preparare con maggior cura le celebrazioni più significative.

Per Sandra Rossoni, infatti, quest’anno la celebrazione delle Ceneri è stata più sentita perché meglio preparata. A suo giudizio invece moltiplicare le celebrazioni dei sacramenti può diventare dispersivo e andare a scapito della qualità.

Don Stefano sostiene che alcune celebrazioni forti devono essere più curate come il Triduo dei morti, la festa del dono, le Ceneri, il Triduo Pasquale… Inoltre per lui la celebrazione dei sacramenti in zona rappresenta una continuità per i bambini che sono stati lì preparati.

Sandra Rossoni risponde che come catechista vive invece le celebrazioni dei sacramenti in chiesa parrocchiale come momento significativo e arricchente, segno di unità .

Ivana Belotti dice che bisogna trovare un equilibrio tra zona e parrocchia, ma che l’unità passa anche attraverso la fisicità, cioè il trovarsi insieme delle persone.

Marco Zucchelli sottolinea che non dobbiamo preoccuparci solo dell’aspetto liturgico ma soprattutto dell’aspetto pastorale.

Don Gino riprendendo i vari interventi ribadisce che la presenza del parroco deve essere un segno ordinario non straordinario di Comu-nione e che non ha mai notato fatica e disagio nei ragazzi e nei genitori che partecipano alle celebrazioni sacramentali in chiesa parrocchiale: i sacramenti devono essere celebrati al centro della parrocchia. Inoltre sottolinea che chi lavora nella zona, lavora per la parrocchia. I funerali devono rimanere nella chiesa parrocchiale anche per permettere  la partecipazione alle persone che vivono questa celebrazione come momento di comunione anche se non conoscono il defunto.

Maria Antonietta Gusmini puntualizza che l’indirizzo pastorale deve essere unico e condiviso con corresponsabilità, anche se a volte costa fatica; si devono scambiare le esperienze e questo è segno di generosità; bisogna sempre conservare e dimostrare stima reciproca evitando le critiche. L’Adorazione Eucaristica del primo venerdì del mese è molto importante: infatti guardare Gesù ci permette di guardarci da fratelli. Vedi Romani 15,7

Don Gino ringrazia il Consiglio Pastorale che è segno di unità e coinvolge persone di tutte le zone. E’ importante sottolineare l’opera dei ministri dell’Eucarestia che svolgono una missione importante con i malati.

Ivana Belotti interviene dicendo che grazie al lavoro accurato di preparazione, la giornata della Carità è stata apprezzata dalla gente e ha avuto una ricaduta molto positiva: le persone respirano il bene che si fa insieme.

Sandra Rossoni esprime apprezzamenti per il Quaresimale preparato dai giovani.


Gianantonio Farinotti e Angelo Paganessi ricordano i 4 incontri organizzati dalla commissione socio-politica unitamente al vicariato riguardante il lavoro: il tema è “Politica, lavoro, stili di vita”.

Maria Rizzi avvisa che il consiglio Caritas ha organizzato un corso di quattro incontri: 2 aperti a  tutti i volontari Caritas  e 2 , più specifici,  per i volontari del centro di primo ascolto .
Il Consiglio Caritas ha ritenuto opportuno prevedere alcuni incontri formativi, che aiutino da una parte le persone già operanti nel Centro Primo Ascolto e Coinvolgimento a riprendere le motivazioni ed il senso del loro fare e dall’altra che possa indicare ai nuovi operatori, appena affacciati alla Caritas per la distribuzione pane, le modalità di questo servizio e il senso pastorale dello stesso.

Marco Zucchelli informa che la Diocesi ha predisposto varie iniziative per l’EXPO; sarebbe utile collegarsi come parrocchia.


L’incontro si conclude alle ore 22.50 con la lettura del capitolo 12,4 della prima lettera ai Corinzi. 

Mariella Manenti

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