Consiglio Pastorale del 26.01.12

Verbale di
Giovedì 26 Gennaio 2012

Centro Pastorale Giovanni XXIII
 


 

Dopo aver sostato e pregato davanti all’Eucarestia, alle ore 21.07 s’è dato il via al terzo incontro dell’Anno Pastorale del CPaP.


Membri assenti: don Stefano Manfredi, Cortesi Claudio, Paganessi Angelo, Leandro Pirovano, rappresentante Suore presso Scuola Materna di via Colleoni e rappresentante Suore presso Sacra Famiglia di Comonte.


Viene approvato il verbale della seduta precedente.


Don Gino introduce il tema dell’incontro, la Famiglia: siamo qui tra noi per “parlarne”. Per noi cristiani la Famiglia ha un grande valore, e parlarne è il primo passo per sostenerla in questo momento di crisi. Come per il Lavoro, non siamo qui per trovare la soluzione alle “sofferenze” della Famiglia, ma per tenere vivo l’interesse che la Chiesa da sempre ha per questa comunione di persone.

Evelino Rossoni presenta  e commenta la scheda-guida preparata dal gruppo che si occupa di Pastorale famigliare tratta da un intervento fatto da S.E. Mons. Franco Giulio Brambilla all’Assemblea Diocesana del settembre scorso.

Si dà il via al dibattito.

Giovanna Sottocornola delle Missionarie Eucaristiche riprende il pensiero iniziale di don Gino: dobbiamo parlare della famiglia per tenere acceso il suo valore cristiano senza dimenticare le grandi risorse della preghiera, convinti che Dio ama i suoi figli anche se fragili e malati. Mi sembra che la Parrocchia sia seriamente impegnata per la pastorale familiare, convinta che nel cotesto attuale è da sostenere in primis nella fede. Però c'è da fare chiarezza sul concetto cristiano di famiglia perchè non è per tutti chiaro ciò che riguarda il rapporto convivenza-sacramenti, matrimonio civile-sacramenti. Questa non chiarezza esiste anche tra alcuni dei migliori catechisti. Per cui mi sembra che sarebbe bene nelle catechesi agli adulti, nelle omelie chiarire e orientare su questo aspetto. Poi c'è il problema dei separati, divorziati e risposati. Non per dare un giudizio, non spetta a noi. Tutti cercano la felicità, ma se non incontrano il Dio di Gesù Cristo è difficile. Dovremmo aiutare queste persone a spostare l'attenzione dai "sacramenti di Dio" al Dio dei Sacramenti. E' questione di fede e di amore.

Evelino Rossoni rende noto che nel Corso Fidanzati appena iniziato sono diverse le coppie conviventi da anni che chiedono il matrimonio perché sostengono che senza manca qualcosa nella loro unione.

Elena Lussana informa che come “Commissione Educare Oggi” si sono incontrati per condividere alcune riflessioni sul tema dell’educare e per individuare alcuni obiettivi da raggiungere. Ma l’argomento è talmente complesso e vasto che abbiamo bisogno o meglio chiediamo al consiglio un orientamento per non rischiare di essere dispersivi e per evitare l’effetto calderone.
C’è bisogno di un intervento mirato ma verso chi?  
Abbiamo innanzitutto pensato alla famiglia. Che è la prima e indispensabile comunità educante.  Molti genitori soffrono di solitudine, inadeguatezza e fragilità nel portare avanti il loro compito di educatori dei propri figli. Molte madri sono lasciate sole in questo compito. Tanti i padri che abdicano al loro ruolo. Forse un intervento mirato per la famiglia sarebbe ad hoc visto il tema dell’anno pastorale. E mi chiedo perché non pensare all’interno del CPaP ad una commissione per la famiglia? Molto si fa per  accompagnare, in un percorso di formazione spirituale, i genitori dei ragazzi dell’ iniziazione cristiana, ma forse bisogna guardare anche altre famiglie, quelle più lontane.
Oppure con il nostro intervento sosteniamo alcune categorie di educatori della nostra comunità parrocchiale? Penso ai catechisti, ai baristi, agli adulti che fanno parte del cre  e che oggi sempre di più incontrano difficoltà nello stabilire buone relazioni con i ragazzi. Come aiutare queste persone a educare mentre si è al catechismo, al bar dell’oratorio oppure al cre? Necessitano anche questi educatori di una formazione specifica e di strumenti che li aiutino a creare buoni rapporti e a gestire con competenza le sempre più crescenti  situazioni difficili.

Don Gino ricorda quello che le persone che si occupano di famiglia già fanno in Parrocchia: corso fidanzati e percorso post-corso; corso per battesimi e cammino post-battesimo; esperienze di catechesi familiare; gli incontri domenicali per i genitori dei ragazzi che riceveranno riconciliazione e comunione;… tante iniziative, qualcuna procede bene, altre hanno difficoltà a decollare, ma l’impegno della Parrocchia c’è.
Di fatto la “Commissione Famiglia” c’è da anni a Seriate: rendiamola ufficiale inserendola fra le altre del CPaP.

Marco Zucchelli ricorda che già due anni fa, all’inizio del suo ministero nella nostra diocesi, il Vescovo nella sua prima lettera pastorale scrisse alle famiglie mettendo il relazione il rapporto tra la casa e la famiglia e la Chiesa come una casa che sa accogliere le famiglie. L’accoglienza è lo stile della famiglie e della Chiesa. Quello che trovo nella Famiglia lo dovrei trovare anche nella Chiesa.
Nel passato anche di Seriate si parlava di appartenenza ad una famiglia, ad una comunità. Vi era una identità sociale riconosciuta. Oggi dovremmo parlare di appartenenze plurime e della fatica a definire una identità di famiglia e di comunità.
Nell’approfondire il concetto di appartenenza alla nostra attuale comunità, anche Seriatese, tra le tante si possono sottolineare tre criticità:
1. La fatica della relazione che si declina nei tanti modelli di solitudine presenti sul territorio: ci sono persone che scelgono di vivere da sole, chi lo fa come conseguenza dei una crisi familiare esplosa in mille forme anche nella nostra comunità e chi la subisce(anziani, disabili, persone ammalate, ecc.).
2.  Sono molte e in crescita le Famiglie multietniche che ci fanno sperimentare da una parte il tema della concretezza di una unità dei cristiani, esperienza che oramai fa parte del nostro vissuto quotidiano, e dall’altra la presenza di uomini e donne di altre fedi religiose, in particolare l’islam. La presenza di oltre 96 etnie differenti che compongono oltre il 14% del totale della popolazione ci dice la fatica di un modello di società e di famiglia da ripensare e attualizzare.
3. C’è infine una paura generale a formare una famiglia stabile. A Seriate nel 2010 c’erano presenti ufficialmente 10.300 famiglie naturali e 8 convivenze. Ovviamente i conviventi sono molti di più: non ci si vuole neppure riconoscere come conviventi. Questo ci dice la fatica ad accettare una riconosciuta stabilità di famiglia che si assume responsabilità di fronte alla comunità. E’ la fatica ad assumersi un impegno duraturo coniugale si affianca anche alla crisi del sacramento del matrimonio. Sempre nel 2010 nel nostro Vicariato (in 14 delle 15 parrocchie) ci sono stati complessivamente solo 106 matrimoni religiosi, di cui 39 fra immigrati. A Seriate sono stati una quarantina. Come già succede da anni nella città di Bergamo, oramai i matrimoni civili stanno superando quelli religiosi. In molti casi il matrimonio non è più un punto di arrivo.
Siamo in una società che “non ha più una famiglia riconosciuta”: basta guardare la scuola, in una classe è scontato che un buon numero di alunni non abbiano alle spalle una famiglia “normale” e vivano al contrario le tante forme di famiglia allargata sempre più presenti.
Questa è l’attuale realtà sociale nella quali noi viviamo la nostra esperienza di fede e la capacità di testimoniare la presenza di un Dio che sa amare nonostante tutto.
Alla luce di queste chiavi di lettura suggerisce tre possibili attenzioni:
1. Conoscere e valorizzare le diverse forme di solidarietà familiare , in particolare della solidarietà tra famiglie (che oggi si esprime anche a Seriate attraverso le esperienze di catechesi comune tra gruppi di famiglie di nuova o vecchia formazione, le esperienze di acquisto solidale, dei Gas, ecc.) e della solidarietà delle famiglie nei confronti della comunità (pensiamo al tema dei genitori nella scuola, nelle diverse forme di spazi compiti, del pedibus, nella gestione di strutture della comunità, ecc.). E’ l’esperienza di un impegno come famiglia e non come singolo ed è questa la sua  forza educativa e di testimonianza.
2. Recuperare il senso di un “volontariato informale” fra famiglie vicine. E’ il bisogno di recuperare una vicinanza di legame sociale, una relazione che testimonia che si può andare oltre modelli di individualismo. Questo tema, oltre alla sua valenza educativa, sarà sempre più necessario a fronte dei cambiamenti in atto nelle politiche sociali del nostro paese. In questa logica una particolare attenzione potrebbe essere data al tema dell’affido ed adozione non solo e tanto nella sua valenza giuridica ma anche nella logica appunto di una famiglia che si apre alle famiglie vicine , che sa dare un piccolo tempo ai bisogni presenti nelle famiglie de proprio vicinato.
3. Restituire alla Famiglia la sua Festa, il tempo per la relazione. Oggi la festa sta scomparendo, si lavora sempre. Il riposo diventa il tempo tra la fatica del lavoro e i diversivi della professione (sport, centro commerciale, ecc.). Il tempo della festa non sa dare più senso alla ferialità e quindi non aiuta a valorizzare la casa /comunità come luogo di ospitalità e di intimità. La famiglia senza festa diventa albergo, luogo di passaggio. Che i tempi della festa che la nostra comunità continuamente pone sappiano aiutare le tante persone che vi partecipano a riscoprire questo bisogno di relazione familiare e comunitaria e non solo di evasione dalla fatica della quotidianità.

Gianantonio Farinotti, rispetto ad un argomento – quello della famiglia – così ampio ritiene utile, come già avvenuto nel caso della discussione sul lavoro, recuperare la logica delle origini che ci aiuta ad associare il tema all’azione di Dio che crea l’uomo e la donna e dice loro di essere fecondi. 
Nel racconto di Genesi l’incontro tra l’uomo e la donna è ciò che contribuisce alla costruzione della famiglia umana; un incontro che vuole dire tante cose insieme: stupore, fiducia, sessualità, generatività, fedeltà, prendersi cura, pazienza e altro ancora.
Tenendo conto nello specifico della scheda predisposta per la discussione, interessante e stimolante è il contributo del vescovo di Novara. Ci porta a pensare che non ci sia famiglia senza relazione (intimità) e, al contempo, apertura alla comunità. Le due dimensioni infatti in qualche modo si richiamano, si intrecciano  e, se miscelate in modo equilibrato, evitano i possibili limiti che spesso oggi vivono le famiglie (l’isolamento da una parte e l’estroversione fine a sé stessa dall’altra) e aiutano a rafforzare i legami familiari e comunitari.
Di fronte alle questioni rilevanti associate al tema in discussione, la Parrocchia è chiamata a porsi innanzitutto in ascolto delle istanze delle famiglie (legate alle fatiche ma anche alla voglia di ricercare senso e di impegnarsi) e a declinare conseguentemente un’azione specifica sempre più marcata nei loro confronti, dentro il disegno pastorale che ogni zona prevede per la propria comunità di riferimento. Ciò a partire da un punto preciso: acquisire la conoscenza di quanto già si fa nei diversi centri pastorali, per confrontarsi, diffondere le pratiche, offrire proposte attente alle istanze dei nuclei familiari presenti nella nostra comunità, considerando che questi non hanno caratteristiche uniformi ma si presentano in forme  variegate: coppie senza figli, coppie con figli piccoli, famiglie con figli nella fase centrale della crescita, persone  – spesso anziane ma non solo – che vivono sole,  famiglie con componenti di origine straniera,…. L’obiettivo é quello di garantire vicinanza alle famiglie, entro il ciclo di vita, nei loro compiti evolutivi: l’educazione dei figli, la cura dei propri congiunti anziani,il superamento di eventuali conflitti,…
Un ultima considerazione. La premessa della scheda potrebbe essere fuorviante nel momento in cui prevalgono termini che associano la famiglia a difficoltà e problemi. Occorre invece (e la parte della scheda in cui si riporta l’intervento di Mons. Brambilla va in questa direzione) associare la famiglia a elementi positivi (la relazione e l’apertura sono tra questi) e che guardano al futuro.

Giuseppe Pasquinelli dice che prima di pensare a strade nuove sarebbe bene conoscere meglio quello che già c’è in Parrocchia e nelle zone.

Suor Mariarosa ricorda come il Sinodo Diocesano abbia tenuto molto a Cuore la Famiglia e la Parrocchia di Seriate abbia da subito recepito queste indicazioni diventando “Parrocchia Pilota” nella catechesi familiare.
La Parrocchia è da sempre vicina e sostiene la Famiglie: presta i suoi ambienti per le loro feste, la Scuola Materna, la formazione.
Illustra poi l’iniziativa “aiutami a crescere un fiore” di recente partita a Paderno volta a creare relazioni fra famiglie con bambini piccolissimi.

Marzio Pallini sottolinea come la Famiglia sia una risorsa da custodire e conservare. Le difficoltà delle Famiglie attuali sono legate al senso di appartenenza. La Famiglia non è semplicemente una somma di singoli ma ha una realtà sua. Oggi c’è troppa privatizzazione del singolo, troppa privacy, si fa difficoltà ad appartenere, a mettere il bene comune davanti al bene del singolo.
La Parrocchia sta facendo tanto per la Famiglia: basta ricordare la casa di accoglienza per le ragazze-madre in difficoltà di via Del Fabbro e l’attenzione chi gli organizzatori delle Feste Patronali ha nel calibrare proposte su misura per la famiglia.
L’urgenza del momento è verso i papà separati: ci sono problemi di affetto e spesso anche economici. Come Chiesa dobbiamo andare incontro a questo, rispondere ai problemi che la nostra epoca ci presenta.

Attilio Rossoni sostiene che la Parrocchia non deve attendere che le coppie si presentino al corso fidanzati per formarle. A camminare bene si inizia dai primi giorni di fidanzamento, dobbiamo aiutare da subito le giovani coppie. E’ difficile raddrizzare dopo scelte prese con poco senno magari anni prima.
I corsi per fidanzati hanno una partecipazione molto eterogenea: è difficile trattare temi che siano commisurati sul cammino di fede di tutti.
Informa poi che la Commissione Feste Patronali si è trovata per la prima volta mettendo sul tavolo molti argomenti che verranno snocciolati nei prossimi incontri. La famiglia sarebbe proprio il tema più probabile per le prossime feste patronali.

Eugenio Alborghetti vede come stia venendo meno rispetto al passato la forte autorità paterna e come la società non funzioni più come collante: sono due cause del perché la Famiglia non tiene più.
Alla radice del problema c’è una crisi dei valori del singolo. La Famiglia si costruisce giorno per giorno sulle scelte dei coniugi, ma cosa le orienta? C’è ancora la volontà di donarsi all’altro? O l’altro è solo sfruttato?
Esprime poi la gratitudine per quello che la Parrocchia fa per le famiglie.
Riprendendo una frase del nostro Vescovo, parla di “Magistero Testimoniale”. La Chiesa è maestra con la testimonianza di vita oltre che con le parole.
Per le prossime Feste Patronali concorda con l’intento di parlare di Famiglia, e rende noto che ACLI e Greto stanno tenendo i contatti con “Nomadelfia” per uno spettacolo e delle testimonianze.

Don Gino, visto che l’ora si fa tarda, prende la parola per chiudere, con il suo, gli interventi. Per dare la parola a più persone, sarebbe bene limitare la durata dei singoli interventi dal prossimo CPaP.
La famiglia è una risorsa dal punto di vista cristiano ed ha queste caratteristiche: indissolubile, feconda e fedele. E’ uno dei paradossi cristiani, ma ciò che è paradossale è bello. Questa novità sulla Famiglia portata da Cristo è da difendere: anche l’uomo sta bene in una famiglia così paradossale.
Il matrimonio è la relazione fra due persone. Prima che nella relazione la crisi sta nei singoli: oggi l’uomo non sa più chi è, si deve rinsaldare il singolo per rinsaldare la famiglia. C’è una necessità educativa.
Non c’è più la “pressione sociale” che aiuta la famiglia a mantenersi unita, si è passati dal cortile con le porte aperte al palazzo con le porte blindate.
Il corso fidanzati ha sicuramente dei limiti, non può parlare a tutti allo stesso modo, ma alla fine qualcosa lascia, e i ragazzi lo riconoscono.
Si deve educare ed incentivare le famiglie all’affido. Ci sono già delle belle storie, ma ne sono da motivare altre.
Si è parlato del rapporto tra Famiglia e Festa: la Chiesa da sempre ha dato alla Famiglia la possibilità di fare festa con la Messa domenicale. Quello è sempre stato un momento relazionale forte per la Famiglia, fra Famiglie e con Dio. Guarda caso la crisi della Famiglia coincide con la crisi della Messa domenicale.

In fine dà alcuni dati relativi al 2011 ricevuti dal Comune di Seriate:
sul territorio ci sono 10.492 famiglie
1358 hanno almeno un componente straniero
572 sono le famiglie che si sono stabilite a Serate e 278 quelle che l’hanno lasciato


Si passa alle varie ed eventuali

Don Gino comunica che il 7 febbraio non si farà il CPaP in quanto c’è una lettura del Cantico dei Cantici a Paderno. Il prossimo CPaP sarà quindi Martedì 13 marzo a San Giuseppe.
Rinnova l’invito ai vari gruppi di riflettere sul tema del Lavoro seguendo la scheda pubblicata sulla “Voce di Seriate” in vista dell’incontro comunitario del 13 Aprile.
Infine informa che la Parrocchia sta preparando con l’ausilio di Oreste Castagna una Via Crucis per il giorno 21 marzo che si terrà nella Zona Comonte.


Alle ore 23.05 la seduta è tolta.

 

 

 

 

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