Consiglio Pastorale del 20.05.2014

Verbale di
martedì 20 maggio 2014

Centro Pastorale San Giuseppe

Dopo aver sostato e pregato davanti all’Eucarestia nella Chiesa di San Giuseppe, alle ore 21.10 s’è dato il via al quarto e ultimo incontro dell’Anno Pastorale del CPaP nella tensostruttura allestita per le feste.


Membri assenti: Eugenio Alborghetti, Angelo Pagnoncelli, Marzio Pallini, Alberto Pinetti, Attilio Rossoni, rappresentante Missionarie Eucaristiche, rappresentante Suore presso Scuola Materna di via Colleoni, rappresentante Suore Istituto Sacra Famiglia.


Viene approvato il verbale della seduta precedente.


Angelo Paganessi legge e commenta il documento oggetto di discussione “I beni Immobili della Parrocchia”.

Don Gino sottolinea che tutti questi beni sono necessari all’esercizio delle attività pastorali. Ironicamente fa notare che più che beni sono “pesi”, nel senso che non danno un reddito, ma hanno un alto costo di gestione. Solo un paio di strutture date in affitto portano delle piccole rendite. Lo stabile lasciato in donazione dalle Missionarie Eucaristiche, se locato, potrebbe dare qualche introito, ma allo stato attuale ci sono state solo delle trattative vane con delle cooperative sociali in cui si prospettava un comodato d’uso in cambio di un rinnovo della struttura. Ringrazia poi le suore di Comonte che sempre mettono a disposizione la chiesa e le strutture per le attività pastorali della zona.

Giuliana Coffetti, da anni segretaria contabile della Parrocchia, presenta la rendicontazione del 2013. Se gli ingressi per le offerte ordinarie sono in linea con gli anni precedenti, nonostante la crisi, le entrate sono diminuite in modo sensibile a causa del dimezzamento del contributo della Curia per il mutuo di Paderno, del mancato versamento del contributo comunale degli oneri di urbanizzazione secondaria (arrivato solo poco fa, quindi contabilizzato per il 2014) e di un calo del 20% sui ricavati delle feste di quartiere, dovuto al mal tempo atmosferico e alla coincidenza della Notte Bianca organizzata dal Comune. Questo fa sì che, già da due anni la Parrocchia, non riesca a pagare con l’utile dell’anno la rata del mutuo contratto per il Centro Pastorale di Paderno, ma debba attingere ai risparmi accantonati per realizzare il Centro Pastorale a San Giuseppe.

Don Gino, commentando i dati contabili, nota come le elemosine ordinarie stiano tenendo bene, a fronte della crisi economica che sta facendo registrare cali nelle altre Parrocchie: questo è sinonimo di una Parrocchia viva e partecipata. Il problema è che le offerte ordinarie non sono sufficienti a coprire le spese ordinarie, e gli ingressi straordinari sono calati, come abbiamo sentito. Anche le donazioni particolari per il Centro Pastorale di Paderno, a dieci anni dalla dedicazione, sono calate: che la Struttura sia ancora da pagare è poco avvertito e la gente dà meno, è naturale.

Gianantonio Farinotti vede positivamente il fatto che si parli dell’economia della Parrocchia in modo approfondito al CPaP. Se leggiamo la situazione parrocchiale come fosse una famiglia, nel caso un padre debba far fronte ad un debito valuterebbe, se l’ha, la vendita di un immobile; nel caso della parrocchia sappiamo però che per diversi motivi ciò non è realistico. Senza che questo cambi il dato sostanziale che ci è stato presentato, si può allora quantomeno tentare di migliorare la situazione ordinaria del bilancio, provando ad incrementare le entrate, in particolare in riferimento alle voci che hanno un volume maggiore: elemosine, Festa del Dono; inoltre, per quanto riguarda le Feste Parrocchiali (altra voce del bilancio con un volume significativo) si può pensare, guardando in prima battuta i dati, di puntare ad avere margini maggiori, con una regia condivisa che possa ad esempio razionalizzare le spese.
Continuando nella similitudine con la famiglia, in questo momento è la zona di San Giuseppe il figlio che ha bisogno di aiuto: c’è questa consapevolezza negli altri figli (zone pastorali) e si può ipotizzare una solidarietà conseguente?
Chiede infine se, a fronte della stima iniziale dei costi prevista per il nuovo Centro Pastorale, non si possa ipotizzare una soluzione diversa, con oneri inferiori, che garantisca inizialmente solo le necessità più urgenti.

Luigi Chiodini informa che il preventivo dell’opera è di circa € 1.800.000, e che già comprende il minimo indispensabile.

Angelo Paganessi rammenta  che la Diocesi non autorizza all’apertura di un secondo mutuo. Si potrebbe estinguere in parte il mutuo già esistente con i risparmi accantonati per poi ricollocarne un più ampio, ma sarebbe sconveniente se guardassimo gli interessi e poi, sempre la Diocesi, autorizza solo mutui di sette anni di durata massima.

Mina Prometti indica la strada dei mutui fra privati: chiedere dei prestiti ai parrocchiani da restituire senza interessi, come si è fatto per il rifacimento dei campi di Paderno.

Luigi Chiodini sostiene che, per iniziare ogni forma di raccolta per il Centro Pastorale, prima si deve mostrare ai parrocchiani qualcosa di concreto, un progetto vero e proprio con intenzioni serie.

Marco Zucchelli fa notare che negli ultimi due anni c’è un passivo di circa il 30%, che è stato colmato con i risparmi accantonati per San Giuseppe. Questo vuol dire che quei soldi non sono proprio certi, potrebbero servire altrove. Va bene sperare nella provvidenza, ma dobbiamo capire come muoverci prudentemente. Dobbiamo aiutare il Parroco a capire cosa è bene per la Parrocchia. Se a San Giuseppe c’è bisogno di un luogo di aggregazione è bene che si crei un gruppo di persone che ci metta bene il pensiero e studi bene tutte le tappe.

Si devono poi sensibilizzare maggiormente i parrocchiani sulla situazione economica della Parrocchia, si deve rendere noto che il debito non è ancora estinto e che ci vuole la collaborazione di tutti.

Giuliana Coffetti propone di fare un sondaggio tramite questionari per capire se i parrocchiani ritengono necessario edificare il Centro Pastorale a San Giuseppe e come sarebbero disposti a collaborare al pagamento, per esempio raddoppiando le elemosine domenicali, con offerte straordinarie scadenzate, con prestiti senza interessi,…

Evelino Rossoni riscontra che di fronte alle necessità la soluzione si è sempre trovata, come per la sistemazione dei campi di Paderno. Se riteniamo che il Centro di San Giuseppe sia un’opera importante e necessaria dobbiamo anche osare.

Maria Rizzi ricorda che l’Italia sta vivendo veramente un periodo critico, dove i soldi mancano davvero. Ci sono famiglie che non hanno soldi per le necessità di ristrutturazione della loro casa: iniziare una nuova opera, con mutuo ancora alto da estinguere, sembra davvero una scelta scollegata dalla realtà, che non tiene conto delle difficoltà delle famiglie.

Don Gino, ricollegandosi a Maria, sottolinea come sia questo il problema principale che freni l’inizio dei lavori. C’è gente che viene a chiedere soldi in Parrocchia per la loro casa, come possiamo pensare di chiederli noi a loro? Dobbiamo avere anche il coraggio di ammettere che non abbiamo la disponibilità economica e che è saggio attendere. Non interrompere il discorso, ma sospenderlo.

Ivana Belotti concorda con la proposta del Parroco: forse è saggio non chiudere il discorso, ma sospenderlo, valutando nel frattempo le diverse proposte emerse anche stasera.
Propone poi un maggiore attenzione anche alle spese delle Parrocchia, forse in qualcosa si può risparmiare.
Anche la Festa del Dono sarebbe da rilanciare, alcune persone non si sono visti ritirare la busta con l’offerta, e sono rimaste un po’ deluse: è un modo per sentirsi parte, come ricevere l’ulivo la Domenica delle Palme.

Leandro Pirovano nota come le offerte domenicali siano state leggermente superiori all’anno precedente. E’ un buon segno in tempi di crisi. In Chiesa Parrocchiale poi le presenze alle celebrazioni stanno calando, ma le offerte tengono. Questo vuol dire che chi frequenta già fa un bello sforzo, non so se possiamo chiedere molto di più.

Angelo Paganessi ricorda che a Seriate nel 2013 ci sono stati 350 disoccupati in più. Un numero che deve far riflettere. Fa presente poi che i soldi accantonati aiutano in parte anche le entrate, portando un piccolo interesse annuo, che verrebbe meno se impiegati.

Don Stefano consiglia di non sottovalutare il problema reale della sicurezza degli spazi attualmente utilizzati a San Giuseppe. Sarebbe più saggio non rischiarne l’utilizzo e spostare la catechesi in altre Zone o in una scuola: porremmo così anche il segno dell’urgenza.

Maria Rizzi concorda con don Stefano, sarebbe un bel segno concreto.

Marco Zucchelli fa presente che se ci sono il 15% delle persone che non arriva alla fine del mese, è altrettanto vero che molti stanno sempre meglio. Si stima che nella bergamasca il 10% della popolazione possegga il 50% delle ricchezze: questo squilibrio è in aumento. Qualcuno che potrebbe dare un buon contributo potrebbe quindi esserci. Un gruppo di lavoro potrebbe pensare a tutta questa fase gestazionale del Nuovo Centro Pastorale, che va da eventuali collocazioni provvisorie della catechesi al reperimento dei fondi ai progetti. Per Paderno c’è stato un percorso di circa 20 anni, anche per San Giuseppe il cammino non sarà corto. Va bene sospendere il discorso, visti i tempi, ma non va chiuso.

Gianantonio Farinotti sostiene che in Parrocchia una diminuzione delle uscite potrebbe esserci valutando per ogni spesa preventivi diversi e puntando ad una collaborazione maggiore tra le Zone nella gestione delle Feste.

Don Stefano, rafforzando Gianantonio, rende noto che nelle Feste della Madonna di Paderno appena concluse molti soldi sono stati spesi per il noleggio di tensostrutture, in quanto quelle di proprietà della Parrocchia erano già impiegate in altre feste: quest’anno la calendarizzazione delle feste era troppo ravvicinata e non si poteva fare altrimenti.

Sandra Rossoni ribadisce che il saldo passivo è pesante, ed è da far maggiormente presente alla comunità. Si devono poi trovare soluzioni perché ciò non avvenga più, non dare per scontato che d’ora in avanti il saldo sarà passivo come negli ultimi due anni. Vanno bene gli articoli sulla Voce di Seriate, ma non bastano, si devono percorrere nuove strade.

Don Gino auspica che i bisogni della Parrocchia non siano coperti solo dai pochi ricchi, ma dalla comunità tutta. Sarebbe segno di una partecipazione e condivisione maggiore.

Giuliana Coffetti nota che le persone pensano che la Chiesa sia ricca: dobbiamo smentire questo, rendere consapevoli che anche la Parrocchia non riesce a chiudere i bilanci in attivo.

Angelo Paganessi propone di chiedere umilmente alle persone di aumentare le offerte domenicali, ci sarà chi lo farà e chi meno.

Evelino Rossoni ricorda che a Paderno le offerte sono state elargite da quando è arrivato il plastico. Sulla concretezza le persone iniziano a dare. Si deve fare lo stesso per San Giuseppe.

Don Gino, notando che quando un’opera è finita poi calano anche le offerte, propone che si debba trovare il modo di pagare il Nuovo Centro di San Giuseppe prima che venga concluso. L’identità cristiana passa anche da queste scelte, da come si spende e da come la comunità partecipa alle spese.

Riccarda Granata suggerisce che quando vengono distribuiti i sussidi per i vari cammini dei tempi forti si dovrebbe chiedere più palesemente un’offerta.

Marco Zucchelli ribadisce la necessità di una equipe che pensi a come invertire la tendenza del saldo passivo di questi due anni.

Don Gino pensa che una buona occasione di sensibilizzazione sia l’Assemblea Parrocchiale di inizio anno. C’è buona partecipazione e attenzione.

Ivana Belotti concorda, chiedendo però una maggiore cura anche del momento aggregativo e di pellegrinaggio precedente, non solo dell’assemblea.

Marco Redolfi propone che gli argomenti trattati all’assemblea siano anche riportati nelle Zone. Suggerisce poi di intensificare la vendita di prodotti alimentari preparati da volontari, solitamente hanno un buon introito e aggregano chi li cucina. In ultimo propone un rilancio della Festa del Dono e della distribuzione degli ulivi, non tanto per il guadagno che portano, ma per lo stile di comunità aperta che ci sta dietro.

Don Marco riporta la fatica dei catechisti nel fare queste distribuzioni porta a porta, è un impegno non indifferente che spesso non viene colto da chi non lo agisce.


Terminati i punti all’Ordine del Giorno, alle ore 23.25 la seduta è tolta.

 

 

 

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