Oggi Cristo è ancora coinvolto
nella croce del mondo

Venerdì Santo

La croce è e rimane tra di noi presenza permanente, non solo nel senso che ognuno ha le sue piccole croci da portare, bensì anche nel senso della stessa croce di Cristo, che è e rimane presente.

La sua croce non è semplicemente qualcosa di passato, una tappa semplicemente conclusa sulla via della resurrezione. Certo, come capo del corpo, di cui siamo membra, egli è entrato nella perfezione filiale: ma come può il capo essere pienamente completo se le altre membra non lo sono ancora? Perciò anche Gesù Cristo è e rimane, fintanto che dura il tempo del mondo, coinvolto nella croce che noi, sue membra, dobbiamo ancora portare. Agostino ha formulato tutto questo in un linguaggio molto plastico: “Il nostro capo è già in cielo, e tuttavia soffre ancora quaggiù finche gli uomini soffrono. Quaggiù Cristo ha fame, quaggiù ha sete, è nudo, è forestiero, è malato, è in carcere. Tutto quello che il suo corpo qui soffre, lo soffre anche Lui… Avviene come per il nostro corpo: il capo sta in alto, i piedi stanno per terra. E tuttavia se qualcuno nella calca ti pesta i piedi il capo non grida: che male! Così anche il capo Cristo, che nessuno può più pestare, grida: ho fame, ho sete,…” (Agostino, sermo 137). Perciò anche oggi Cristo è ancora coinvolto nella croce del mondo.
 

Gisbert Greshake

Foto in Miniatura: Pietro Lorenzetti, Crocifissione, Basilica Inferiore di Assisi, 1310-1329.

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