La fragilità del cristallo

V Domenica di Quaresima
La fragilità del cristallo non è una debolezza ma una qualità e una raffinatezza. Così Dio guarda la nostra realtà: Dio non ci giudica deboli, ma sa e comprende che siamo fragili. 

L'immagine del cristallo ci aiuta a entrare in punta di piedi nella scena del Vangelo. L'accusare gli altri, schiacciandoli sotto i sassi dei giudizi e ferendoli con le pietre dei pregiudizi è uno sport sempre di moda. Sono tutti santi quando si parla dei peccati degli altri. Le persone sanno benissimo come vivere la vita degli altri, è sulla propria che hanno un po' di problemi. Troppo spesso un giudizio è lanciato per nascondere i propri difetti. 

Proviamo allora simpaticamente a immaginare una scena: la Madonna, con San Giuseppe, Gesù e il loro asinello che viaggiano. Più di così, altro che famiglia "per bene"! È una Santa Famiglia. Maria e Giuseppe misero sull'asino il piccolo Gesù. La gente disse: "Guarda quel bimbo come è viziato. Crescerà maleducato". Allora salì sull'asino Giuseppe che era anziano e già un po' stanco. La gente subito mormorò: "Guardate che padre smidollato!". Giuseppe scese e fece salire Maria. La gente ebbe subito da dire: "Povero uomo! Lui ha lavorato tutto il giorno e la moglie si fa portare. E povero figlio: chissà cosa gli spetta con una madre del genere!". Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino: "Sono delle bestie, più dell'asino. Gli spaccheranno la schiena!". Decisero di scendere tutti e tre e di camminare vicino all'asino. Chi li vedeva rideva di loro: "Che stupidi a non salire sull'asino!". 

Se questo, anche se nella fantasia, succede a Gesù, Giuseppe e Maria, pensate a cosa succede in realtà normalmente tra di noi ogni giorno. Se viviamo in funzione del giudizio degli altri permettiamo alle persone di trasformare il nostro cielo in una soffitta. Il Signore invece ragiona al contrario e col gesto di scrivere per terra ci fa notare che anche una pozzanghera può riflettere il cielo. Certe persone sono come le matrioske, all'inizio ti sembrano grandi, poi piano piano si rivelano piccole piccole. Capisci allora che si interessano della vita degli altri perché la loro non sa di nulla.

La gente dice agli altri di credere che SEI sbagliato. Questo annienta. Dio dice a te che HAI sbagliato. Questo fa ripartire e migliorare. Nella profezia di Isaia dice: "Non pensate più alle cose passate. Faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Nel deserto aprirò una strada nuova!". Non "sei" sbagliato. Probabilmente "hai" solo sbagliato qualcosa. Puoi imparare dagli errori. Il tuo valore prescinde da tutto e da tutti. Tutte le storie brutte sono cominciate bene. Quando però ci accorgiamo di non essere più in grado di cambiare una situazione abbiamo la grande opportunità di cambiare noi stessi. Questa è la forza dell'amore, questa è la forza di Dio.

Gesù, accusando chi accusa e perdonando la peccatrice, ci insegna che ciò che definisce chi siamo non è ciò che facciamo, ma come ci rialziamo dalle nostre cadute. Il salmo responsoriale ci ha invitato a pensarci come un contadino: "Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. Nell’andare se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare viene con gioia portando i suoi covoni".

Gesù non chiede spiegazioni a quella donna. Perché? Pensiamo a quello che succede nella nostra solita normalità: gli amici veri non hanno bisogno di spiegazioni, i nemici non crederanno mai a nessuna delle nostre spiegazioni, gli stupidi non capiranno o nemmeno ascolteranno le spiegazioni. Il filosofo greco Eracle disse: chi ti vuole diverso non ti vuole affatto. Cioè, non essere triste per chi di te non ha capito niente, ma sii felice e tieni ben stretto chi di te ha capito tutto. Questa è l'esperienza straordinaria che la peccatrice ha di Gesù.

Dio oggi ci invita ad accorgerci che il nostro cuore è come il cristallo: la fragilità non è una debolezza ma una raffinatezza. Dio non ci giudica deboli, ma sa e comprende che siamo fragili. Così Dio guarda la nostra realtà. Così dobbiamo imparare noi a guardare la nostra realtà. 

Questo articolo è stato pubblicato in CELEBRAZIONI da Mons. Giulio Dellavite . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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