Dio non guarda gli arrivati

V domenica del Tempo Ordinario C
Lo sguardo del Signore non è attirato dagli arrivati. Lo sguardo del Signore corre su chi è in cammino. Proviamo a chiederci: io mi trovo sulla comoda autostrada dell’ovvio o sull’irto sentiero della ricerca?

Oggi dobbiamo camminare da Isaia a Pietro, è il cammino che ci viene fatto fare dalla prima lettura al Vangelo: dal canto degli angeli al vociare della gente comune, dal profumo dell’incenso all’odore del pesce, dalla poesia del cielo alla concretezza della spiaggia. Isaia (protagonista della prima lettura con la visione di Dio nel cielo), Pietro (protagonista del Vangelo con l'incontro di Gesù sulla spiaggia) sono due uomini in un’unica strada che parte da una proposta (Isaia) e si fa scommessa (Pietro). Tutti e due decidono di credere. Scelgono di scegliere.

Gesù non arriva dalle nuvole ma cammina sulla spiaggia. La spiaggia può ben raffigurare la realtà della nostra vita. La spiaggia ti fa rilassare, ti fa sognare orizzonti nuovi, ti fa girare intorno gente, ti avvolge di giochi e musica, ma è capace anche di riempirti di malinconia, di lasciarti solo con te stesso, col vento in faccia. La spiaggia ti spoglia, ma non tiene in piedi niente, ti fa camminare a piedi nudi, ma nasconde mille tranelli. Cristo ci cammina dentro nella spiaggia, lui arriva proprio da qui.

Noi assomigliamo a Pietro, esperto di spiaggia e di mare, anche quando lanciamo continuamente le reti per pescare la soddisfazione dal mare dei nostri desideri e ci troviamo soltanto una stanca amarezza vuota. Il Signore sa bene come noi siamo fatti: sa quanto siamo portati allo scoraggiamento e quanto spesso siamo tentati di ammainare le vele, accontentandoci di navigare sotto costa, nel mare sicuro ed amico, ma poco pescoso.

Abbiamo bisogno di essere scossi e provocati, per questo ci raggiunge oggi e dice a noi come a Pietro: Duc in altum! prendi il largo!

Una curiosità: in Giappone all'ingresso dei templi scintoisti vi sono alberi coloratissimi. Vi sono appesi tanti fogliettini colorati. Sono le risposte non gradite. Uno pone una domanda e il sacerdote scrive per lui un messaggio. Se questo non è gradito viene appeso alle grandi piante e si ritorna a prendere un’altra risposta.

Avere fede non è trovare risposte, ma cercare un senso alle mie domande.

Antoine de Saint-Exupéry commenta così il mare della vita: “Se vuoi costruire una nave, non preoccuparti tanto di pianificare compiti e fatiche, ma ascolta la magia del mare vasto e infinito”. È imparare a dire come Paolo (nella 2a lettura): “per grazia di Dio sono quello che sono!”. Sono quello che sono: né peggiore, né migliore.

Dio mi guarda, mi vede, mi ama così, come ha scelto Pietro, l’esperto pescatore, proprio nel momento del fallimento e della delusione: “abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla!”. Gesù, l’uomo della spiaggia, provoca Pietro l’uomo del mare.

Il mare del nostro cuore ci aspetta, a volte in tempesta altre volte sterile, altre volte invece carico di promesse. Nessun vento è favorevole a chi non sa dove andare, ma per chi ha una meta anche una lieve brezza è preziosa. Il Signore non punta il suo sguardo sugli arrivati. Il Signore punta il suo sguardo su chi è in cammino.
 

Questo articolo è stato pubblicato in CELEBRAZIONI da Mons. Giulio Dellavite . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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