E guardo il mondo da un oblò…

E guardo il mondo da un oblò… cantava Gianni Togni nel lontano 1980. E guardo il mondo da un oblò, per me una finestra, mi viene da cantare e pensare in queste ultime settimane. Nei giorni successivi al 24 dicembre (per molti vigilia di Natale, per me ultimo giorno in cui ho camminato su due gambe!!!) tutti quelli che mi venivano a trovare o mi telefonavano mi dicevano: dai, ora chissà quanto tempo avrai per riposare, leggere, pensare, pregare… e in effetti è stato proprio così.

Quanto tempo per leggere, pensare, pregare; tanto tempo per preparare cose che di solito la vita da homo erectus mi portava a fare dopo la mezzanotte, una volta finite le riunioni e gli incontri; mai avrei pensato di riuscire ad avere così tanto tempo per preparare uno scritto, per cercare testi per una preghiera, e soprattutto per pensarci su!!!

 

Ma a distanza di un mese e qualche giorno dall'ultima camminata a due gambe, tra i tanti pensieri che grazie al tempo si affacciano alla mia mente, c'è quello con il quale ho iniziato questi pensieri che più si fa sentire: e guardo il mondo da un oblò… 

È strano come basti poco (in fondo se ci pensiamo è solo un ginocchio!!!), per cambiare completamente il tuo modo di vedere e di vivere le cose. Mentre scrivo, guardo fuori da quella finestra che per me è diventata il mio oblò, e mi convinco sempre di più che questo è il modo con cui sto guardando il mondo, la parrocchia, la vita di tutti i giorni: da una finestra. E la cosa più banale che mi viene da pensare (tanto banale da non pensarci mai, o forse da nasconderla in fondo ai miei pensieri) è che quel mondo che vedo dalla finestra va avanti anche senza di me! 

 

Qualcuno potrà dirmi: ma dai! Che scoperta! Adesso ci sei arrivato?!? Ebbene sì! Perché per quanto tu te lo possa ripetere ogni giorno, non è mai come quando lo vivi sulla tua pelle. Quante volte ci diciamo che non siamo indispensabili, e tanto meno onnipotenti, eppure mai come in queste settimane mi accorgo di come, anche se ce lo diciamo a parole, in realtà il modo con cui viviamo dimostra proprio il contrario.

 

Noi ci riteniamo indispensabili, onnipotenti. E facciamo di tutto per nasconderci il contrario, e soprattutto per nasconderlo agli altri.

 

E poi ecco la sorpresa; e questa volta sì, è davvero una sorpresa! Quando accetto questo pensiero, quando ci faccio i conti e lo accolgo, in pace e serenità, allora mi accorgo che proprio questo pensiero mi apre ad un'altra prospettiva, al pensiero che il mondo che vedo dall'oblò, non è tutto il mondo, anzi ne è una piccolissima parte, un riflesso opaco e debole di un mondo molto più grande e bello, di un mondo che posso chiamare Regno di Dio, di un mondo dove davvero sono indispensabile e unico, non per i miei meriti, ma perché in quel mondo Qualcuno mi ha riservato un posto.

 

Allora sono contento di guardare il mondo da un oblò, perché questo distacco che la vita mi sta insegnando mi serva per guardare al di là di questo mondo, e cosi viverlo davvero in pienezza. Ho ancora un po' di tempo davanti per stare alla finestra, speriamo mi basti per imprimere bene nella mia mente questa lezione!!!

 

Buona Quaresima a tutti!

 

 

 

 

 

 

 

Questo articolo è stato pubblicato in CELEBRAZIONI, PASTORALE da Don Marcello Crotti . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Un pensiero su “E guardo il mondo da un oblò…

  1. Carissimo don Marcello
                                     E' bello vedere un giovane prete, pieno di vita, per ora costretto all'immobilità, che abbia trovato il modo di comunicare alcuni suoi sentimenti ai suoi "fratelli" e alla sua " comunità". La visione della vita, nella situazione attuale, anche se sollecitata solo da un oblò, ti porta a vedere la vita da una dimensione diversa, ti fa scoprire la " ricchezza" di alcuni nostri fratelli o sorelle, che nella nostra comunità, senza "predicare", senza "fare", sanno arricchire, nella loro infermità vissuta nella visione di fede, la nostra vita con il loro ESSERE strumenti preziosi  nella mente e nelle mani di Dio. Tutti facciamo fatica ad accettare la nostra fragilità.  Si ha bisogno di "dirsi" e di qualcuno che ci ascolti. In queste situazioni emergono le domande più profonde, ci fa trovare o ritrovare  il senso della vita, il chi sono io adesso.  Ci fa percepire di essere " un altro" e ci aiuta a vivere l'essenziale.  Nell'Eucaristia, il nascondimernto, la non apparenza, forse ci fa percepire meglio la presenza del CORPO DI CRISTO quotidiano.  Allora , non solo buona quaresima, ma soprattutto BUONA PASQUA .

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