Dio non bada a spese

Domenica 13 gennaio 2013 – Battesimo del Signore

Il Battesimo di Gesù ci deve portare a pensare al nostro Battesimo: sono passati 30, 60, 80 anni. È proprio da tanti anni che siamo Figli di Dio! Per questo dobbiamo domandarci se Dio, oggi, guardandoci, è soddisfatto di noi come i suoi figli.
Come capire il cuore di Dio verso il nostro essere figli?
Proviamo a usare l’immaginazione.

C’era una volta un ragazzo che aveva costruito una barca. Aveva scavato, smerigliato e dipinto con cura lo scafo, curando con pazienza magica ogni minimo dettaglio. Aveva poi ritagliato la vela dalla più candida delle stoffe. Aveva deposto con cautela il piccolo vascello sull’acqua, soffiando aveva aiutato il vento a colmare la piccola vela finché la barchetta prese il largo. All'improvviso un colpo di vento. Il ragazzo si rese conto di non aver legato la sua barchetta con uno spago e vide la sua creatura sparire lontano. Il ragazzino era felice e triste nello stesso tempo: orgoglioso che la sua barca veleggiasse bene, ma triste per averla perduta.
Qualche tempo dopo, passò davanti a una bottega che vendeva rari pezzi di modellismo e in vetrina c’era la sua barca. Rimase incantato. Entrò e chiese. Era stata ritrovata. Quando sentì il prezzo per ricomprarsela ebbe un tonfo al cuore. A nulla servì cercare di convincere che fosse lui il costruttore, che la barca fosse sua e se ne fosse andata libera spinta dal vento.
Allora fece qualche lavoretto, qualche sacrifico e qualche risparmio per poterla ricomprare. E ci riuscì, con fatica, ma ci riuscì. Il ragazzo strinse la barchetta al suo cuore, pieno di orgoglio: “Tu sei la mia barca. La mia! Adesso sei due volte mia! Mia perché ti ho fatto e mia perché ti ho riconquistato!”.

Questa è la buona notizia del Vangelo: tu sei quella barca! Gesù Cristo è quel ragazzino. E la sua croce è il prezzo. Ognuno di noi è “due volte” Figlio di Dio. In primo luogo perché Lui ci ha creato, ma poi ci ha riconquistato. Noi ci siamo allontanati, spinti dal vento della libertà. Lui ci ha ritrovato. Non si è arreso. Ci ha pagato a caro prezzo (la sua stessa vita) pur di ricondurci a casa.

Come si può resistere a un amore così grande? Anche se le correnti della vita mi portano lontano, anche se mi sembra di essermi perso chissà dove o quando, Dio si emoziona quando mi ritrova, si commuove per me e come il ragazzino fa di tutto per farmi suo un’altra volta.

Il cristianesimo è tutto qui: Dio mi ama per ciò che sono. Dio mi svela in profondità ciò che sono: cioè “bene-amato”. Ciò che si sente di Gesù: questo è il mio Figlio “prediletto”. Dio lo ridice emozionato ogni giorno per me, per te! Tu sei il figlio prediletto, quello amato proprio bene, proprio tanto.

È difficile amare "bene", l'amore è grandioso e ambiguo, può costruire e distruggere, può liberare e perdere, amare bene non è adorare qualcuno, tenerlo sotto vuoto, ma renderlo autonomo, adulto, vero, consapevole.
"Amare bene" significa preoccuparsi come una madre, correggere rimproverando come un padre, prendere in giro come una sorella, discutere come un fratello, essere complice come un amico, dividere la fatica come un collega, sostenere e irrobustire come un allenatore, comprendere gli errori come un compagno, vedere il positivo comunque e nonostante tutto come un innamorato.

Questo è l'amore quello bello, quello che ritrova, quello che ricompra, quello che ti fa sentire due volte conquistato, doppiamente preso.

Così è Dio. Così fa Dio riempiendo le nostre vele nel mare della vita, lo ha fatto il giorno del nostro Battesimo, lo rifà ogni giorno, rischiando di doverci cercare di nuovo, anche a caro prezzo. Rendiamoci conto: Dio in amore non bada mai a spese.
E noi?

 

Questo articolo è stato pubblicato in CELEBRAZIONI, PASTORALE da Mons. Giulio Dellavite . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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