Si inizia cambiando…

Riportiamo in seguito i passaggi più significativi dell’Assemblea Pastorale, in cui don Mario ha riportato le ragioni dei cambiamenti pastorali che diventeranno attivi in questo anno pastorale.


Siamo davanti a un grande passaggio e cambio culturale, sociale, ecclesiale… Lo vediamo tutti i giorni. Ecclesialmente sono cambi ventilati da decenni… da dopo il ‘68… ma a Bergamo, a differenza di altre diocesi, arrivano solo ora. Del resto fino, a poco fa, i segni di questi cambi li abbiamo sottovalutati un po’ tutti, anche perché erano accenni… e quindi con qualche riorganizzazione e adattamento si risolveva tutto… ora i cambi sono alla porta e forse ci colgono un po’ impreparati.

La riorganizzazione pastorale che illustriamo questa sera (già presentata al Consiglio Pastorale – il Parlamento della Parrocchia che ha riflettuto a lungo sulla situazione – e ai componenti del CPAE presenti) è provocata da queste realtà:

  • notevoli cambi sociali in corso (non ultima, anzi, la crisi economica) con una nuova percezione delle relazioni con le persone, segnate da sospetti su chi ha dei ruoli (insegnanti, medici, politici…). Sembra che stia venendo fuori una rabbia, repressa da tempo, quasi vendicativa che non vuole tenere conto di alcuna responsabilità e rispetto (l’uso di Internet in questo è emblematico, con adulti che si comportano peggio degli adolescenti, spargendo calunnie, sospetti, invettive, rabbie personali e spazzatura varia: non si accorgono neppure che le cose che dicono sono pubbliche e che si possono stampare e usare esponendo così alla vergogna gli autori di certi scritti).
  • un distacco rilevante dalla Chiesa, spesso motivato da impressioni, sospetti datati (fondati magari anche su errori reali, ma spesso del passato), sta producendo grandi vuoti interiori e soprattutto cambi notevoli sull’appartenenza alla comunità (battesimi e matrimoni in calo… quindi sono prevedibili prossime ricadute negative sul volontariato, sulle offerte, sul mantenimento delle strutture che richiedono ugualmente ristrutturazioni, spese di gestione….)
  • il calo senza freni e preoccupante delle ordinazioni sacerdotali diocesane (da qui la scelta del Vescovo di non darci altri preti): il futuro cosa ci riserverebbe se a Seriate alcuni preti già in pensione decidessero legittimamente di ritirarsi? Come mantenere anche solo il numero delle messe (oggi spesso vicine o addirittura sovrapposte nell’orario in alcune zone) o tutte le attuali opportunità pastorali?

A queste considerazioni generali vanno aggiunte note specifiche relative alla situazione di Seriate, che hanno portato noi ad accelerare il cammino di ripensamento:

  • le importanti riflessioni e analisi sul futuro di Seriate (come sarà tra 10 anni) fatte quest’anno dal Consiglio pastorale (ritenute decisive da noi preti quando abbiamo elaborato alcune impostazioni) che ipotizzavano cambi da fare;
  • il cambio di don Stefano (e anche alcuni nuovi arrivi recenti e ancora in atto: don Denis, il diacono Giuseppe);
  • la sempre più preoccupante situazione strutturale di zona Serena (realmente pericolosa per tutti e soprattutto per i ragazzi). Per non parlare di S. Giuseppe.

Alla luce di questo orizzonte, come preti ci siamo guardati negli occhi e abbiamo provato a mettere in campo un ripensamento globale dell’insieme della pastorale della nostra Seriate, quello che questa sera vogliamo illustrarvi.

Lo schema riportato a fondo pagina ha chiesto prima di tutto a noi sacerdoti di ripensarci e di ripensare l’insieme dell’organizzazione, ma già prima di iniziare a lavorarci e poi soprattutto alla conclusione ci siamo detti (giovani e anziani) che ne valeva proprio la pena di dedicare tempo e forze a questa riflessione.

E’ una nuova avventura che, senza ignorare le sicure fatiche che ci attendono, ci piace e vi confesso che sono stato particolarmente contento del risultato in quanto ho visto che l’abbiamo condiviso totalmente e unitariamente.

Una cosa che ci ha aiutato molto è stato anche l’esempio dei meno giovani di noi, che potevano anche disinteressarsi e limitarsi a lasciar fare e invece hanno provato a buttarsi con coraggio in questo progetto e hanno nuotato davvero con gioia.

A mio avviso siamo davanti a qualcosa di entusiasmante e di intrigante per tutti: è il vento di nuovi orizzonti dei e nei quali non dobbiamo avere paura.

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