Quei libri che ci aiutano a pregare

Sono tre.
Il primo si chiama Lezionario (e contiene la Parola di Dio sapientemente suddivisa per ogni giorno dell’anno), il secondo si chiama Messale e il terzo – l’ultimo arrivato – è il nuovo libro dei canti per l’Assemblea.

Il primo sta sempre appoggiato e ben aperto sul leggio o ambone.
Il secondo sta sempre davanti al presidente dell’Eucarestia perché possa guidare la preghiera non a titolo personale ma a nome di tutta la Chiesa.
Il terzo è a disposizione di coloro che desiderano cantare per rendere più bella la preghiera.

In effetti, a differenza della preghiera personale e individuale, quella assembleare prende forza proprio dall’unione di chi vi partecipa. Pregare da solo è un’azione che posso decidere di fare quando voglio e dove voglio (meglio in un luogo nascosto – direbbe Gesù – dove nessuno ti vede ma solo “il Padre che vede nel segreto”). La preghiera comunitaria ha degli appuntamenti precisi e certamente l’incontro centrale è quello dell’Eucarestia domenicale, Pasqua della settimana.

In entrambi i casi ci si accorge tutti che pregare è certamente un sacrificio… chi di noi non si è sorpreso di ritrovarsi, mentre pregava da solo o in assemblea, con “la testa a viole”? Già! Non possiamo nascondercelo: la preghiera è certamente un sacrificio nel vero senso della parola. Ci costa ritagliarci del tempo, ci costa restare concentrati, ci costa lasciarci cambiare il cuore da ciò che nella preghiera ascoltiamo.

Nella lettera agli Ebrei, contenuta nel Nuovo Testamento, leggiamo un’espressione tanto curiosa quanto precisa: “Offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome” (Ebrei 13, 15).

Sì, il cuore del nostro credere da cristiani risiede proprio in questo sacrificio, il quest’opera faticosa quanto bella: confessare sempre – cioè riconoscere – Gesù al di sopra di tutto e in tutto. E ringraziare sempre Dio, il Padre nostro, di averci donato il Figlio e insieme al Figlio anche lo Spirito Santo che ci insegna ogni cosa.

Non più quindi sacrifici di animali, di cose o di persone come un tempo… l’unico sacrificio che piace a Dio è quello della lode. Siamo responsabili di quello che diciamo: a Dio e ai fratelli! Che la preghiera allora sia una scuola per imparare a parlare tra noi? Che l’Eucarestia allora sia una scuola per imparare a vivere da fratelli?

L’unione di questi tre libri, rende più forte la nostra preghiera in Comunità e il sacrificio della lode risulterà meno faticoso se siamo guidati e accompagnati da questi strumenti nell’ascoltare e nel rivolgere al Padre i nostri ringraziamenti e le nostre suppliche. Entrando in chiesa per la preghiera comune prendiamo la buona abitudine di prendere il libro dei canti come strumento per arricchire la nostra preghiera e per rimanere più concentrati nel sacrificio della lode. Prendiamo anche l’abitudine di averne cura: facendone buon uso e riponendolo al suo posto una volta utilizzato per chi verrà in seguito. Vogliamo anche essere riconoscenti a chi ha lavorato per prepararci questi libri.

“L’unione fa la forza” diciamo spesso: che questi tre libri ci aiutino e ci rafforzino nella lode e nella vita!

 

Quei libri che ci aiutano a pregare

Questo articolo è stato pubblicato in CELEBRAZIONI da Don Stefano Manfredi . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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