Due tiri al pallone? Ma dove?

Diciamolo subito: questo testo che stai per leggere è un po’ lungo!
“E perché farla tanto lunga?”
Perché a volte è importante ripercorrere un po’ la storia, ricordare il senso profondo di ogni cosa.
Perché non vogliamo dare nulla per scontato.
Perché vogliamo cogliere questa occasione per continuare alcune riflessioni che ogni tanto facciamo ad alta voce sui tempi e sui luoghi che abitiamo.
Iniziamo dunque… 

Tra pochi mesi – o se meglio preferite l’anno prossimo – il Centro Pastorale Giovanni XXIII compie 10 anni. Un ragazzino! Ma come tutto ciò che esiste ha bisogno di costanti cure. In realtà si dovrebbe parlare di manutenzione più che di cure, ma il lavoro è lo stesso. Va subito detto – e forse non tutti sanno – che la maggior parte della manutenzione ordinaria del Centro Pastorale è assicurata da un appassionato e non piccolo numero di volontari che se ne prendono cura: da chi pulisce gli ambienti interni (chiese, aule, saloni, bar) a chi ha cura degli spazi esterni (soprattutto per quanto riguarda la cura del verde), senza contare altri tipi di servizi che ci permettono di far vivere il Centro praticamente senza dover contabilizzare le spese di personale. Il mutuo, le spese di gestione (non da poco i costi dell’elettricità e del metano per il riscaldamento in inverno) ci paiono sempre cifre esorbitanti. Per fortuna – mi dico – non dobbiamo pagare il personale volontario! Che fatture troveremmo nella cassetta della posta se a queste spese si aggiungessero anche voci di bilancio come “giardiniere”, “impresa di pulizie”?

Nella nostra realtà di chiesa bergamasca – dobbiamo dircelo – siamo ancora molto fortunati nel poter contare su tanto volontariato, e questo non solo perché ci è fatto dono di non spendere ulteriormente, ma anche e soprattutto perché continua a brillare attraverso il servizio di queste persone volontarie il valore indiscusso di ciò che è fatto per amore e per passione.

Perché tutta questa premessa? Capita – ed è il nostro caso – che alcune manutenzioni non possono più rientrare nell’ordinarietà delle cose e dei giorni. Dopo dieci anni circa, i campi da calcio in erba sintetica sono ormai inagibili. Chi sta tentando di giocarci sopra in questi ultimi tempi si accorge che ormai stiamo raschiando il telo sul quale era intessuto il manto erboso.

Lo si sapeva fin dall’inizio che la durata massima era di dieci anni. Ora i dieci anni sono trascorsi e con il CPAE (Consiglio Parrocchiale Affari Economici) è maturata la scelta: i campi sono da rifare. La spesa non è da poco. Ora che il CPAE ha decretato, alla comunità spetta il compito di tornare ancora una volta a monte, alle origini, alle motivazioni che ci hanno spinto a sognare, progettare e realizzare quest’opera e ad investire nuovamente.

A proposito dell’area dei campi da calcio, l’idea di partenza e l’utilizzo conseguente sono stati, ad oggi, decisamente interessanti: il campo da calcio dalle 18 alle 23 veniva “affittato” a piccole squadre (giovani e adulti) per assicurarci un’entrata che permettesse di contribuire ad estinguere il mutuo acceso per il Centro Pastorale. Va detto – senza entrare qui nella precisione di un bilancio perché non è lo scopo di questo scritto – che in effetti una buona parte del mutuo annuale acceso per il Centro Pastorale (mutuo che si estinguerà nel 2021) è coperto grazie alla voce di bilancio “donazione per uso campo”.

Fino al mese di ottobre 2011, i campi da gioco erano aperti nel pomeriggio affinché i ragazzi della Comunità e non solo potessero usufruirne liberamente. Un gruppo di volontari per anni ha vigilato al rispetto dei campi. Dalle ore 15 alle ore 18. Primavera, estate, autunno e inverno!

Da un po’ di tempo il gruppo dei volontari che sorvegliava al “buon gioco” nei campi accusava una certa mancanza di rispetto da parte di quei ragazzi (e talvolta anche adulti, ahimè!) che venivano giustamente ripresi qualora bestemmiassero in campo, qualora non rispettassero le poche regole inerenti il mantenimento del campo stesso (fondamentalmente la pulizia interna e l’indossare scarpe adatte per il gioco su campo sintetico).

Che fare dunque? Chiudere i campi a mo’ di avvertimento? Si poteva fare, si è tentato di farlo… ma la voglia di giocare nei ragazzi è così tanta che non è mai bastato un cancello o una rete per far capire loro che lì non si deve entrare! In un’assemblea di zona, un papà si alzò dicendo: “Da ragazzi abbiamo tutti scavalcato una recinzione se dall’altra parte c’era un campo da calcio!” E da quell’assemblea decidemmo, per alzata di mano, che i campi andavano lasciati aperti il pomeriggio perché i ragazzi vi giocassero. Certo è venuto meno quel servizio degli adulti che garantiva una custodia, una presenza e non solo l’apertura dei campi.
Questo è un altro problema, strettamente collegato, ma che non esauriremo di certo qui. Davanti ad episodi di mancato rispetto, ci potrebbe rincorrere la tentazione di dire: “Chiudiamo!”… magari accomodandoci sulla scusa che questo non è l’oratorio… come se il problema educativo non ci riguardasse più.

Il Centro Pastorale non è l’oratorio, ma i nostri ragazzi continueranno a venire a giocare qui, a ritrovarsi, a fare un giretto in bici, a piedi, in moto o scooter, da soli o in compagnia, per i primi incontri con il “morosino” o la “morosina”, seduti nel prato o davanti alla chiesina, sul muretto accanto alla roggia o sui gradoni dei campi da calcio.

Mi pare dunque che ci sia chiesto di guardare ben oltre l’usura dei campi: ci è chiesto di ridire non solo cosa non è il Centro Pastorale (non è oratorio appunto!) ma oggi più che mai ci è chiesto di dire cosa è questo Centro Pastorale – o se preferite pensare in grande – ancor più dobbiamo rendere conto di cosa sia una Comunità parrocchiale che arriva ad aggiungere spese a spese, pur di tentare un annuncio, un approccio, una strada, un percorso… un modo di vivere insieme secondo il Vangelo.

Certo la questione del vivere secondo il Vangelo, non è questione di campi, né di bar – e al limite neppure dell’edificio chiesa – ma questa Comunità con i nostri predecessori, alcuni anni fa ha deciso di darsi questi mezzi, questi strumenti per tentare uno stile di vita secondo il Vangelo, perché in giro si senta e si veda ancora parlare di accoglienza, di misericordia, di incontro tra grandi e piccoli, di educazione, di buone maniere… di umanità. E tutto questo per vincere quella paura di abitare la città che è tutta nostra, di questo tempo!
 

L’OPERA E ALCUNI OBIETTIVI PASTORALI IN GIOCO

L’intervento di manutenzione straordinaria prevede:

  1. Rifacimento del manto in erba sintetica del campo con mappatura per partite a 5 e a 7 giocatori. Sistemazione della recinzione e riapertura del camminamento attorno al campo.
  2. Adattamento (con tappeto e recinzione a rete) del campetto retrostante le aule di catechesi che sarà adibito principalmente a campo da calcetto pur mantenendo la possibilità di essere utilizzato come campo da basket e da pallavolo. Questo campetto sarà il luogo per il gioco “ordinario” e quotidiano per tutti i ragazzi.
  3. Attraverso un lavoro comunitario di ascolto, di condivisione, di espressione delle necessità e di raccolta di consigli utili, arrivare a ristabilire e definire chiaramente alcune regole comuni per vivere bene all’interno del Centro Pastorale. In seguito sensibilizzare ed informare al meglio la Comunità per condividere la responsabilità di osservare e far rispettare tali regole.

PIANO DI INVESTIMENTO

Il rifacimento del manto del campo esistente e la realizzazione del nuovo campo polivalente sull’area dell’attuale campo di basket prevede una spesa complessiva di circa 68.000 euro. La Parrocchia non è in grado di sostenere tale spesa e non intende richiedere un nuovo mutuo alle banche: acconsente alla realizzazione di tali opere a condizione che la zona Risveglio sia in grado di trovare da sola le fonti di finanziamento.

Ecco l’idea: chiediamo, principalmente alle famiglie della zona Risveglio, un prestito alla Parrocchia per questi lavori impegnandoci a restituire le somme nel tempo massimo di 5 anni.

Chi sarà disponibile dovrà rinunciare quindi agli interessi che potrebbe ricevere depositando queste somme in banca (oggi veramente pochi) ma contribuirà allo sviluppo di un progetto educativo di maggiore apertura del Centro Pastorale ai giovani.
Eventuali donazioni non verranno certamente rifiutate.

Chi fosse interessato o disponibile a finanziare l’iniziativa è pregato di lasciare il proprio nominativo e recapito a don Stefano.
Successivamente le persone interessate saranno contattate dai collaboratori amministrativi del Centro Pastorale e continueranno con loro le pratiche per procedere al prestito.

GRAZIE d’aver letto fino in fondo: anche così hai dato il tuo contributo perché sei entrato maggiormente nel pensiero e nel progetto che vorremmo condividere e portare avanti, per il bene comune.

 

Questo articolo è stato pubblicato in ANIMAZIONE da Don Stefano Manfredi . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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